Dunque siamo arrivati alla fine del 2006, dopo 3 anni (era l’ottobre del 2003 quando siamo partiti) eccoci ancora impegnati nell'avventura di una nuova adozione. Non lo avrei detto all'inizio di quest'anno, sono cose di cui ti devi sentire convinto pienamente per sceglierle, non vale, almeno nel nostro caso, l’idea per cui comincio a fare la seconda domanda poi si vedrà. E per noi la scelta è maturata poco a poco fino a portarci dopo l'estate a tornare al TM.
Ci hanno chiamato i carabinieri, ma non ancora i servizi. Qualcuno ci suggerisce di non farci troppi problemi e chiamarli per sapere qualcosa. Noi abbiamo preferito aspettare, vediamo se ci chiameranno all’inizio di gennaio.
Abbiamo sentito i nostri amici in Bolivia, la famiglia che ci ha ospitato nel 2004. Ci hanno detto che ci aspettano nel 2007, ma sarà difficile che questo desiderio si realizzi (anche se 2 anni fa andò così...). Ora, dicono, c'è Evo, che oltre a non favorire la classe media, è contrario alle adozioni internazionali. Non so dove lo hanno saputo, non mi risulta che Evo abbia preso posizione in modo ufficiale sulle adozioni internazionali.
So solo che non sappiamo ancora come finirà questa volta, ma siamo pieni di entusiasmo e ottimismo.
Quello che sta accadendo in Bolivia è paradossale. L’oligarchia è in rivolta e chiede al governo centrale gli strumenti legali per poter imboccare la strada della divisione. La classe dirigente bianca e oligarca, che ha sempre represso nel sangue le rivolte provenienti dal basso, si rifiuta di partecipare alla vita politica attiva del Paese e chiede autonomia e, da alcuni settori, la secessione. Le province ribelli sono quattro: Santa Cruz, Tarija, Beni e Pando con un territorio sterminato, grande otto volte l’Italia e ricco di risorse. Sono le regioni dell’oriente, quelle che non vogliono riconoscersi con le popolazioni andine, le stesse che hanno giudicato la presidenza di Morales un affronto ed un’ingerenza insostenibile. Finchè a governare sono state loro, la Bolivia doveva rimanere unita a suon di bastonate e repressione. Ora, che sulla sedia presidenziale c’è un cholo, gridano allo scandalo ed all’autonomia.
Morales le ha tentate tutte. Conscio di avere gli occhi del mondo addosso, ha assunto sinora una posizione ferma ma di dialogo, sforzandosi di mantenere gli avvenimenti, spesso provocatori, nel quadro della legalità.
Ieri, le quattro province hanno convocato le assemblee popolari per dimostrare come la volontà della gente sia quella di spingere per la autonomia. L’ennesima misura di pressione che, invece di “dimostrare il carattere democratico del popolo boliviano” come hanno affermato alcuni dirigenti autonomisti, dimostra chiaramente la volontà di creare disordine in un paese già abbastanza tormentato. Gli effetti non si sono fatti aspettare: l’esasperazione della popolazione indigena, alla quale è stata da tempo promessa una dovuta riforma agraria unita alla provocazione autonomista ha creato una miscela esplosiva.
I feriti ieri sono stati una sessantina negli scontri scoppiati tra le due fazioni e la situazione può degenerare in qualsiasi momento. Morales ha invitato le parti a negoziare, ma è certo che ormai nella Bolivia di oggi quello che si svolge è un dialogo tra sordi.
Dunque la macchina si è messa in moto! Dopo aver depositato la domanda il 21 novembre eravamo già in trepidante attesa della chiamata dei servizi sociali. Avevamo anche controllato che nel 2003, la prima volta, avevamo depositato la domanda il 4 ottobre e il 5 eravamo andati dai carabinieri, mentre il 6 avevamo avuto il primo colloquio con i servizi sociali. Per ora invece niente (ma non è ancora passato un mese!), e già sospettavamo che al TM la domanda non fosse stata neanche protocollata.
E invece ieri sono passati i carabinieri a lasciare il loro biglietto con tanto di intimidazione a presentarsi entro 3 giorni per raccolta di informazioni, primo passaggio di questa estenuante trafila risparmiata ai genitori "naturali" (però ce ne sono di quelli che prima di diventare genitori bio dovrebbero ottenere qualche idoneità..).
Verso le 18.00 mi presento dai carabinieri non prima di aver chiamato per chiedere se potevo presentarmi solo io e senza il loro foglio lasciato in casella. Attesa di mezz'ora circa. I carabinieri, a norma di legge e su mandato del TM, dovrebbero verificare le condizioni economiche della coppia, perchè la legge prescrive che i genitori adottivi devono dimostrare di essere in grado di mantenere il futuro figlio.
L'inizio è sempre sospettoso, non si capisce se sanno il motivo per cui sei lì, e poi aspettano finchè sei tu a dirlo. "Perchè non è venuta anche sua moglie?", spiego che avevo chiamato per sapere se potevo passare io, venendo direttamente dal lavoro, e che la volta scorsa era andata così, il collega aveva fatto tutto con me. "Sa, questa è la seconda domanda che facciamo", "E come mai non è andata bene la prima?", "NO! No, la prima è andata bene, infatti abbiamo già una bambina di 3 anni. Ora ne vogliamo un altro!".
Poi si passa alle domande, le quali consistono nel dichiarare professione, reddito mensile netto, e proprietà o meno di immobili e numero di locali. All'inizio il maresciallo mi dice che dovrà presentarsi anche mia moglie con tanto di rogito (cosa da me suggerita) che dimostri la proprietà. Poi ci pensa su e mi chiede i dati anche di Monica e mi fa capire che lei non dovrà più passare perchè gli basta quello che ho riferito io. Al sentire il reddito di Monica sbotta in un "che miseria che prendiamo!".
"Allora a posto così, chiedo io?". "Si, si, per queste cose cerchiamo di agevolare, non insistiamo visto il motivo...". E per fortuna! Dunque mettiamo la X sui carabinieri, sperando che la miseria che prendiamo basti a sfamare una quarta persona...
A quando il primo colloquio con i servizi?