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"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

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giovedì, 28 dicembre 2006

Il 18 dicembre del 2005 Morales, il primo presidente indigeno, trionfò con il 54% dei voti

Un anno di Evo, Bolivia al bivio
Una lezione per i neo-liberisti. L'ultimo sondaggio rivela che il 62% dei boliviani appoggia l'operato del presidente socialista. Ma anche che il paese è diviso fra l'oriente bianco e ricco e l'occidente andino e povero.
Pablo Stefanoni - La Paz
 
A un anno dalla trionfale elezione del 18 dicembre 2005 - quando fu catapultato alla presidenza con il 54% dei voti - la gestione di Evo Morales mostra più luci che ombre. Questo è quanto risulta da un sondaggio dell'istituto indipendente Apoyo, Opinion y Mercado, diffusa il 19 dicembre scorso dal quotidiano La Razon, in cui il 62% dei boliviani approva l'operato del presidente indigeno.
Su questi alti indici d'appoggio incidono le cifre positive della macro-economia boliciana che, per la prima volta in decenni, presenta un superavit fiscale, e misure-simbolo come la nazionalizzazione degli idrocarburi, che ha cominciato a far sentire i suoi effetti sul bilancio dei più poveri grazie al bonus «Juancito Pinto» - 25 dollari l'anno - contro la diserzione scolastica. La condizione dei settori campesinos, poi, è migliorata grazie alla presenza di 2000 medici cubani, alla dotazione di trattori venezuelani, a piani di alfabetizzazione e a un rapporto «faccia-a-faccia» con Evo che quasi ogni giorno viaggia fino alle comunità più lontane dal palazzo Quemado, sede della presidenza a La Paz.
«Abbiamo trovato un paese frammentato, economicamente fallito, ma ora questo paese non chiede più l'elemosina. In un ventennio di neo-liberismo ogni anno si chiudeva con deficit fiscale. Ora, per la prima volta, avremo un superavit del 6% grazie alla nazionalizzazione del gas e del petrolio. Abbiamo dato lezioni di economia ai neo-liberisti», ha detto il vice-presidente Alvaro Garcia Linera durante la celebrazione del trionfo elettorale dell'anno scorso, davanti a una folla riunita nella plaza Murillo di La Paz.
Però quello stesso sondaggio mostra anche la profonda divisione della Bolivia. Mentre tocca il 79% di approvazione a El Alto - la città di 900 mila abitanti, di cui l'82% indigeni, nell'altipiano sopra la capitale - e il 62% a La Paz, l'indice d'appoggio al presidente socialista cade bruscamente al 35% a Santa Cruz, roccaforte dell'attuale offensiva autonomista.
Questo risultati non sono casuali. La Bolivia si trova immersa in una forte polarizzazione regionale in cui l'occidente andino e indigeno sostiene incondizionatamente le riforme nazionaliste di Evo Morales mentre l'oriente amazzonico e bianco è dominato dall'egemonia conservatrice, come ha mostrato il «cabildo popular» del 15 dicembre che ha riunito mezzo milione di persone sotto la statua del Cristo redentore di Santa Cruz de la Sierra. Quell'assemblea popolare ha respinto la nuova costituzione - su cui sta lavorando la Costituente a Sucre - a meno che non riconosca la piena autonomia dei 4 dipartimenti della cosiddetta «mezzaluna» orientale - Santa Cruz, Tarija, Beni e Pando - in appoggio al referendum del 2 luglio scorso, che non è ancora indipendenza ma maggiori livelli di decentralizzazione politica, amministrativa ed economica (compresa la gestione in proprio delle ricchissime risorse).
Tarija possiede le maggiori riserve del gas boliviano - le seconde più importanti dell'America del sud dopo il Venezuela - e Santa Cruz è il centro dell'agro-business del paese. Insieme agli altri due dipartimenti, che hanno un'incidenza economica minore, la «mezzaluna» produce il 43% del Pil boliviano e riceve la metà degli investimenti stranieri che arrivano in Bolivia. Lì si trovano anche i latifondi presi di mira dalla recente Ley de Tierras che ha provocato una virulenta reazione dell'opposizione conservatrice secondo cui il governo fa tabula rasa della «certezza giuridica» e dei diritti di proprietà.
Da venerdì 15 dicembre, quando si è riunito il cabildo autonomista ci sono stati violenti scontri fra sostenitori del governo e dell'opposizione nelle regioni rurali di Santa Cruz: attacchi ai bus, incendi di mercati e di sedi del Mas. il partito di governo, con decine di feriti. Negli ultimi giorni la situazione è sembrata calmarsi con l'arrivo di nuovi contingenti della polizia militare e dell'esercito e con la firma di un accordo di pace.
Un problema aggiuntivo per il governo è l'impantanamento dell'Assemblea costituente, che dopo più di quattro mesi di lavori non riesce a trovare un accordo sulle maggioranze necesssarie all'approvazione della nuova costituzione. Mentre il partito di governo propone una formula mista basata sulla maggioranza assoluta (che il Mas ha alla Camera), l'opposizione di destra reclama l'approvazione con i due terzi dei voti (esigendo di fatto un potere di blocco da parte delle minoranze). In caso contrario, dice, l'opposizione sarebbe ridotta al rango di convitato di pietra dal momento che il Movimiento al socialismo conta con più della metà dei costituenti.
A Santa Cruz - una regione di estese pianure, lontana dalle cartoline tipiche dell'altipiano andino -, molti diffidano dell'indigenismo di Evo Morales sommato, secondo loro, a una forte ingerenza del venezuelano Hugo Chavez. E questa diffidenza si converte in una dichiarazione di guerra sulla bocca di gruppi radicali come la Union Juvenil Cruceñista - una sorta di forza d'urto del Comité Civico che guida la lotta autonomista. «Evo Morales sta portando la Bolivia a una guerra razziale, vuole impiantare un governo hitleriano, noi non abbiamo colpa per i 500 anni di sottomissiomne degli indigeni. Qui governa Chavez», dice David Ceja, uno dei leader dell'organizzazione. E sono in molti a credere che Morales cercherà di perpetuarsi al potere rifacendosi all'esempio chavista.
Martedì scorso il presidente boliviano ha flessibilizzato la sua posizione convocando i leader regionali per firmare un «patto per le autonomie» e aprendo la strada per rendere meno intransigente la posizione del Mas alla Costituente.
Il governo è diviso fra colombe e falchi quando si tratta di affrontare il nodo della «oligarchia cruceña» tuttavia pare che il pragmatismo di Evo Morales faccia pendere la bilancia dalla parte di quelli che cercano una via d'uscita negoziata. Con i dati degli ultimi sondaggi sotto gli occhi, il presidente indigeno sembra essersi convinto che l'unico modo di consolidare e portare avanti il suo progetto politico è quello di recuperare alla sua causa il recalcitrante oriente boliviano e che l'obiettivo potrà essere raggiunto solo inalberando lui stesso la bandiera dell'autonomismo. A condizione che «questo non implichi il controlo locale delle risorse strategiche come le terre e gli idrocarburi».
postato da: anticap alle ore 13:09 | link | commenti
categorie: bolivia
mercoledì, 27 dicembre 2006

Fine anno

Dunque siamo arrivati alla fine del 2006, dopo 3 anni (era l’ottobre del 2003 quando siamo partiti) eccoci ancora impegnati nell'avventura di una nuova adozione. Non lo avrei detto all'inizio di quest'anno, sono cose di cui ti devi sentire convinto pienamente per sceglierle, non vale, almeno nel nostro caso, l’idea per cui comincio a fare la seconda domanda poi si vedrà. E per noi la scelta è maturata poco a poco fino a portarci dopo l'estate a tornare al TM.

Ci hanno chiamato i carabinieri, ma non ancora i servizi. Qualcuno ci suggerisce di non farci troppi problemi e chiamarli per sapere qualcosa. Noi abbiamo preferito aspettare, vediamo se ci chiameranno all’inizio di gennaio.

Abbiamo sentito i nostri amici in Bolivia, la famiglia che ci ha ospitato nel 2004. Ci hanno detto che ci aspettano nel 2007, ma sarà difficile che questo desiderio si realizzi (anche se 2 anni fa andò così...). Ora, dicono, c'è Evo, che oltre a non favorire la classe media, è contrario alle adozioni internazionali. Non so dove lo hanno saputo, non mi risulta che Evo abbia preso posizione in modo ufficiale sulle adozioni internazionali.

So solo che non sappiamo ancora come finirà questa volta, ma siamo pieni di entusiasmo e ottimismo.

postato da: anticap alle ore 15:37 | link | commenti (2)
categorie: racconto
giovedì, 21 dicembre 2006

La rifeudalizzazione del mondo
 
Assistiamo ad una rifeudalizzazione del mondo. E il nuovo potere feudale ha il volto delle società transnazionali private.
Ricordiamolo: le cinquecento più grandi società capitaliste transcontinentali del mondo controllano oggi il 52% del prodotto interno lordo del pianeta. Il 58% di queste società è originario degli Stati Uniti. Insieme danno lavoro solo all1,8% della manodopera mondiale. Queste cinquecento società controllano ricchezze superiori a tutti i beni dei centotrentatre paesi più poveri del mondo messi insieme.
Essendo depositarie delle più avanzate conoscenze tecnologiche, elettroniche e scientifiche, e controllando i principali laboratori e centri di ricerca del mondo, le società transcontinentali indirizzano il processo di sviluppo materiale della condizione umana. E i vantaggi che offrono a coloro che possono assicurarsi i loro prodotto e servizi è indiscutibile. Ma il controllo privato che esercitano su produzioni e scoperte scientifiche per natura destinate al bene comune ha conseguenze disastrose, perché l’unico motore di questi nuovi feudatari è l’accumulo del massimo guadagno nel minor tempo possibile, la continua estensione del loro potere e l’eliminazione di qualsiasi ostacolo sociale che si opponga alle loro decisioni.
 
In Occidente molte teorie e ideologie da quattro soldi annebbiano la coscienza degli uomini e delle donne di buona volontà, molti dei quali ritengono che l’attuale ordine cannibale del mondo sia immutabile. Questa convinzione impedisce di trasformare in azioni di solidarietà e di rivolta la vergogna che si annida nel fondo del loro cuore
La sfida sta dunque nel riuscire innanzitutto a smantellare queste teorie.
La missione storica dei rivoluzionari, espressa dagli enragés nel 1793, consiste nel combattere per la giustizia sociale planetaria. Per loro si tratta di risvegliare la collera sopita, di stimolare la resistenza democratica collettiva. Bisogna rimettere il mondo nella giusta posizione, con la testa in alto e i piedi in basso. Bisogna distruggere la mano invisibile del mercato. L’economia non è un fenomeno naturale: è solo uno strumento che deve essere posto al servizio di un unico scopo, la ricerca della felicità comune.
Paralizzato dal suo doloroso senso di inferiorità e di indegnità, anche l’uomo del Terzo mondo, quando scopre che la fame e il debito non sono inevitabili, può prendere coscienza e ribellarsi. Tormentato dal disonore, l’affamato, il disoccupato, l’umiliato subisce la sua vergogna finché crede che la situazione sia immutabile, ma si trasforma in combattente, in insorto, in ribelle non appena rinasce in lui la speranza, non appena la presunta fatalità mostra le sue crepe. Da vittima diventa allora artefice del proprio destino.
 
Tratto da:
"L'impero della vergogna", Jean Ziegler, Marco Tropea
postato da: anticap alle ore 13:42 | link | commenti (1)
categorie: mondo
martedì, 19 dicembre 2006

Il paradosso boliviano

Quello che sta accadendo in Bolivia è paradossale. L’oligarchia è in rivolta e chiede al governo centrale gli strumenti legali per poter imboccare la strada della divisione. La classe dirigente bianca e oligarca, che ha sempre represso nel sangue le rivolte provenienti dal basso, si rifiuta di partecipare alla vita politica attiva del Paese e chiede autonomia e, da alcuni settori, la secessione. Le province ribelli sono quattro: Santa Cruz, Tarija, Beni e Pando con un territorio sterminato, grande otto volte l’Italia e ricco di risorse. Sono le regioni dell’oriente, quelle che non vogliono riconoscersi con le popolazioni andine, le stesse che hanno giudicato la presidenza di Morales un affronto ed un’ingerenza insostenibile. Finchè a governare sono state loro, la Bolivia doveva rimanere unita a suon di bastonate e repressione. Ora, che sulla sedia presidenziale c’è un cholo, gridano allo scandalo ed all’autonomia.
Morales le ha tentate tutte. Conscio di avere gli occhi del mondo addosso, ha assunto sinora una posizione ferma ma di dialogo, sforzandosi di mantenere gli avvenimenti, spesso provocatori, nel quadro della legalità.
Ieri, le quattro province hanno convocato le assemblee popolari per dimostrare come la volontà della gente sia quella di spingere per la autonomia. L’ennesima misura di pressione che, invece di “dimostrare il carattere democratico del popolo boliviano” come hanno affermato alcuni dirigenti autonomisti, dimostra chiaramente la volontà di creare disordine in un paese già abbastanza tormentato. Gli effetti non si sono fatti aspettare: l’esasperazione della popolazione indigena, alla quale è stata da tempo promessa una dovuta riforma agraria unita alla provocazione autonomista ha creato una miscela esplosiva.
I feriti ieri sono stati una sessantina negli scontri scoppiati tra le due fazioni e la situazione può degenerare in qualsiasi momento. Morales ha invitato le parti a negoziare, ma è certo che ormai nella Bolivia di oggi quello che si svolge è un dialogo tra sordi.

Da http://luiro.blogspot.com/

postato da: anticap alle ore 12:12 | link | commenti
categorie: bolivia
lunedì, 11 dicembre 2006

Quando impari a pensare con la tua testa

E' NATALE
PERCHE' FAI NASCERE AZIONI RESPONSABILI del bene comune
e liberi te e gli altri dalla stupidità.
 
La nascita di un mondo libero, eguale, fraterno inizia con la decisione di pensare con la propria testa.
 
Ma il pensare con la propria testa può iniziare se c'è stata prima un'altra decisione: liberare la propria testa da tutta l'immondizia che si è accumulata nella nostra mente, fin dal seno di nostra madre, attraverso la Tradizione e il Capitalismo.
Questa seconda decisione prepara le condizioni al pensare con la propria testa.
E' il cammino di auto-liberazione che ognuno/a deve voler iniziare a percorrere imparando a dire passo passo dei SI e dei NO.
 
            E allora,
 
            Quando di proposito, coscientemente, guidi la tua mano per spegnere il televisore per creare silenzio nella tua casa e leggere qualcosa di utile a far riflettere te e gli altri, per ascoltare con attenzione la persona che è venuta a trovarti, per parlare con i tuoi figli, con tua moglie, con tuo marito con dignità.....
            Quel gesto cosciente, E' NATALE perché significa che vuoi dar vita te al tono giusto da avere nella tua casa, ai sentimenti che intendi provare, ai problemi che decidi di affrontare, ai bisogni reali che vuoi soddisfare...
 
            Quando esci di casa tua per andare verso altri Poveri/e, o più Poveri di te nel Tuo Rione perché vuoi lottare contro una precisa oppressione e schiavitù del nostro popolo...
            Quel passo e quella ricerca E' NATALE perché decidi di far nascere azioni responsabili del bene comune e liberi te e gli altri dalla stupidità e dal lamento sterile....
 
            Quando lasci le tue faccende di casa, le tue infinite cose da fare per te e per la tua famiglia e ti incontri con altri Poveri/e del tuo territorio per studiare, riflettere, capire il senso di ciò che facciamo, riscoprire il senso della nostra vita, il perché siamo nati, il per cosa ci stiamo al mondo a fare....
            Quell'incontro E' NATALE perché vuoi far nascere la tua vita sulla roccia e non sulla sabbia....
 
            Quando insegni a tuo figlio/a che si studia non per andare a faticare e diventare rispettabile, un "signore o una signora per bene", pronti a guardare dall'alto in basso gli altri e a commettere per questo le più feroci atrocità.....
            Quell'insegnamento E' NATALE perché educhi tuo figlio/a a diventare un essere umano capace di studiare solo per diventare padrone degli strumenti per lottare contro ogni ingiustizia.
 
Natale non è la stupida festa del "bambinello" davanti al quale tutti ci inteneriamo il cuore......Racconta la storia di Qualcuno che nella vita ha saputo pensare con la sua testa e ha educato gli altri a farlo........e per questo l'hanno ammazzato.....e per questo la sua nascita è speranza per chi vuole percorrere lo stesso cammino di liberazione.
 
Carla
NATALE 2006
postato da: anticap alle ore 10:49 | link | commenti
categorie: racconto
giovedì, 07 dicembre 2006

Cosa succede alle adozioni internazionali in Bolivia?

Sto cercando di capire quali sono gli organi competenti per l’adozione internazionale in Bolivia, e più in generale quali sono le prospettive dell’adozione internazionale in questo paese, anche in relazione a quello che si dice su MOL nel forum “Bolivia Club”.
Fino al 2005 competente in materia di A.I. era il Viceministerio de la Juventud, Niñez y Adolescencia, Y Tercera Edad.
Questo ministero di fatto non esiste più nel nuovo governo Morales e, da quanto ho capito, le sue competenze sia state acquisite dal Viceministerio de Género y Asuntos Generacionales che a sua volta si trova sotto il Ministerio de Justicia diretto da Casimira Rodríguez, la donna di origini indigene che per anni ha fatto attività nel sindacato delle domestiche dopo esserlo stato a sua volta.
All’interno di tale Viceministerio dovrebbe essere stata costituita, in ottemperanza a quanto stabilisce la Convenzione dell’Aja, la Commissione che allo stato attuale è diventata l’Autorità centrale per le Adozioni internazionali in Bolivia e che tanti problemi sembra stia creando ora.
In sostanza, tale commissione dopo l’abbinamento con il bambino da parte del giudice deve vagliare a sua volta la pratica e dare l’autorizzazione all’ingresso in Bolivia della coppia.
Alla fine del percorso poi, così come la nostra CAI dà l’autorizzazione all’ingresso in Italia per il bambino, tale commissione deve dare l’autorizzazione ad uscire (in realtà anche prima si doveva aspettare tale autorizzazione per il bambino, ma forse era più veloce).
Sto anche cercando di capire se ci sono documenti ufficiali su internet, finora ho trovato solo questo rapporto, che fa riferimento alla giornata informativa sulle adozioni internazionali, e che dovrebbe avvenire, da quanto si capisce, ogni anno.
Questa relazione risale al 2005, quindi a quando non c’era il governo Morales e sembra essere l’ultimo documento ufficiale circolante in rete.
La Razon, forse il giornale più diffuso in Bolivia, pubblica anche questo articolo, del 19 marzo 2006 in cui si parla di una coppia italiano e della sua esperienza di adozione in Bolivia.
Questo articolo del quotidiano La Patria, del 20 maggio 2006, invece, parla della strategia di politica pubblica per la restituzione del diritto ad una famiglia per i bambini e voluta dal governo attraverso il citato viceministero, e riporta le affermazioni di Marco Antonio Gira Parada, indicato come responsabile di quella struttura di governo, che indica tra le varie alternative per dare una famiglia ai bambini anche l’adozione nazionale e internazionale.
Allo stato attuale quindi non ho trovato alcuna presa di posizione ufficiale contro le adozioni internazionali. Ma ci può essere una volontà politica di ridurle? Credo di si. Se un governo si pone tra i propri obiettivi quello di ridurre la povertà, che è uno dei fattori che poi porta al fatto che molti bambini boliviani vengono adottati da coppie straniere, allora si pone indirettamente anche l'obiettivo di ridurre le adozioni internazionali. Per me questo non è scandaloso. Diverso è affermare che ci sia una volontà politica di "boicottare" i percorsi di adozione già in atto o addirittura le coppie italiane e le associazioni accreditate italiane, cosa che è tutta da verificare. Ultimamente, tra l'altro, che io sappia ci sono stati almeno 4-5 abbinamenti con coppie italiane (e di queste 2 sono attualmente in Bolivia).  Vediamo se ci saranno novità prossimamente.
postato da: anticap alle ore 08:37 | link | commenti
categorie: bolivia
martedì, 05 dicembre 2006

Convocati dai carabinieri!

Dunque la macchina si è messa in moto! Dopo aver depositato la domanda il 21 novembre eravamo già in trepidante attesa della chiamata dei servizi sociali. Avevamo anche controllato che nel 2003, la prima volta, avevamo depositato la domanda il 4 ottobre e il 5 eravamo andati dai carabinieri, mentre il 6 avevamo avuto il primo colloquio con i servizi sociali. Per ora invece niente (ma non è ancora passato un mese!), e già sospettavamo che al TM la domanda non fosse stata neanche protocollata.

E invece ieri sono passati i carabinieri a lasciare il loro biglietto con tanto di intimidazione a presentarsi entro 3 giorni per raccolta di informazioni, primo passaggio di questa estenuante trafila risparmiata ai genitori "naturali" (però ce ne sono di quelli che prima di diventare genitori bio dovrebbero ottenere qualche idoneità..).

Verso le 18.00 mi presento dai carabinieri non prima di aver chiamato per chiedere se potevo presentarmi solo io e senza il loro foglio lasciato in casella. Attesa di mezz'ora circa. I carabinieri, a norma di legge e su mandato del TM, dovrebbero verificare le condizioni economiche della coppia, perchè la legge prescrive che i genitori adottivi devono dimostrare di essere in grado di mantenere il futuro figlio.

L'inizio è sempre sospettoso, non si capisce se sanno il motivo per cui sei lì, e poi aspettano finchè sei tu a dirlo. "Perchè non è venuta anche sua moglie?", spiego che avevo chiamato per sapere se potevo passare io, venendo direttamente dal lavoro,  e che la volta scorsa era andata così, il collega aveva fatto tutto con me. "Sa, questa è la seconda domanda che facciamo", "E come mai non è andata bene la prima?", "NO! No, la prima è andata bene, infatti abbiamo già una bambina di 3 anni. Ora ne vogliamo un altro!".

Poi si passa alle domande, le quali consistono nel dichiarare professione, reddito mensile netto, e proprietà o meno di immobili e numero di locali. All'inizio il maresciallo mi dice che dovrà presentarsi anche mia moglie con tanto di rogito (cosa da me suggerita) che dimostri la proprietà. Poi ci pensa su e mi chiede i dati anche di Monica e mi fa capire che lei non dovrà più passare perchè gli basta quello che ho riferito io. Al sentire il reddito di Monica sbotta in un "che miseria che prendiamo!".

"Allora a posto così, chiedo io?". "Si, si, per queste cose cerchiamo di agevolare, non insistiamo visto il motivo...". E per fortuna! Dunque mettiamo la X sui carabinieri, sperando che la miseria che prendiamo basti a sfamare una quarta persona...

A quando il primo colloquio con i servizi?

postato da: anticap alle ore 13:05 | link | commenti (2)
categorie: racconto