Viva Bolivia

"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

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"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Dia de Bolivia bis 2007

Con piacere riporto dal sito Dia de Bolivia:
 
 
Carissimi Bolivianos, abbiamo organizzato il Dia De Bolivia BIS! 2007 !!!
 
Tanta era la voglia di vederci, sicuramente, ma proprio in questi giorni di notizie un po’ incerte e disarmanti, di partenze frammentarie e di soprattutto un altro anno che sta passando senza che per alcuni di noi si riesca a partire, la "voglia di Bolivia" è più forte che mai.
E allora perché no, perché non vederci, parlarci, di persona non per forum o per mail, vederci e guardarci dritti negli occhi ed annegare, una volta ancora di più, nei dolcissimi occhi che i "Bimbi di Bolivia" sanno avere, anche quando ti fanno arrabbiare per il più banale dei capricci.
 
Bimbi nuovi, bimbi che parlano italiano meglio di noi, bimbi che sono sempre bellissimi e sorprendenti. Voglia di bimbi di Bolivia, appunto, voglia di trovare vecchi e nuovi amici.
Inaugureremo il Dia De Bolivia Bis! 2007 con un brindisi per tutte le coppie che non saranno con noi perché saranno là, a Cochabamba, Santa Cruz, La Paz. A festeggiare anche loro il Dia De Bolivia. Assieme ai loro figli.
E mentre loro nasceranno genitori, e i loro figli rinasceranno figli, noi faremo festa, alla salute di tutti noi che siamo qui, e che aspettano di partire, o di ripartire, o semplicemente di crescere assieme.
 
 
Sabato 3 novembre Tennis Club Casalecchio di Reno (Bo)
 
Maggiori informazioni su:
 
http://www.diadebolivia.it/
postato da: anticap alle ore 16:07 | link | commenti (3)
categorie: informazioni, adozione
martedì, 30 ottobre 2007

Un alieno a Rimini

Evo a RiminiImmaginatevi questa scena: Rimini, Teatro Novelli, cerimonia da grandi occasioni, molto formale, presenza di autorità politiche e religiose, servizi di sicurezza con tanto di metal detector all’ingresso, polizia, carabinieri, artificieri. Teatro stracolmo di gente, tutti eleganti (io stonavo un po’..), a fatica si riesce a trovare un posto. E poi arriva lui, annunciato da un applauso, il Presidente della Bolivia. Durante gli interventi introduttivi appare piuttosto stanco, forse annoiato, con la sua giacchetta scura. Finalmente gli danno la parola. E qui si capisce che è arrivato un alieno. Il suo discorso non ha niente a che fare con la platea e gli ospiti ufficiali presenti. E’ un discorso spontaneo, con molti riferimenti alla propria storia personale, di quando era bambino e faticava per continuare a studiare, dove il progetto strategico delle sue politiche magari non viene fuori, dove però vuole dire alcune semplici cose.
Insomma, la sensazione è quella per cui le persone a cui si rivolge, la maggior parte per lo meno dei presenti in platea, non lo possano capire. E infatti dopo un po’ danno anche segni di disagio per la lunghezza, da loro reputata eccessiva, del discorso.
Ha parlato del Buono Juancito Pinto, per fare in modo che i bambini non abbandonino la scuola, della nuova rendita vitalizia per gli anziani che vuole istituire, tutti finanziati con i proventi della nazionalizzazione degli idrocarburi.
Due cose di quello che ha detto mi hanno colpito. La prima: nel 1995 il divario tra il più povero e il più ricco era di 1 a 107 cioè per un 1 boliviano del più povero il più ricco aveva 107 boliviani. Nel 2005 questo divario era aumentato cioè era passato da 1 boliviano per il più povero a 127 boliviani per il più ricco, quest’anno la differenza è scesa: per un boliviano del più povero il più ricco ha solo 46 boliviani. Ovvero, si è ridotto il divario sociale perché c’è stata una redistribuzione della ricchezza.
La seconda: la Bolivia ha avuto nel 2006, per la prima volta dal 1960, un avanzo primario nel Bilancio dello stato. Questo vuol dire che, finalmente, l’anno scorso non è stato necessario andare a Washington, per elemosinare i soldi per pagare la tredicesima ai dipendenti dello stato, cosa che regolarmente avveniva negli anni passati.
Da segnalare, infine, l’intervista pubblicata su La Repubblica di domenica fatta da Omero Ciai, questa volta, stranamente non con il solito tono ironico, a parte il titolo.
Altre informazioni sulla visita in Italia di Evo Morales, qui e qui.
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Napolitano impone "Premio Pío Manzú" a Evo Morales que reivindica derechos de los niños
El Centro Pío Manzú, fundado en 1969, es una organización internacional sin ninguna finalidad de lucro y está presidido por el Premio Nobel de la Paz 1990 Mijail Gorbachov.
Rímini (Italia), 28 oct (Enviado especial de ABI).- El presidente italiano Giorgio Napolitano impuso este domingo la Medalla de Oro del "Premio Pío Manzú" al presidente boliviano Evo Morales, quien agradeció esa distinción y reivindicó los derechos de los niños.
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La ceremonia se llevó adelante en el Teatro Nodelli de esta ciudad, ubicada en el norte de Italia, con una población de 140.000 habitantes que se encuentra frente el mar Adriático y después de Lido de Venecia es probablemente el más famoso centro de veraneo de la rivera adriática.
El premio le fue entregado durante la Sesión Plenaria de la XXXIII Edición del Día Internacional de Estudios intitulado el "Vuelo del Picaflor" y dedicado al futuro de los niños en la sociedad del mundo.
A su llegada, el presidente Morales fue recibido por miembros que participan de este Centro de estudios y luego, acompañado de la primera dama del Congo, se dirigió al teatro Nodelli donde recibió la distinción.
Durante la ceremonia, el Jefe de Estado presentó un informe de los avances que esta ocurriendo con el Gobierno de Bolivia, principalmente de las políticas sociales que se están implementando por la niñez y las personas de la tercera edad.
Sobre esos temas, el presidente boliviano reafirmó la política gubernamental del Bono Juancito Pinto para los niños de primero a sexto de primaria y así también del proyecto de ley de la Renta Vitalicia Dignidad, desde enero de 2008, para las personas mayores de 60 años de edad.
En rueda de prensa con los periodistas italianos cuando fue preguntado cuál era la relación de Bolivia con Irán y si era partidaria de la carrera armamentista, respondió que "Nuestros acuerdos jamás serán carreras armamentista ni para fomentar armas nucleares, no compartimos este tema".
El Primer Mandatario aclaró que las relaciones con todos los países y con todos los pueblos del mundo tienen el propósito de cooperar al desarrollo de Bolivia y al desarrollo de la humanidad.
El Centro Pío Manzú trabaja en status consultivo general con las Naciones Unidas como Instituto de Estudios y Análisis en temas económicos, científicos y sociales y dedica particular atención a la relación entre el desarrollo económico, el hombre y el ambiente.
Está presidido por el Premio Nobel de la Paz 1990, el ex presidente de la extinta Unión Soviética, Mijail Gorbachov, y ha concentrado su misión en el estudio del desarrollo tecnológico-industrial que recae sobre el ambiente humano y social.
postato da: anticap alle ore 13:18 | link | commenti (8)
categorie: bolivia
mercoledì, 24 ottobre 2007

EVO A ROMA

Evo a RomaGrazie a Nuova America, vengo a sapere che Evo Morales, dopo essere passato da Rimini domenica 28, sarà lunedì a Roma all’Università La Sapienza. L’incontro è previsto per le ore 20.00 all’Aula Magna dell’ateneo.
Qui Morales incontrerà movimenti, cittadini e organizzazioni.
L’invito, per chi si trova da quelle parti, è di andare e raccontare come sarà.
L’incontro è organizzato da Asud, un’associazione italiana indipendente, nata nel 2003 per affiancare i movimenti sociali e indigeni del Sud del mondo attraverso progetti di cooperazione internazionale.
Questo è il link all’articolo che da la notizia dove viene anche riportata un'utile sintesi degli avvenimenti degli ultimi anni in Bolivia.
postato da: anticap alle ore 10:54 | link | commenti (2)
categorie: italia, bolivia
lunedì, 22 ottobre 2007

ARRIVA EVO!!

EvoEvo Morales ha confermato la sua presenza in Italia, a Rimini, domenica 28 ottobre per ricevere un premio dalla Fondazione Pio Manzù, come già riportato in un precedente post.
In mattinata terrà un discorso prima di ricevere il riconoscimento e avrà modo di incontrare il Presidente della Repubblica e il Presidente della Camera.
Noi ci saremo.
 
Presidente Morales viajará a Italia este 27 para recibir el "Premio Internacional Pío Manzú"
La Paz, 21 oct (ABI).- El presidente Evo Morales Ayma confirmó este domingo su viaje a Italia este 27 de octubre para recibir el premio del centro Pío Manzú, dirigido por el ex presidente de la Unión Soviética Mijail Gorbachov (1985-1991).
 
Morales señaló que es importante recibir ese tipo de condecoraciones por parte de una organización que a nivel internacional es destacada por su trabajo a favor de la humanidad.
 
El Jefe de Estado participará además de la XXXIII Jornada Internacional que realiza el centro internacional para dar un discurso sobre los derechos de los niños y adolescentes.
 
Por otra parte el Gobernante anunció que se reunirá con el presidente de Italia, Giorgio Napolitano y con el representante de la Cámara de Diputados de ese país.
 
Además sostendrá un encuentro con los residentes bolivianos y con organizaciones sociales del país europeo.
 
De acuerdo a la información del Mandatario estaría retornando a Bolivia la madrugada del 31 de octubre.
 
El centro Pío Manzú, situado en la localidad italiana de Rímini, fue fundado en 1969, es una organización que trabaja en estatus consultivo general con las Naciones Unidas como Instituto de Estudios y Análisis en temas económicos, científicos y sociales y dedica particular atención a la relación entre el desarrollo económico, el hombre y el ambiente.
 
Está presidido por el Premio Nobel de la Paz 1990, el ex presidente de la ex Unión soviética, Mijail Gorbachov.
 
Pio Manzú ha concentrado su misión en el estudio del desarrollo tecnológico e industrial que recae sobre el ambiente humano y social. Los estudios son publicados en su editorial que se denomina "Estructuras Ambientales" que cuenta actualmente con 132 volúmenes.
 
Desde hace 33 años promueve un "Forum" público internacional sobre temas de gran interés para el futuro de la humanidad, denominado "Días Internacionales de Estudio" y está considerado entre los eventos culturales europeos mejor calificados. En este Forum han participado Jefes de Estado y de Gobierno, científicos, empresarios, estudiosos, académicos de fama internacional, premios Nobel y personalidades de la cultura y religión.
 
Entre las personalidades que en el pasado han sido distinguidas con el "Premio Internacional Pío Manzú" están: Ellen Johnson-Sirief (Presidente de Liberia); Óscar Arias Sánchez (Premio Nobel de la Paz de 1987 y ex Presidente de Costa Rica); Amartya K. Sen (Premio Nobel de Ciencias Económicas); Mary Robinson (Alta Comisionada de la ONU para los Derechos Humanos).
postato da: anticap alle ore 11:38 | link | commenti (1)
categorie: italia, bolivia
venerdì, 19 ottobre 2007

TEATRO DE LOS ANDES

Otra vez MarceloGrazie al quotidiano di Santa Cruz El Deber, riporto la notizia che il Teatro de los Andes di Cesar Brie, torna in Europa riproponendo la sua opera “Otra vez Marcelo”, sul grande uomo politico boliviano Marcelo Quiroga Santa Cruz. Saranno in Francia a Biarritz, e a Cadiz in Spagna, all’interno del Festival Iberoamericano.
Lo spettacolo è già arrivato l’anno scorso in Italia e, avendo avuto la fortuna di vederlo, vi posso assicurare che è veramente emozionante e coinvolgente, soprattutto grazie alla forza e alla bravura di Cesar Brie e della sua compagna. Entrambi, lui argentino e lei italiana, vivono e lavorano ormai da parecchi anni in Bolivia a Sucre. Questo è il link al sito del Teatro de los Andes. Qui invece trovate una scheda tecnica dello spettacolo.
 
El Teatro de Los Andes presentará en Francia la obra 'Otra vez Marcelo'
Compañías de Bolivia, Brasil, España y Francia protagonizarán la XXVII edición de las Translatinas, festival de teatro franco-ibérico y latinoamericano que se abre el miércoles en las localidades vascofrancesas de Bayona y Biarritz.
El Deber.
 
El grupo boliviano Teatro de los Andes se presentará en el festival de Biarritz, en Francia, con la obra "Otra vez Marcelo", adaptación de la novela corta "Los deshabitados", del asesinado intelectual y político boliviano Marcelo Quiroga Santa Cruz.
 
Compañías de Bolivia, Brasil, España y Francia protagonizarán la XXVII edición de las Translatinas, festival de teatro franco-ibérico y latinoamericano que se abre el miércoles en las localidades vascofrancesas de Bayona y Biarritz, según informaron hoy los organizadores.
 
De Brasil, acude el Grupo XIX de Teatro, con "Hysteria", espectáculo de mujeres que hablan a mujeres, así como una adaptación de "La Gaviota", de Chejov, de manos de Enrique Díaz.
 
Por otra parte, el festival supondrá el estreno en Francia de "La huelga", de Judith Farrés, y "Melodrama", de Marta Galán, ambas de Barcelona, mientras que desde Madrid Rodrigo García acudirá con "Arrojad mis cenizas sobre Mickey".
 
El programa de Translatinas, que se clausurará el 20 de octubre, incluye asimismo "En la sombra", de la parisina Agathe Alexis, basada en una obra de la argentina Susanan Lastreto Prieto, y "Amores de segunda mano", producción del Théâtre des Chimères de Biarritz basada en una novela corta del mexicano Enrique Serna.
 
 
Questa è invece un’intervista dell'anno scorso Cesar Brie tratta da Peacereporter.
 
Un teatro che tiene svegli
Abbiamo incontrato Cesar Brie* al teatro dell'Elfo di Milano dove sta portando in scena uno spettacolo dal titolo, Otra vez Marcelo. Seduti nel bel mezzo del palco ha raccontato la sua vicenda personale rapportandola ai giorni nostri.
 
Quanto ha influito il suo peregrinare per il mondo nella sua voglia di fare teatro?
Ha influito molto. Io sono una di quelle persone che dice di essere grata all’esilio. Sebbene sia stato molto duro perché certe ferite non si rimargineranno mai e certi dolori ti restano dentro, mi ha permesso di conoscere il mondo e le persone. Il teatro è il luogo per eccellenza dove si conosce ‘l’altro’. E tutte queste esperienze mi hanno permesso di conoscere altre culture e di formarmi. Ma il mio cuore era in Sud America e sono tornato. Non in Argentina, mio paese di origine, bensì in Bolivia.
Noi facciamo un teatro molto legato ai sentimenti del pubblico, non commerciale, un teatro che si propone al pubblico come testimone e mi piacerebbe che un giorno, quando non sarò più in grado di dire cose alla gente, vorrei che la gente mi ignorasse. Io lo capirò e cambierò mestiere.
 
E’ vero che ha costruito un villaggio per gli attori e per riuscire meglio a fare teatro?
Noi non abbiamo costruito un villaggio. Tutto è nato dal nostro primo pensiero, da cosa abbiamo per fare teatro, soprattutto in un Paese come la Bolivia dove non si spende un solo centesimo per la cultura e per l’arte e dove non esisteva un teatro che si potesse sostenere da sè. Esiste solo un teatro tradizionale. Io volevo creare una cosa da professionisti. Ho risparmiato molti soldi per costruire innanzitutto un posto dove lavorare, un posto nel quale accogliere gli attori, e ho comprato un equipaggiamento di luci. Affittare il tutto sarebbe costato troppi soldi. Volevo riuscire a sostenere il teatro con i proventi degli spettacoli. Sono 16 anni che ci stiamo riuscendo e, ancora oggi, siamo in grado di dire alla gente cose che interessano molto.
Un giorno io non ci sarò più e mi piacerebbe che la struttura da me creata servisse per altri artisti. Deve essere considerata una piccola oasi dove altri artisti possano dire la loro.
 
Quindi esiste anche una componente di formazione dell’artista?
Formare altri attori, con altre estetiche. Il problema più grande non è formare gente che la pensa come te. Il vero problema è formare persone che abbiano le loro vedute. Gli allievi devono ‘tradire’ i maestri. Ad un certo punto devono andare per i cavoli loro. Questa è l’unica forma di rispetto possibile.
 
Come mai in sud america gli artisti sono più legati agli argomenti di rilevante importanza sociale? Forse per la storia del continente?
Te lo dico con una frase di Quiroga: ‘il benessere addormenta’. L’America Latina non è poi così disperatamente bisognosa, però è un luogo dove non essere attenti al sociale significa essere complici di qualcosa. Noi siamo più attenti al sociale perché il sociale irrompe a casa nostra. Non puoi ignorarlo. Non c’è nessun argomento sociale che giustifichi il lavoro artistico. Il lavoro artistico si giustifica per come lo fai. Non è l’argomento che giustifica il tuo lavoro, altrimenti sarebbe troppo facile. Anzi molto spesso trovi persone molto sensibili politicamente, che però non hanno capacità artistiche perché hanno troppa pietà e poca crudeltà. E la pietà è utile nell’etica, ma nell’estetica è più utile la crudeltà. Questo è molto importante.
 
I suoi spettacoli sono quasi sempre correlati alla realtà in cui viviamo, qual è la chiave di lettura fra il teatro e il senso della vita?
Pessoa diceva: “L’arte interroga la vita. L’arte sta a fianco della vita”. Noi viviamo raccontando tutto quello che ci succede, arrivando anche a mentire a noi stessi. Agli artisti non basta raccontare se stessi. Devono creare un’opera. Opere che poi sintetizzano gli aspetti più importanti della vita. E’ questo il ruolo che mi interessa nel lavoro del teatro.
 
Quindi possiamo dire che ci sarà una sorta di aiuto per le generazioni che verranno da parte dell’arte?
Sono convinto che l’arte sia parte dello spirito. Anche quando diventa blasfema, provocatoria, oscena. Perché in questi casi l’arte evidenzia un’ipocrisia o un’oscenità maggiore, che è quella della nostra società. Brecth lo diceva in modo molto chiaro: “Quando la morale di una società puzza è molto utile che l’arte diventi amorale e provocatoria. Noi viviamo in un mondo fatto di icone false. Le icone di oggi sono legate al consumismo, alla corsa agli acquisti. Dietro a questo però c’è la solitudine e l’angoscia della nostra società. Il teatro ha la qualità immensa di dire alle persone ‘Io esisto’.
 
Cosa è cambiato negli ultimi 30 anni in America Latina? E soprattutto nei paesi che lei conosce bene, Argentina e Bolivia?
Trent’anni fa in America Latina c’erano le dittature. Cosa è cambiato da allora? Qual è stato il risultato di queste tirannie? Solo l’esilio di molte persone. La distruzione, l’annientamento della possibile classe dirigente diversa, alternativa, che non era affatto comunista e tanto meno violenta, come dicevano un tempo, e l’imposizione di un modello economico. Su questo modello economico sono cresciute anche democrazie corrotte e perverse. Come quelle di Menem in Argentina, o in Bolivia dall’82 a oggi. L’unico diritto umano che si rispettava era quello del voto, e spesso nemmeno quello. E’ notizia di questi giorni che in Bolivia hanno iniziato solo adesso a distribuire i ‘carnet’ (le tessere elettorali) a circa due milioni di persone (su una popolazione di 8 milioni di abitanti), soprattutto contadini. Queste persone, che magari hanno già sessant’anni, non hanno mai potuto esprimere il loro voto, perché nessuno si è mai preoccupato di dare loro un documento di nascita. Questa è stata per anni la realtà della Bolivia. All’Argentina degli ultimi anni è andata meglio. Il nuovo presidente ha da subito rivendicato i diritti umani e cerca di creare una nuova industrializzazione per la nazione. Per quello sono fiducioso. Con il Teatro de los Andes stiamo cercando di far capire a tutti che quando si dice che la Bolivia fa parte dell’asse del Male, che è governata da un narco-trafficante e che è uno stato canaglia, questo non è vero. Non è vero.
 
Cosa resta in un uomo che ha conosciuto una dittatura, uno stato militare? E’ mai tornato in Argentina, nei luoghi della sua infanzia?
Certo, si torna sempre, nei luoghi della giovinezza, e si commette un errore. Come dice Rilke: ‘La patria dell’uomo è la sua infanzia’, e tutti i ricordi sono legati all’infanzia. Io nei luoghi della mia giovinezza ci sono tornato e sono rimasto disilluso. Quelle grandi porte che ricordavo erano diventate piccole, ma in realtà ero io che ero diventato grande. Alla fine il ‘luogo’ non ha colpe, è il ricordo che fa male e ti illude.
Io sono tornato in America Latina con l’enorme tristezza dovuta alla sconfitta dei movimenti sociali degli anni ’70 e con la speranza di poter ancora credere di cambiare le cose.Soprattutto con il ricordo di quello che Antonio Gramsci definiva ‘il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà. Credo che sia quello che ci muove in questo momento. Credere sempre che puoi fare qualcosa e però sapere che probabilmente non riuscirai a fare niente.
 
Tutte le volte che torna in Italia, che Paese trova?
L’Italia è una seconda, terza patria. Amo molto l’Italia. In questi anni l’ho trovata peggiorata. Sembra un paese che ha perso la bussola. Quella che indicava chi sono stati gli italiani. Gli italiani hanno un’idea sbagliata degli immigrati. Non si ricordano che in Argentina, ad esempio, sono moltissimi gli italiani emigrati per lavorare. Dimenticare questo è un errore. Secondo me nella scuola italiana dovreste studiare molto bene il periodo storico che riguarda l’emigrazione verso altri stati. Questo aiuterebbe a capire come si accolgono ‘gli altri’, visto che anche gli italiani, in alcuni paesi del mondo, sono stati accolti molto male. Questo però non deve servire da giustificazione per accogliere male chi arriva in Italia.
 
Perché una persona dovrebbe venire a vedere un suo spettacolo?
Perché spero che vedendo un mio spettacolo veda qualcosa di sé che lo inquieti. Io vorrei divertire e commuovere il pubblico. Vorrei riuscire a non far dormire sonni tranquilli alle persone che assistono a questi spettacoli. Mi piacerebbe che si svegliassero la notte e pensassero: “Ma che cosa mi ha detto questo qua?”. Vorrei che riconoscessero se stessi nelle emozioni che hanno vissuto durante lo spettacolo.
postato da: anticap alle ore 10:20 | link | commenti (1)
categorie: bolivia
mercoledì, 17 ottobre 2007

17 OTTOBRE 2003, HACE CUATRO ANOS

Goni y BushNel 2003, El Alto fu al centro della Guerra del Gas, in questi giorni in città ci sono ancora proteste ma per altri motivi, contro la criminalità e la prostituzione.
Quattro anni fa si trattò di manifestazioni represse con la legge marziale, promulgata il 12 ottobre 2003, che portò a decine di morti.
La protesta, iniziata contro la vendita del gas alle compagnie straniere, si trasformò in rivolta contro un sistema sociale ed economico governato da affaristi ed esplose nel mese di ottobre. Gonzalo Sánchez de Lozada (Goni), l'allora Presidente della Repubblica, sempre più in difficoltà non cedette alla richiesta di rinuncia che si levava a gran voce e mobilitò l'esercito, anche sotto la pressione statunitense. Da più parti organizzazioni sindacali marciarono su La Paz, nonostante il divieto, e le strade si macchiarono del sangue della repressione. La polizia e l'esercito non esitarono a sparare.
Intanto da giorni la capitale La Paz era accerchiata da minatori, cocaleros e contadini indigeni, appoggiati da sindacati, Coordinadora del gas e ampi strati della società: esigevano la rinuncia di "Goni".
Rinuncia che avvenne il 17 ottobre del 2003, Goni scappò miseramente su un elicottero e si rifugiò, tanto per cambiare, negli USA, dove ora fa la bella vita, invece di essere estradato, cosa richiesta dalla Bolivia e non concessa dagli Usa a tutt’oggi, perché è accusato di genocidio e massacro. I morti in totale furono 67, è di ieri la notizia che un ferito di quegli scontri è deceduto in ospedale.
Questo articolo è tratto da TELESUR.
A
Duelo en Bolivia a cuatro años de la masacre bajo el mando de Sánchez de Lozada
El ex presidente boliviano renunció el 17 de octubre de 2003 y el Congreso Nacional eligió a Carlos Mesa como el nuevo mandatario. En ese momento la convulsión social bajó, pero empezó el pedido de juicio de responsabilidades por las numerosas víctimas.
 
Para rendir homenaje a los mártires de la masacre boliviana de octubre de 2003, que dejó 67 personas muertas y otras 400 heridas en las cercanías de La Paz, movimientos sociales bolivianos declararon para el miércoles duelo nacional y paro de 24 horas con movilizaciones.
 
Esos episodios donde se reclamaba la nacionalización de los hidrocarburos y la convocatoria a una Asamblea Constituyente terminaron en la dimisión y huida a Estados Unidos de Sánchez de Lozada, justo cuando se celebraban los 21 años de vigencia ininterrumpida de la democracia en el país.
 
Es por ello que a cuatro años de los enfrentamientos, los familiares y víctimas siguen pidiendo a Estados Unidos la extradición del ex presidente y sus ministros, dado que es el gobierno de George W. Bush el que obstaculiza el proceso judicial, según denuncia el actual gobierno boliviano.
 
Ya el pasado mes de septiembre, familiares de las víctimas interpusieron una demanda civil en tribunales estadounidenses contra el ex presidente de ese país, señalado como el responsable principal en estos sucesos.
 
El grupo reclamó compensaciones de Sánchez de Lozada y piden que sea juzgado por los cargos de asesinatos extrajudiciales, crímenes contra la humanidad, y violación a los derechos a la vida, libertad y la seguridad personal y asociación y reunión.
 
La vicepresidenta de la Asociación de Heridos del 2003, Elena Cullawa, manifestó que "estamos pidiendo la extradición de Sánchez de Lozada y sus ministros, porque se ha derramado sangre de nuestros hermanos y eso no puede quedar en la impunidad".
Un minuto di silenzio
Estas iniciativas coinciden con la conclusión del período de presentación de pruebas del llamado "octubre negro" y sólo se espera por la acusación formal del Fiscal General por cargos de genocidio, la extradición del ex mandatario boliviano Gónzalo Sánchez de Lozada, exiliado en Estados Unidos, entró en una fase decisiva.
 
Precisa Rogelio Mayta, abogado que representa a las víctimas de la represión de 2003 en Bolivia, que "la Fiscalía ahora podrá determinar si alguno de los imputados queda fuera de la causa o todos enfrentan el juicio oral, en alusión a Carlos Sánchez y Jorge Berindoague, ex ministros de Defensa e Hidrocarburos, respectivamente, considerados cómplices del ex jefe de Estado".
 
Y es que, de acuerdo con el informe, "hay suficientes indicios para acusar a otros 17 funcionarios de esa gestión por la represión militar de hace cuatro años", cuando los movimientos sociales bolivianos salieron a defender su soberanía, sus derechos y sus bienes naturales: "el gas y los hidrocarburos".
 
Pero pese a los retrasos y trabas legales, quienes reclaman tienen presente que los cargos de responsabilidad contra Sánchez de Lozada no prescriben y que el tiempo no es importante en la búsqueda de responsables de ese delito. En el mejor de los casos se calcula que en diciembre de este año podría iniciarse el juicio oral y las sentencias se conocerían en junio de 2008.
 
En tanto, se prevé que Sánchez de Lozada enfrente un juicio penal por lo que pagará condena y otro civil que demanda resarcimiento económico a las víctimas.
 
Per saperne di più:
http://www.selvas.org/newsBO1304.html
 
http://www.selvas.org/newsBO0404.html#Anchor-Tratto-60133
 
http://bolivia.indymedia.org/node/1747 
postato da: anticap alle ore 12:03 | link | commenti (2)
categorie: bolivia
martedì, 16 ottobre 2007

Bolivia dice adiós a un glaciar

Marina Forti
 
climbing_ChacaltayaEl monte Chacaltaya, en los Andes bolivianos, a sólo una treintena de kilómetros de la capital La Paz, tiene una fama única. No tanto por su altitud: con 5421 metros sobre el nivel del mar no alcanza a muchas de las vetas vecinas, entre las cuales se cuentan el Illimani (6462), el Condoriri (5696) y el espléndido Huayna Potosí (6088 metros), una de las cimas más bellas del mundo. Su glaciar, sin embargo, es uno de los más altos de Sudamérica. Hospeda también el laboratorio de investigación astrofísica más alto del mundo, importante por sus investigaciones sobre los rayos gama (rayos cósmicos). Exhibe también un skilift mecánico (fue construido en 1939), cosa que la hace la estación de esquí más alta del mundo, además de la más cercana al ecuador. Seguramente el único lugar de deporte invernal en donde se puede esquiar en torno a los 5300 metros, después reposar en un refugio (administrado por el Club Andino Boliviano) contemplando el lago Titicaca y comiendo sopa de quinoa, un cereal andino. Dejando de lado el esquí, para los habitantes de La Paz el glaciar es un lugar de paseos familiares.
 
Pero todo esto será pronto un recuerdo lejano. El glaciar Chacaltaya de hecho está desapareciendo, víctima del cambio del clima: uno de los primeros glaciares destinados a desaparecer a causa del calentamiento generalizado de la atmósfera terrestre. Por esto es famoso: el glaciar boliviano ofrece una visión anticipada de lo que sucederá sobre muchas vetas y cadenas montañosas del planeta.
 
El Chacaltaya, que en lengua aymará significa "camino frío", es un glaciar más bien antiguo, tiene más de 18 mil años. En los últimos veinte perdió el 80% de su superficie. En efecto, las fotos turísticas exhibidas en el refugio del Club andino muestran una lengua de glaciar de 500 metros de longitud: las fotos más recientes muestran, en cambio, dos placas de glaciar separadas de alrededor de 60 metros por veinte; es todo lo que queda. En la estación húmeda cae la nieve, que ofrece todavía una visión sugestiva, pero luego se derrite velozmente.
 
Edson Ramírez, uno de los mayores especialistas en glaciares de Bolivia, que observa el Chacaltaya con un equipo de científicos desde 1995, le explicaba hace poco a la BBC que el derretimiento se aceleró de manera impresionante a partir de los años '80, y continúa cada vez más velozmente. Tanto que su grupo ha revisado muchas veces su previsión sobre la desaparición definitiva: "Hasta no hace mucho tiempo atrás pensábamos que sería en el 2015, ahora pensamos que podría ser este año, o el próximo" ("Farewell to a meeting glaciar!, BBC news, 3 de abril de 2007).
 
Dentro de un año o dos, por lo tanto, el glaciar Chacaltaya no existirá más. La desaparición del Chacaltaya tiene diversas consecuencias. Los glaciares andinos son la reserva que garantiza el aprovisionamiento de agua potable para ciudades como La Paz y la vecina El Alto, que, juntas, tienen cerca de 2 millones de habitantes. En efecto, la capital boliviana se sirve de un reservorio ubicado a los pies de los montes Tuni Condoriri, del que proviene el 80% del agua de su acueducto. El reservorio recibe agua de los montes circundantes: en la estación seca, los glaciares escurren lentamente el agua. El hecho es que la totalidad de los 15 glaciares que circundan la zona se están retirando, su superficie ha disminuido más de un tercio entre 1983 y el 2006. Parece que cinco de ellos están ya virtualmente desaparecidos – el próximo será el Chacaltaya. Los expertos piensan que cerca del 60% del agua del reservorio del que se sirve La Paz es producto del derretimiento de los glaciares. En otras palabras, las reservas están destinadas a disminuir, mientras que la población de la capital y de El Alto aumenta por la llegada de muchos inmigrantes de las zonas rurales del país. Las autoridades prevén que ya en el 2009 la demanda de agua será superior a la disponibilidad, y piensan en equiparse para contener y distribuir la que cae en la estación de las lluvias (o de la nieve), probablemente construyendo diques para crear nuevos reservorios. Así un país andino, que no es uno de los mayores responsables de las emisiones de gas de aserradero que están calentando la atmósfera terrestre, es uno de los primeros países en hacer las cuentas con un clima cambiado.
 
Marina Forti es una periodista especializada en problemas ecológicos y mediombientales que escribe regularmente en el cotidiano comunista italiano Il Manifesto.
Traducción para www.sinpermiso.info: Ricardo González-Bertomeu
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lunedì, 15 ottobre 2007

Evo anula el Bonosol y crea una renta de Bs 200 al mes

Anziana AyamaraQualcuno dirà che non va bene, che è poco, che non basta, ecc., però, ecco un esempio di un piccolo cambiamento in positivo.
Evo, dopo le polemiche con gli enti locali, ha proposto di modificare quella che da noi è la “pensione sociale” per gli anziani.
Sostanzialmente si passerà da 1.800 a 2.400 boliviani all’anno per tutti gli anziani oltre i 60 anni (e non più 65 come è ora). Inoltre chi ha già una qualsiasi rendita riceverà solo la metà (100 Bs invece che 200).
Ricordo che 200 Bs sono 20 Euro, ma in Bolivia lo stipendio minimo è di 500 Bs.
La pensione, e questo aveva fatto arrabbiare molti enti locali, si finanzierà con gli introiti delle imposte sugli idrocarburi.
La pensione verrà chiamata rendita vitalizia "dignità" e dovrà essere approvata dal Congresso entro l'anno. Se però il Congresso non provvederà in tempo (cosa possibile al Senato), verrà fatto un decreto presidenziale.
 
Evo anula el Bonosol y crea una renta de Bs 200 al mes
El Gobierno pagará desde el 2008 la renta de vejez con recursos del IDH. El Presidente enviará un proyecto de ley al Congreso. Si no se aprueba la norma, dictará un decreto supremo. 
La Razon del 14 ottobre 2007
 
El Bono Solidario, más conocido como Bonosol, desaparecerá a fin de año y, desde el 2008, se pagará una renta vitalicia de vejez llamada Dignidad.
El Bonosol es de 1.800 bolivianos y se paga a los mayores de 65 años sin distinción. En cambio, la renta Dignidad llegará a los mayores de 60 años y será de 200 bolivianos mensuales para los ancianos que no tengan renta de jubilación y de 100 bolivianos para aquellos que la tengan.
 
La renta se financiará exclusivamente con recursos del Impuesto Directo a los Hidrocarburos (IDH) que se reparte a las prefecturas, municipios, universidades y al Tesoro General de la Nación (TGN).
 
La nueva medida irá este lunes al Congreso en forma de proyecto de ley, pero, si no se aprueba, el presidente Evo Morales aplicará el nuevo beneficio por decreto desde el próximo año.
 
El Mandatario hizo el sorpresivo anuncio ayer en un mensaje a la nación desde el Salón de los Espejos del Palacio de Gobierno y tras una semana de intercambio de críticas con los prefectos opositores al Gobierno, alcaldes y representantes de las universidades públicas, porque se les había reducido una parte de su ingreso del Impuesto Directo a los Hidrocarburos (IDH) para cumplir con el pago del Bonosol.
 
El Presidente anunció que las resoluciones biministeriales que recortaban esos recursos quedan anuladas y que, en lo que resta del año, el Bonosol se pagará con recursos del TGN.
 
“El Gobierno nacional ha decidido lanzar una propuesta para garantizar una demanda histórica, un beneficio a las personas de la tercera edad; estoy enviando el lunes (mañana) al presidente del Congreso, al compañero Álvaro García Linera, para su aprobación, un proyecto de ley que creará la renta universal y vitalicia de vejez Dignidad”, declaró Morales luego de ratificar que a partir del 2008 se dejará de pagar el Bonosol, beneficio que se otorga desde 1997.
 
La propuesta del Jefe de Estado fue rechazada por algunas prefecturas, alcaldías y universidades, porque se les disminuirá su presupuesto por el IDH. Samuel Doria Medina (UN) y el ex ministro y diputado Jorge Torres calculan que el Estado subirá su gasto de $us 120 millones a 180 ó 200 millones por el aumento del universo de beneficiarios y el monto de Bs 1.800 a Bs 2.400.
 
“A partir de enero de este año (2008) cada persona recibirá 200 bolivianos al mes, al año recibirá 2.400 bolivianos. Pero también quiero decir a nuestros compañeros rentistas, a esa gente que tiene renta mensual, se dará el 50 por ciento de esta renta universal de vejez Dignidad”, explicó. Agregó que espera que los jubilados que reciben al mes entre Bs 5 mil y 8 mil puedan renunciar a esta renta en solidaridad con otras personas que lo necesitan.
 
Morales señaló que el Gobierno y el Estado no tienen por qué “hablar de solidaridad” con las personas de la tercera edad, ya que el Ejecutivo y el Estado tienen la obligación de “garantizar la renta vitalicia”, agregó.
 
“Esta renta será pagada con recursos del IDH, así será sostenible, porque la plata del IDH no es del Evo Morales, no es del alcalde o del prefecto, la plata del IDH es del pueblo boliviano que luchó por la modificación de la Ley de Hidrocarburos; más del 60 ó 70 por ciento seguirá invirtiéndose en obras, pero sí esos recursos naturales tendrán que llegar al bolsillo de la gente que necesita”, agregó el Jefe de Estado.
 
Explicó que para el pago de la renta Dignidad se recurrirá a los recursos del IDH para garantizar la sostenibilidad del pago de la renta, debido a que, actualmente, para hacer efectivo el Bonosol incluso se recurre a la venta de acciones de las empresas capitalizadas. “Más del 60 ó 70 por ciento (del IDH) seguirá invirtiéndose en obras, pero sí esos recursos naturales tendrán que llegar al bolsillo de la gente que necesita. El Primer Mandatario lamentó que hasta ahora se haya hecho un manejo político del pago de este beneficio.
 
Morales indicó que la mayor parte de la renta de vejez recibirá mensualmente Bs 200, porque el 80 por ciento de personas mayores de 60 años no están jubiladas.
 
Las regiones, municipios y universidades se adelantaron a rechazar la medida.
 
Las características de ambos beneficios:
BONOSOL
Beneficiarios • Llega a todos los mayores de 65 años. Sus potenciales receptores son quienes tenían 21 años en 1995.
Monto • Reciben un monto anual y único de Bs 1.800, el día de sus cumpleaños o después.
Recursos • El dinero que es empleado en la distribución de este beneficio proviene de las empresas capitalizadas.
 
RENTA DE VEJEZ
Beneficiarios • Lo recibirán todas aquellas personas que hayan cumplido 60 años de edad, a partir del 2008.
Monto • Cada mes recibirán Bs 100 los jubilados y Bs 200 los que no tienen una renta.
Recursos • Este beneficio tendrá como fuente de financiamiento al Impuesto Directo a los Hidrocarburos (IDH).
 
Una década de beneficio a los ancianos
El Bono Solidario (Bonosol) fue creado en 1997, durante el primer gobierno del presidente Gonzalo Sánchez de Lozada; debido a factores de sostenibilidad, en 1998 fue reemplazado por el Bolivida.
El Bonosol, destinado a beneficiar a las personas de la tercera edad, debía sostenerse con la rentabilidad de las empresas capitalizadas.
La baja rentabilidad de estas empresas hizo que el ex presidente Hugo Banzer (1998 al 2001) implemente el beneficio con el nombre de Bolivida, rebajándolo de 247 a 60 dólares.
El 2002, con el retorno al gobierno de Sánchez de Lozada, no se pagó el beneficio y se redactó la Ley 2427 fijando el monto del pago en 1.800 bolivianos para los mayores de 65 años, y disponiendo la cobertura de los gastos funerarios.
La Ley 2427 está vigente del 1 de enero del 2003 al 31 de diciembre del 2007. Manda que la Superintendencia de Pensiones debe ser la responsable de definir el nuevo monto.
El presidente Evo Morales anunció que creará la renta vitalicia Dignidad.
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venerdì, 12 ottobre 2007

Oggi si assegna il Premio Nobel per la Pace

Anche se sarà molto difficile che vinca (anzi diciamo pure impossibile), io penso che il Nobel per la Pace a Evo sarebbe stato importante per la Bolivia e il Sud America. Come segno di attenzione, come stimolo al cambiamento, e come riconoscimento di cui andare fieri (per tutti i boliviani); anche se non sono pochi, i boliviani, che proprio non lo vorrebbero (e secondo me sbagliano). Chissà, magari rimarranno delusi, da un’improvvisa illuminazione svedese.
Si accettano scommesse su chi vincerà…
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giovedì, 11 ottobre 2007

L'America latina si fa la sua banca

p_11_10_2007Annunciata a Rio de Janeiro la nascita del Banco del Sur su iniziativa dei presidenti Chavez e Kirchner
Sette i paesi fondatori. Per integrare il Cono sud e liberarsi dal giogo di Fmi e Banca mondiale
Maurizio Matteuzzi, il manifesto del 10 ottobre 2007
 
Il Banco del Sur, la creatura concepita nel febbraio scorso dal venezuelano Hugo Chavez e dall'argentino Nestor Kirchner nascerà giusto 9 mesi dopo il concepimento e il battesimo, fissato a Caracas per il 3 novembre, sarà celebrato dai presidenti dei 7 paesi che sono i padri - o i padrini - della creatura: Venezuela, Argentina, Brasile, Bolivia, Ecuador, Uruguay e Paraguay.
La decisione, presa lunedì a Rio de Janeiro dai i ministri delle finanze dei 7 paesi, può costituire una grandissima novità. Ma può risolversi anche nell'aggiunta di una nuova sigla inutile all'infinità di sigle e istituzioni che costellano l'America latina, ma che finora non hanno funzionato né cambiato il corso delle cose.
La Banca del Sud dovrebbe assumere «un ruolo centrale nella nuova architettura finanziaria della regione». Dovrebbe significare la fine del protagonismo (nefasto) del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, responsabili dei disastri economici e sociali degli ultimi 20-25 anni in America latina. Dovrebbe rilanciare il processo d'integrazione nel Cono sud. Dovrebbe contrastare l'influenza politico-economico-finanziaria degli Stati uniti.
Dovrebbe. Se poi sarà così è un altro discorso. Un sintomo estremamente positivo è l'adesione del grande Brasile (e in minor misura dell'Uruguay, pericolosamente pencolante verso un trattato di libero scambio con gli Usa), molto tentato dal suo nuovo ruolo di global player ma all'interno delle regole del «mercato». Tempo fa il ministro delle finanze brasiliano, Guido Mantega, aveva espresso seri dubbi sull'entrata del Brasile. Ora quei dubbi sembrano superati. L'incontro di Rio ha anche risolto uno dei nodi più spinosi sul tavolo: la parità di voto dei soci fondatori indipendentemente dall'apporto di capitale di ciascuno (e questa è una delle grandi differenze in positivo rispetto a Fmi e Bm), che non è stato ancora definito. Pare che il Brasile volesse un diritto di voto differenziato a seconda delle quote di capitale e che invece sia prevalsa la tesi chavista di un voto uguale per tutti. Non si sa ancora quale sarà il capitale iniziale della Banca. Si era parlato di 7 miliardi di dollari, poi di 3 miliardi, costituiti dal trasferimento di parte delle riserve di ciascun paese (solo quelle in dollari, euro e yen giapponesi di Brasile, Argentina e Venezuela toccano i 154 miliardi di dollari). La sede principale sarà a Caracas e succursali saranno aperte a Buenos Aires e Caracas. Gli obiettivi che si propone sono lo sviluppo economico e sociale dei paesi membri per accelerare l'integrazione latino-americana e ridurre le asimmetrie esistenti (l'assenza di meccanismi tipo quelli dell'Unione europea per ridurle è stata una delle principali ragioni dello stallo del Mercosud). La Banca del Sud dovrebbe finanziare progetti di infrastruttura regionali (come il tratto Bolivia-Argentina del grande gasdotto del sud capace di portare il gas venezuelano e boliviano all'intera regione) ma anche iniziative che tentino di riequilibrare gli investimenti fra paesi membri e ridurre la povertà, l'esclusione sociale e le enormi diseguaglianze che restano ferite aperte della regione anche ora che è in buona fase politico-economica . Il tutto senza più il cappio al collo di tassi d'interesse usurai che hanno reso la «deuda externa» dell'America latina una «deuda eterna».
La nascita della Banca del Sud arriva in un momento di snodo decisivo per il futuro dell'America latina. Domenica il Costa Rica, con uno strettissimo margine 51-49%, ha detto sì al Cafta, il trattato di libero scambio fra i paesi del Centro America e gli Stati uniti (era l'unico a non averlo ancora ratificato e una vittoria del no sarebbe stato un durissimo colpo per Washington). A giorni sarà ufficialmente annunciato il Plan Mexico, un programma di aiuti da un miliardo di dollari per «la guerra contro il narco-traffico» con cui gli Usa cercano di ripetere il Plan Colombia in salsa messicana. Giorni fa l'Ecuador ha votato per una costituente chiamata a «rifondare» il paese - come in Venezuela e Bolivia - e il presidente Correa ha annunciato un secco aumento delle imposte per i guadagni extra delle compagnie petrolifere (da 50-50% a 99-1%). Segnali contrastanti. La partita è aperta e il Banco del Sur potrebbe essere un gran colpo.
 
Fmi e Banca mondiale, vent'anni di ricatti e disastri
Antonio Tricarico*
 
Il Banco del Sur è una grande scommessa e una sfida al sistema politico-finanziario internazionale. Che però non è ancora defunto
 
Nascerà la Banca del Sud, ma il Fondo monetario internazionale a cui la nuova istituzione regionale si contrappone non muore ancora. E sono in molti quelli che chiedono giustizia nei confronti delle responsabilità storiche del Fondo monetario, per i vent'anni di liberismo sfrenato che hanno fatto man bassa dell'intervento statale, in particolare in America latina, disintegrando le strutture sociali di società già deboli in uscita da pesanti dittature.
Gli aggiustamenti strutturali propinati dall'Fmi e dalla sorella Banca mondiale nascono, infatti, proprio alla metà degli anni '80. Una risposta per porre rimedio alla prima crisi del debito, in Messico nel 1982. Ricette pure neo-liberiste, che includono privatizzazione degli enti pubblici, liberalizzazione dei mercati di capitali, merci e servizi, drastica riduzione delle spese sociali, il tutto per ottenere moneta pregiata e ripagare i pesanti debiti contratti negli anni '60 e '70 e poi schizzati alle stelle dopo la rottura del sistema monetario internazionale voluta dalla Casa bianca.
L'America latina è la regione che per prima applica scientificamente le ricette del Fondo, arrivando ad estremi senza paragoni. Sotto la scure del Fondo passano i sistemi sanitari e di quelli previdenziali, ma soprattutto si verifica la svendita di proprietà nazionali. Dopo le nuove crisi del debito di inizio anni '90, il controllo dell'inflazione in paesi fragili che devono ancora intraprende un processo di accumulazione e di sviluppo diventa ossessivo, ed il costo del denaro è così alto da non permettere nessun investimento locale, mentre le banche ed i risparmi locali sono tutti ormai sotto il controllo straniero. Emblematico il caso brasiliano degli anni '90, con la moneta è ancorata decisamente al dollaro. Si arriva persino alla completa «dollarizzazione» dell'Ecuador alla fine del 1999 con devastanti impatti sociali, e quindi alla crisi Argentina alla fine del 2001, ovvero il paese modello in assoluto del Fondo sotto la presidenza Menem, che collassa poco dopo.
Arginato a mala pena il propagarsi della crisi asiatica al Brasile nel '98, nel caso dell'Argentina l'istituzione di Washington prova a crisi in corso a cambiare rotta, ma nulla può. Il crollo argentino e le ripercussioni in mezzo mondo, Italia inclusa, mostrano che il re è nudo.
Da qui l'inizio dell'emancipazione e della rinascita politica dell'America latina. Per reagire alla crisi di legittimità, negli ultimi anni l'Fmi cerca di rifarsi un'immagine mettendo al centro del suo approccio le strategie di lotta alla povertà concordate con la Bm. Peccato che ai prestiti siano legate le solite odiose condizioni economiche. Ma le economie emergenti hanno iniziato a ripagare il proprio debito al Fondo e si emancipano (Brasile ed Argentina in testa). E tra i paesi più poveri si guarda ad altre fonti di aiuto e finanziamento. Idem il Venezuela di Chavez. L'aumento del prezzo del petrolio e la spinta finalmente al rialzo dei prezzi di diverse commodities e derrate alimentari, dopo l'ingresso della onnivora potenza cinese sul mercato mondiale, sostengono una situazione macro-economica senza precedenti da decenni ed il Sud America coglie l'occasione unica.
Vedremo quale sarà la reazione del Fmi e degli stati del G-8 che ancora lo controllano, consci che i paesi sudamericani non hanno molte riserve valutarie e che in caso di crisi finanziarie potrebbero non essere autosufficienti. Forse non basterà concedere più potere di veto ai paesi latino-americani per arginare quella che appare la più grande sfida politico-economica mossa alle istituzioni di Bretton Woods negli ultimi 60 anni.
*Campagna per la riforma della Banca mondiale
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