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"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

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"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975

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mercoledì, 27 giugno 2007

E' arrivata!

E’ arrivata anche questa telefonata, in anticipo rispetto ai tempi previsti.
Il 30 luglio abbiamo il colloquio con la giudice al TM di Milano!
Rientro anticipato dalle vacanze, ma ne vale la pena, o no?
In questo modo ci portiamo avanti sui tempi e, se a settembre arriverà il decreto di idoneità, potremo dare subito il mandato all’Istituto La Casa, per poi fare i documenti da spedire in Bolivia, e solo allora comincerà la vera attesa…
Intanto, ci è venuto un dubbio. Se si torna in Bolivia con un bimbo adottato, che quindi mantiene la cittadinanza boliviana, immagino sia opportuno portarsi dietro il passaporto boliviano che è stato rilasciato per venire in Italia, sempre che il passaporto non sia scaduto. Ma occorre qualche altro documento? O bisogna pagare qualche tassa? E se il passaporto è scaduto (quello della nostra bimba scade nel 2010, speriamo di essere già tornati per quel tempo..), cosa bisogna fare? Basta il consolato boliviano per rinnovarlo o ci vuole l’ambasciata? Qualcuno può aiutarci?
postato da: anticap alle ore 08:57 | link | commenti
categorie: racconto, adozione
lunedì, 25 giugno 2007

Con Evo Morales: “il movimento indigeno è la riserva morale dell’umanità”

Il primo governo indigeno nella storia della Bolivia, ha vissuto pericolosamente il suo primo anno e mezzo di vita. Tra difficoltà ed errori, soprattutto sul fronte di un’Assemblea Costituente oramai in fase di stallo, e successi come quello della nazionalizzazione del gas, incontriamo Evo Morales, primo presidente indigeno del paese.

Gennaro Carotenuto intervista Evo Morales

Evo, come tutti lo chiamano, non è stato cambiato per nulla dal potere e continua ad essere lontano dallo stereotipo del capo di stato. Nonostante il decoroso giubbino che sostituisce la tenuta presidenziale all’occidentale dei suoi predecessori, continua ad essere il sindacalista che per una vita ha difeso quegli indigeni che da 5.000 anni in Bolivia coltivano la pianta di coca, la base identitaria della cultura andina. La sua cultura continua ad essere altra, antitetica a quella Occidentale. Ascolta attentamente, parla piano, senza iattanza, con modestia. Il suo parlare è semplice, diretto, privo di retorica o artifici. Tanto la cultura aymara, alla quale appartiene, come la tradizione sindacale, fanno del dialogo, della trattativa, delle decisioni condivise che maturano lentamente, la base di ogni processo democratico.

Lo incontriamo a Cochabamba, dove ha inaugurato il “V Incontro mondiale di intellettuali e artisti in difesa dell’umanità”, nel quale si è discusso per due giorni di media e diritto all’informazione. E’ un tema chiave anche in Bolivia dove, secondo uno studio dell’Università Cattolica, Evo Morales ha il 66% di appoggio popolare ma ha l’80% dei media contro. Morales mi corregge: “E’ il 66% nelle città, dove la gente ha il telefono e risponde ai sondaggi. Ma nelle campagne abbiamo l’80%. E’ importante discutere di democratizzazione dei media perché spesso, per mancanza di informazione, non si hanno i mezzi per cercare giustizia ed equilibrio nella società. Sono preoccupato dalla concentrazione mediatica, ma allo stesso tempo sono contento, perché nel mondo stanno crescendo fonti di comunicazione alternativa che si interessano alle necessità dell’essere umano”.

Per marcare la differenza, come primo atto del suo governo, Evo dimezzò il suo stipendio, portandolo a 1.500 € al mese. Altrettanto fece con ministri e parlamentari. Qualcuno lo considererà demagogico, ma il ragionamento è opposto a quello occidentale: solo chi accetta di entrare in politica rinunciando ad un’ascensione di carriera, lo farà per spirito di servizio. Poi stabilì che se i boliviani avevano bisogno del visto per entrare negli Stati Uniti allora anche gli statunitensi avevano bisogno del visto per entrare in Bolivia. Qualcuno sorrise, ma i boliviani sentirono che per la prima volta non erano più cittadini di serie B. Ma, soprattutto, lo scorso anno Evo fece parlare di sé per la nazionalizzazione degli idrocarburi, creando uno scandalo internazionale. La settimana scorsa ha chiuso i conti, acquistando per 112 milioni di dollari le raffinerie di proprietà di Petrobras, dimostrando che contrasti col Brasile dell’amico Lula non ve n’erano.

Evo, sulla stampa italiana qualcuno ti definì un “narcoindio fuori di testa”. Sorride: “Il nostro impegno è quello di rifondare la Bolivia. Su basi etiche ma anche su basi economiche. Per farlo abbiamo nazionalizzato gli idrocarburi”. Oggi perfino i mercati appaiono tranquilli, e pochi discutono che sia stato il tuo più grande successo: “Pochi giorni fa ho visitato un municipio poverissimo nei dintorni di Potosí. Fino al 2005 aveva un bilancio di 840.000 bolivianos (la moneta locale, circa 85.000 €, ndr). Nel 2007 ha un bilancio di oltre 9 milioni di bolivianos (930.000 €). Ed è così in tutto il paese e speriamo che questi soldi siano ben amministrati da sindaci e prefetti. Ti faccio un altro esempio: dal 1970 fino al 2005, ogni fine anno, fosse chi fosse il capo del governo, per poter pagare le tredicesime dovevano partire dei funzionari per gli Stati Uniti a farsi fare un prestito. Lo scorso anno per la prima volta ciò non è avvenuto. E ciò non è avvenuto perché abbiamo recuperato la sovranità sui nostri idrocarburi. Nel 2005 dagli idrocarburi allo Stato rimanevano solo 300 milioni di dollari. Adesso entrano 1.600 milioni di dollari, ridistribuiti tra le amministrazioni locali, le università e il tesoro. Il succo di questa esperienza è che le risorse naturali non devono mai essere privatizzate perché sono quelle che risolvono i problemi”.

Fin qui i successi. Ma ci sono anche le difficoltà, soprattutto con l’Assemblea Costituente, sulla quale il partito di maggioranza, il MAS (Movimento Al Socialismo), aveva puntato molto per cambiare lo Stato. Dopo la vittoria dell’opposizione, che ha imposto che ogni singolo articolo debba passare con una maggioranza dei due terzi, per molti osservatori è già una scommessa perduta. Ha ceduto sul regionalismo, che favorisce i ricchi e bianchi dell’Oriente, altre volte mantiene le posizioni con difficoltà. E’ il caso dell’abolizione del cattolicesimo come religione ufficiale, una misura che vuole terminare con sovvenzioni ed esenzioni fiscali. “Non nego che ci siano delle difficoltà su punti importanti e l’opposizione stia ritardando o bloccando il processo. E’ possibile che vengano allungati i tempi (i lavori per legge dovrebbero concludersi il 2 luglio, scadenza oramai saltata, n.d.r.) e che si ricorra a referendum popolari per dirimere le divergenze”.

Il problema del latifondo è tra questi: “Gli allevatori pretendono che, per ogni capo di bestiame posseduto, ben cinque ettari di terra siano considerati produttivi e quindi esclusi dalla riforma agraria”. Emergono continuamente due idee di paese; per Evo va conciliata la giustizia comunitaria indigena con quella tradizionale occidentale e abolita quella militare che tocca nodi come quello dell’impunità. Tuttavia il Presidente, come un nation builder del XIX secolo, è favorevole al servizio militare obbligatorio: “Per gli indigeni il servizio militare è stato una maniera di essere riconosciuti socialmente. I creoli riuscivano ad evitarlo con ogni pretesto e io sono il primo presidente –civile- della storia ad aver fatto il servizio militare”. La permanenza della leva si concilia con la rinuncia alla guerra voluta dal presidente nella nuova Costituzione: “Nessuna delle guerre della storia che hanno coinvolto il mio paese, sono state volute dal popolo. Dalle guerre i popoli perdono e le multinazionali guadagnano. Le multinazionali provocano conflitti per accumulare e concentrare capitali, e questo non è utile e non risolve alcun problema per i poveri del mondo. Quindi, nella nuova Costituzione, la Bolivia rinuncerà alla guerra. Perché se c’è guerra si devono costruire più armi e se si costruiscono più armi si producono meno alimenti e meno medicine per l’umanità”. Evo, l’uomo del Sud del mondo, è deciso: “bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l’umanità e cerchino di conquistare l’egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell’umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell’umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo”.

Che sfida culturale è stata quella del potere, per un uomo profondamente radicato nella cultura andina come te? “Avevo paura perché la nostra gente considerava il politico commediante, malfattore e ladro. Fare il sindacalista invece era difendere i diritti umani, la terra, la foglia di coca. E allora io non volevo lasciare il sindacato, nonostante mi avessero proposto di essere deputato e già nel 1997 rifiutai una prima candidatura alla Presidenza. Temevo che come politico mi avrebbero malvisto. Poi capii che la politica è la scienza di servire il popolo e che è possibile vivere per il popolo e non del popolo”. La sfiducia per l’Occidente espressa da Morales resta grande: “Nella cultura occidentale, chi viene eletto pensa immediatamente a come guadagnare denaro. A quale impresa esigere il 10%, il 15%, in cambio del privatizzare questo o quello; sono quelle che chiamate tangenti. Ma se guardiamo alla nazione come una famiglia, e la famiglia per noi è molto importante, questo tipo di autorità non risponde alle esigenze della famiglia, di quella famiglia che è la Bolivia. La nostra cultura, le comunità indigene, si muovono su altre basi. I nostri principi si basano sul ‘ama sua, ama llulla, ama qh'ella’, che in lingua aymara significa non rubare, non mentire e non battere la fiacca. Questi precetti, che ci vengono dalle nostre autorità originali, sono così importanti che ritengo che basandosi su questi si possa cambiare la società. Pertanto io affermo che il movimento indigeno è la riserva morale dell’umanità”.

Se sul fronte delle nazionalizzazioni il successo è evidente, dalla Corte suprema al Tribunale costituzionale il governo sembra trovare difficoltà crescenti, dimissioni, decisioni sfavorevoli: “L’opposizione continua a considerare la nazionalizzazione incostituzionale, così come continua a considerare incostituzionale ogni decreto contro la corruzione. Hai ragione; purtroppo non abbiamo una giustizia che faccia giustizia per la maggioranza, ma continuiamo ad avere un sistema giudiziario che pretende di amministrare giustizia per continuare a fare accumulare le ricchezze in poche mani”.

A giorni in Costituente comincerà un’altra battaglia, quella delle miniere, che oggi pagano un risibile 3% di imposte al fisco. E’ solo un altro dei conflitti aperti: “Siccome la situazione economica sta migliorando, tutti vogliono tutto. Più salario, ma anche settarismi, interessi, regionalismo. Abbiamo dimostrato che possiamo migliorare l’economia per tutti, ma ovviamente è ben più difficile recuperare il ritardo storico di 500 anni e gli anni del neoliberismo, delle privatizzazioni selvagge, della svendita dello stato, in pochi mesi o pochi anni. Le nostre politiche oggi sono orientate contro quel modello economico, a recuperare la dignità della Patria, a favorire l’uguaglianza tra i boliviani. E poi c’è un altro tema di fondo, quello della madre terra, della Pachamama. I popoli indigeni crediamo che dobbiamo vivere in armonia e difendere la madre terra. Risorse naturali come l’acqua, che il capitalismo considera una mercanzia, noi invece le consideriamo un diritto umano”.

Per riprodurre questo articolo è indispensabile, oltre a citare l'autore, inserire un link cliccabile a http://www.gennarocarotenuto.it
postato da: anticap alle ore 08:23 | link | commenti
categorie: bolivia
venerdì, 22 giugno 2007

E' nato il sito!

postato da: anticap alle ore 10:45 | link | commenti
categorie: racconto
lunedì, 18 giugno 2007

DIA DE BOLIVIA 4, MARZABOTTO 17 GIUGNO 2007

Dia de Bolivia 4
postato da: anticap alle ore 12:30 | link | commenti (1)
categorie: racconto
venerdì, 15 giugno 2007

DOMENICA 17, TUTTI AL DIA DE BOLIVIA!

Ebbene si, è arrivato il momento, domenica siamo tutti al Dia de Bolivia. Credo che saremo numerosi, a giudicare dalle adesioni. Senza contare che è anche il compleanno della nostra piccola…Poi vi racconteremo. Per saperne di più andate qui.
postato da: anticap alle ore 09:06 | link | commenti
categorie: racconto
giovedì, 14 giugno 2007

Sempre a proposito di cinema...

Concluye el rodaje de "Evo Pueblo" sobre la vida de Morales
El rodaje de la película "Evo Pueblo", dedicada a la vida del presidente de Bolivia, Evo Morales, concluyó hoy con la filmación de una escena sobre la muerte del líder indio Tupac Catari, que fue descuartizado durante la colonización española.

El director de la cinta, el boliviano Tonchi Antezana, señaló a Efe que la escena fue la última y más compleja que filmó porque necesitaba de una logística especial, con vestuarios y armas antiguas, pero será la primera de la película cuando se estrene en septiembre u octubre próximos.

La adaptación de la muerte de Catari, quien fue destrozado en sus extremidades por cuatro caballos, fue filmada en el hipódromo de la ciudad central de Cochabamba, con un sistema de montaje digital para reproducir una escenografía altiplánica.

La filmación de toda la película demandó casi seis meses desde que se inició a mediados de diciembre pasado.

Catari, quien es uno de los líderes indios que inspira a Morales, dirigió una sublevación en 1781 contra las autoridades coloniales que lo condenaron a morir descuartizado en la localidad andina de Peñas, en tanto que su esposa, Bartolina Sisa, fue ahorcada.

"Evo Pueblo" cuenta la vida de Morales desde su infancia, en el caserío andino de Orinoca, los diversos oficios que desempeñó para sobrevivir, su liderazgo sindical en la zona cocalera del Chapare, su ingreso a la política y su llegada a la Presidencia de Bolivia, en enero de 2006.

"Es simplemente una historia, no pretende ensalzar a un Evo superhéroe, ni busca denigrar a una persona. Simplemente es una historia", dijo Antezana.

La mayoría de las escenas fueron filmadas en muy poco tiempo, pero restaba la dedicada a Catari que, a juicio del director, será una de las emblemáticas de la película.

En el filme participaron en total unos 53 actores, la mayoría novatos, entre ellos, Valerio Queso que interpreta a Morales, además de unos mil extras.

La idea de llevar la biografía de Morales al cine surgió en abril del año pasado y tuvo varios problemas para concretarse por falta del apoyo económico estatal y de las empresas privadas para el presupuesto que, según Antezana, ronda los 300.000 dólares, y que fueron financiados por inversores particulares.

La obra fue apoyada con dinero y equipos por la productora británica Buena Onda, dirigida por Donald Ranvaud, quien participó en cintas premiadas internacionalmente, como las brasileñas "Ciudad de Dios" (2002) y "Estación Central de Brasil" (1998).

La postproducción de la mayoría del filme está muy avanzada y estará concluida a fines de agosto, de tal forma que se pueda estrenar en septiembre o en octubre, remarcó el director quien prevé distribuir "Evo Pueblo" en Argentina, España y Suiza.

 (www.rebelion.org)

postato da: anticap alle ore 10:10 | link | commenti
categorie: bolivia

Andiamo al cinema

postato da: anticap alle ore 09:43 | link | commenti
categorie: mondo
mercoledì, 06 giugno 2007

-11 al Dia de Bolivia!

Si avvicina il Dia de Bolivia e penso saremo in tanti!

Intanto noi continuiamo a fare gli incontri di presentazione alle coppie in attesa per l'Istituto La Casa (il prossimo è il 15 giugno)... e penso proprio che il TM non ci chiamerà prima di settembre.

postato da: anticap alle ore 13:27 | link | commenti
categorie: racconto

Un constituyente revela vínculos políticos en el Poder Judicial

Ancora sugli intrecci tra politica e magistratura  e di come alcuni magistrati siano strettamente collegati alla precedente elite di potere...

Johnatan Condori
Sucre, 5 Jun (Erbol - Aclo Sucre).- El asambleísta del Movimiento Bolivia Libre (MBL), Orlando Ceballos, reveló este martes que los ministros, magistrados y consejeros del Poder Judicial tienen vínculos con ADN, MNR, MIR y NFR, entre ellos el actual presidente de la Corte Suprema, Héctor Sandoval.

Afirmó que hay una relación político-partidaria de los miembros de los principales órganos de la justicia boliviana que no permite avanzar en los juicios de responsabilidades contra ex autoridades del Poder Ejecutivo y otros procesos.

“La reunión del 24 de mayo de 2007 en Sucre de los ministros de la Suprema con el embajador de Estados Unidos, la movilización política de Podemos, en apoyo de una supuesta vulneración de la institucionalidad de dicho órgano; y la presencia en Sucre (epicentro del paro judicial) de Jorge “Tuto” Quiroga, demuestran el carácter político del camino emprendido por el Poder Judicial. En definitiva los llamados legalistas, acaban de cruzar la línea y hoy son exactamente lo contrario”, aseveró.

Ceballos sostuvo que el 70% de los ministros de la Corte Suprema de Justicia responden a la ADN, MNR, MIR y NFR y para garantizar el juicio de responsabilidades al ex presidente Gonzalo Sánchez de Lozada y la transformación de la justicia boliviana, sugirió el cambio de los mismos a través del Congreso Nacional.

En la lista entregada por el constituyente del MBL se encuentran los siguientes supremos:

Héctor Sandoval Parada (actual presidente de la Corte Suprema de Justicia), es viejo militante de ADN, muy allegado al difunto Gral. Hugo Bánzer Suárez y es parte de la logia “Los Caballeros del Oriente”, que responde a los intereses de la oligarquía cruceña.

Jaime Ampuero García, alto dirigente y militante de los profesionales abogados de ADN en Chuquisaca.
Emilse Ardaya Gutiérrez, en su momento fue adenista, tiene fuertes vínculos con los ganaderos benianos y le debe el cargo al senador podemista Walter Guiteras y Teresa Rivero de Cusicanqui, prima hermana de esta última.

Beatriz Alcira Sandoval de Capobianco, designada en diciembre de 2004, responde a los intereses del MIR y MNR. Puso trabas al desarrollo del juicio de responsabilidades contra Gonzalo Sánchez de Lozada y se le atribuye resoluciones cuestionadas respecto al papel de las Fuerzas Armadas. Puso a trabajar, en la Corte Suprema, a varios miristas y es muy ligada a la logia oriental y se declaró públicamente enemiga acérrima de las transformaciones de cambio.

Rosario Canedo Justiniano, designada en diciembre de 2004, está muy vinculada al MNR y públicamente se declaró enemiga del proceso del cambio.

En el caso del Tribunal Constitucional, el asambleísta Ceballos aseguró que la mayoría de los magistrados de ese órgano del Poder Judicial responden a los intereses de los partidos tradicionales como el MNR, MIR, ADN y NFR.

Con relación al Consejo de la Judicatura indicó que está manejado por cuatros personas ligadas a ADN y MNR.

Maria Teresa Rivero Gutiérrez de Cusicanqui, militante y dirigente de ADN, muy ligado al desaparecido Gral. Hugo Bánzer y Walter Guiteras.

Ceballos afirmó que prácticamente el 85% de los funcionarios del Consejo de la Judicatura en Sucre y los 9 distritos los impuso y designó la consejera Rivero, de quien dijo tiene procesos pendientes con el Estado.

Guido Chávez Méndez, militante de ADN y masón, acompañó todo el proceso que impuso María Teresa Rivero; asiste a las sesiones del Consejo de la Judicatura sólo los martes y no reside en Sucre.

José Luis Dabdoub López, dirigente del MNR y muy ligado a la oligarquía cruceña, acérrimo defensor del MNR y de Gonzalo Sánchez de Lozada. Pesan contra él denuncias de corrupción, incluso existe un libro sobre sus actos.

El asambleísta Ceballos dijo que por todos los antecedentes de vínculos políticos e intereses obliga a la Asamblea Constituyente a desmontar el esquema tradicional de la partidocracia y los grupos de poder en la justicia boliviana.

Da www.erbol.com.bo

postato da: anticap alle ore 13:22 | link | commenti
categorie: bolivia