Viva Bolivia

"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

Chi sono

Utente: anticap
"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975

Commenti recenti

Links

* ADITAL
* Agencia Boliviana de Informacion
* Ahora Bolivia
* Andinamedia
* BBC MUNDO
* Bolpress
* Cambio
* Econoticias Bolivia
* El Deber
* El Mundo
* El Pais
* il manifesto
* Indymedia Bolivia
* La Epoca
* La Jornada
* LA NUOVA CPE!
* La Prensa di La Paz
* La Razon
* Noticias en video
* Rebelion
* Red Erbol
* Red Voltaire
* Rivista Latinoamerica
* Tinku
§ Adozioneinternazionale.net
§ Amici dei bambini
§ Amici Trentini
§ Associazione Hogar
§ Blog Adoplandia
§ Blog Diario in Bolivia
§ Blog Hanoi e ritorno
§ Blog Il faro dell'adozione
§ Blog Il mio Fabio
§ Blog Il nostro viaggio per ...
§ Blog Io mammo tu mammi ...
§ Blog La aventura continua
§ Blog PiccoloGirasole
§ Blog Post-Adozione
§ Blog Sbabbablog
§ Blog Storia di un'adozione
§ Blog Viaggio in Colombia
§ CAI
§ Dia de Bolivia
§ El Rincon Boliviano
§ Genitori si diventa
§ Infoadozione
§ Istituto La Casa
§ Le radici e le ali
§ Mammeonline
§ stramba.net
Blog A Cochabamba me voy
Blog Agenda Latinoamericana
Blog America Latina - Altri occhi...
Blog americalatina
Blog Andres Pucci
Blog Annalisa Melandri
Blog Bolivia Rising
Blog Bolivianos en Bergamo
Blog BoliviaSol
Blog Camminare domandando
Blog Casa de los Ninos
Blog Ciudadano K
Blog Collettivo La Rosa Bianca
Blog di Antonietta Potente
Blog di Barbara Meo Evoli
Blog di Gennaro Carotenuto
Blog from Bolivia
Blog Internazionale
Blog italo-sudamericani
Blog Katari.org
Blog La cholita escribe
Blog LaMalaPalabra
Blog Nuova America
Blog Selvas
Blog Verosudamerica
Blog Voluntarios en Sucre
Blogs Bolivia
Blogs de Bolivia
Colectivo Si Bolivia
Dizionario di spagnolo
El temible Wilka
Evo
Evo premio Nobel
Gaceta oficial de Bolivia
Istituto Ecumenico Andino
Know Bolivia
Radio Destello Solar
Radio AGBolivia
Sito A Sud
Sito ALBA
Sito Ambasciata a La Paz
Sito Aymara Uta
Somos Sur
Tiwy Bolivia
Ukhampacha Bolivia
Viva Bolivia en espanol!!
Viva Bolivia traduttore testi
Yaku

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 30 novembre 2007

SALE LA TENSIONE, OPPOSIZIONE PREPARA NUOVE PROTESTE CONTRO IL GOVERNO

BOLIVIA, 29/11/2007
 
La mobilitazione dell’opposizione conservatrice contro il governo del primo presidente indigeno, Evo Morales, è continuata a salire nelle ultime ore con la convocazione, da parte di Branko Marinkovic, presidente del ‘comitato civico’ (organizzazione che riunisce l’elite politica e imprenditoriale) di Santa Cruz, la regione più ricca del povero paese andino, di nuovi “atti di resistenza civile” a partire dal prossimo lunedì. Ma Marinkovic, noto imprenditore accusato tra l’altro dell’appropriazione indebita di migliaia di ettari di terra del popolo indigeno guarayo, è andato oltre: da lunedì ha proclamato uno sciopero della fame a oltranza “nazionale e a tempo indeterminato” dopo lo sciopero generale che ieri ha coinvolto oltre a Santa Cruz, anche gli altri cinque dipartimenti della cosiddetta ‘Medialuna’ orientale – Cochabamba, Beni, Pando, Tarija e Chuquisaca – che insieme assommano l’80% del Pil del paese, quasi due terzi del territorio e il 58% dei circa 10 milioni di boliviani; ma, scrive oggi il quotidiano ‘La Jornada’, “non tutti gli abitanti di queste regioni sostengono le decisioni dei loro dirigenti; in diversi dipartimenti è stato denunciato che la gente è obbligata ad appoggiare le misure annunciate, soprattutto a Santa Cruz, dove la cosiddetta ‘Union Juvenil Cruceñista’ – ‘ala dura’ del movimento indipendentista - ha commesso abusi per costringere la gente ad aderire allo sciopero”. Sempre Marinkovic ha preteso le “scuse” di Morales per le vittime degli incidenti di Sucre, capitale legale e capoluogo di Chuquisaca, dove lo scorso fine-settimana le proteste dei movimenti sostenuti dalla minoranza sono degenerate in violenze con almeno quattro morti, tra cui un poliziotto, dopo l’approvazione della bozza della nuova Costituzione, in assenza dell’opposizione. Obiettivo delle proteste delle oligarchie conservatrici sono ora le due leggi varate mercoledì dal Parlamento in un’aula disertata dalla minoranza: quella che istituisce una rendita vitalizia, la ‘Renta Dignidad’, per gli anziani meno abbienti finanziata col taglio del 56% le rendite dei dipartimenti derivate dalle imposte sugli idrocarburi (Idh) a tutti i dipartimenti, e la seconda che consente all’Assemblea Costituente di riunirsi da ora in poi in qualsiasi città del paese e non solo a Sucre, sua sede finora; in entrambi i casi il quorum è stato raggiunto grazie alla presenza di due senatori dell’opposizione, Abraham Cuellár, di ‘Unidad Nacional’ e Andrés Heredia, di ‘Podemos’. A queste si aggiunge un decreto, approvato ieri sera, con cui il governo ha annunciato l’espropriazione di 180.000 ettari di terre nel dipartimento di Chuquisaca per redistribuirle agli indigeni guaraní “ed eliminare il regime di schiavitù a cui questo popolo è stato sottomesso nei loro stessi territori ancestrali”. Gli ambasciatori dell’Unione Europea in Bolivia saranno a colloquio nelle prossime ore con Morales a cui recapiteranno una lettera diffusa lunedì dalla presidenza portoghese della Ue in cui si auspica “che la Bolivia possa trovare una strada di unità e consenso nell’ambito dell’Assemblea Costituente”. La Bolivia intanto sembra sempre più spaccata in due tra le tre regioni dell’altipiano andino, popolate per lo più da indigeni aymara e quechua, e le sei dell’est dove si concentra la popolazione meticcia e bianca.
Fonte MISNA
 
 
Evo va avanti, l'opposizione si «venezuelizza»
Riuscito solo in parte lo sciopero anti-Morales: indigeni in piazza per difendere costituzione e presidente. Foto hard: cacciato il ministro «di sinistra» Mamani.
Pablo Stefanoni, La Paz – il manifesto del 29-11-2007
 
Il presidente boliviano Evo Morales sembra deciso a tenere fermo l'obiettivo di piegare l'opposizione di destra e per questo fa appello alla sua base sociale più leale: i campesinos e gli indigeni. Nonostante le critiche dell'opposizione, la notte di martedì il Congresso ha approvato «il salario dignità», introito generalizzato per tutti quelli con più di 60 anni finanziato con un taglio delle risorse dei dipartimenti, nonostante le prevedibili resistenze dei governatori.
E, approfittando dell'assenza dell'opposizione, spaventata dalla presenza massiccia dei campesinos, il Mas, partito di governo, ha approvato di sorpresa una modifica della legge di convocazione dell'assemblea costituente che le consente di riunirsi lontano da Sucre. In questo modo si cerca di bypassare il clima ostile creatosi in questa città che esige di essere la «capitale piena» della Bolivia e non solo simbolica come finora. «Entro il 14 dicembre i boliviani avranno una nuova costituzione e diranno se la vogliono o no attraverso un referendum», ha detto ieri il vicepresidente Alvaro Garcia Linera non curandosi dei tentativi dell'opposizione e di vari dipartimenti di disconoscere «un testo scritto con il sangue dei boliviani».
Lo scorso finesettimana, la costituente, riunita in un liceo militare a Sucre e senza la presenza dell'opposizione di destra, ha approvato «in blocco» la nuova costituzione che prevede l'impossibilità di future privatizzazioni, misure in favore degli indigeni e la possibilità di rielezione illimitata del presidente, oltre al referendum revocatorio (come in Venezuela).
Ieri, in un contesto di crescente polarizzazione, 6 dei 9 governatori e i comitati civico-imprenditoriali sono riusciti a paralizzare parzialmente i rispettivi dipartimenti sull'onda del rifiuto della nuova costituzione e del taglio dei budget. «E' uno sciopero forte e pacifico», ha detto il presidente del Comité Civico di Santa Cruz, Branko Marinkovic, annunciando che «la resistenza civile contro un governo anti-democratico continuerà». Tuttavia, come in precedenti occasioni, militanti della Union Juvenil Cruceñista - un gruppo d'urto con forti connotati razzisti del movimento autonomista - sono poi usciti per le strade per scontrarsi con chi allo sciopero non voleva partecipare, in genere i venditori ambulanti quasi sempre provenienti dall'occidente andino del paese. In un clima tesissimo, a partire da lunedì diversi giornalisti e sedi di giornali sono stati aggrediti e Sucre è rimasta completamente paralizzata nel rifiuto delle violenze dello scorso fine settimana, mentre il ministero degli interni ha ordinato il ritorno in città alla polizia nazionale che si era ritirata dopo il saccheggio delle sue caserme e il furto dei suoi armamenti. Ieri numerosi detenuti, dopo la fuga di molti fuggiti approfittando degli scontri, sono restati all'interno del carcere per loro volontà.
Nonostante tutto, il successo dello sciopero è stato solo parziale. A Santa Cruz e Tarija l'adesione è stata massiccia, sfidata tuttavia da settori di campesinos e abitanti dei barrios popolari. A Cochabamba, la polizia ha impedito che gli scontri fra seguaci e oppositori di Evo Morales uscissero di controllo. Nelle radio di La Paz diversi ascoltatori ricordavano come, negli anni '90, gli imprenditori di Santa Cruz rifiutavano gli scioperi e i blocchi stradali organizzati dalle organizzazioni popolari in nome della produzione. Oggi è il governo di sinistra che chiede la pace sociale e la destra, con i suoi fuoristrada, a paralizzare città e bloccare strade.
Paradossalmente, con l'ossessione di Chavez, l'opposizione boliviana si è «venezuelizzata» più dello stesso governo e ha fatto propria la strategia del ritiro e della destabilizzazione. Così, gli oppositori di Morales si sono ritirati dalla costituente e martedì si sono rifiutati di partecipare alle sedute del Congresso. E, come gli anti-chavisti fino al golpe del 2002, l'ala dura dell'opposizione conservatrice sogna di cacciare Evo prima del tempo: l'ex-presidente Jorge Quiroga ha lamentato la virtuale «chiusura» del senato (controllato dall'opposizione) da parte del governo, per mano dei campesinos che, ha detto, avevano le foto dei senatori dell'opposizione «per identificarli e linciarli».
Nonostante tutto, con una popolarità del 60%, Evo Morales è deciso a portare il suo progetto di nuova costituzione al referendum, consapevole del forte discredito di un'opposizione ancora legata alle disastrose politiche neo-liberiste degli anni '90. E confida anche che la maggioranza dei boliviani inchiodi la destra - «che non tollera un indio alla testa della Bolivia» - per i morti di Sucre.
Ma la guerra sucia è aperta, come dimostra il caso di Abel Mamani, ministro senza portafoglio dell'acqua, licenziato ieri da Evo Morales dopo l'apparizione di alcune foto che lo ritraggono, semisvenuto, con una signorina disinibita. Mamani ha parlato di un ricatto che andava avanti da tempo.
a
a
El presidente boliviano, Evo Morales, parece decidido a perseverar en su objetivo de doblegar a la oposición de derecha y para esto apela a su base más leal: los campesinos e indígenas. Pese a las críticas opositoras, el Congreso aprobó en la noche del martes la “renta dignidad”, un ingreso universal a los mayores a 60 años financiado con un recorte de los ingresos a las regiones resistido por los gobernadores. Y, aprovechando la ausencia de la oposición, asustada por la vigilia campesina, el oficialista Movimiento al Socialismo (MAS) aprobó, por sorpresa, una modificación a la ley de convocatoria a la Asamblea Constituyente que la habilita a reunirse fuera de Sucre. Con esto se busca evitar el clima hostil de esta ciudad que demanda ser "capital plena" de Bolivia, y no sólo simbólica como lo es hoy. “Hasta el 14 de diciembre el país tendrá una nueva Constitución y los bolivianos dirán si la aprueban o la rechazan mediante referéndum”, insistió ayer el vicepresidente Álvaro García Linera desestimando la decisión de la oposición y varias regiones de desconocer “un texto escrito con sangre de los bolivianos”.
El pasado fin de semana, la convención constituyente, reunida en un liceo militar y sin la presencia de la derecha, aprobó “en general” una nueva Carta Magna que incluye “candados” a futuras privatizaciones, medidas en favor de los indígenas y la posibilidad de reelección indefinida del presidente junto a la figura del referéndum revocatorio. Ayer, en un contexto de creciente polarización, seis de los nueve gobernadores y dirigentes cívico-empresariales lograron paralizar parcialmente sus regiones en rechazo a la nueva Constitución y al recorte de sus presupuestos. “Es un paro contundente y pacífico”, evaluó en la tarde el presidente del Comité Cívico de Santa Cruz, Branko Marinkovic, y anunció que “seguirá la resistencia civil contra un gobierno antidemocrático” . Sin embargo, como en ocasiones anteriores, activistas de la Unión Juvenil Cruceñista –un grupo de choque del movimiento autonomista con fuertes tintes racistas-- salieron a las calles para amedrentar a quienes se negaban a cumplir el paro, fundamentalmente los vendedores de los mercados, en gran parte migrantes del occidente indígena del país. En un clima crispado, varios medios de comunicación fueron agredidos desde el lunes. Sucre se paralizó totalmente en rechazo a la violencia del fin de semana, mientras el Ministerio de Gobierno ordenaba el regreso de los policías, que abandonaron la ciudad luego del saqueo de sus cuarteles y el robo de su armamento. Ayer varios presos permanecían por su propia voluntad en la cárcel local.
Con todo, el acatamiento a la huelga fue parcial. En Santa Cruz y Tarija fue contundente pero desafiado por sectores campesinos y habitantes de barrios populares que buscaron formas de seguir con su vida normal. En Cochabamba, la policía evitó que pasaran a mayores los choques entre bloqueadores y partidarios de Evo Morales, que amagaron con enfrentarse en las calles. Como es habitual, los organizadores hablaron de una adhesión del 80% mientras que desde el gobierno central se leyó como “un fracaso”. En las radios de La Paz , varios oyentes recordaban cuando, en los años 90, los empresarios de Santa Cruz rechazaban las huelgas y bloqueos protagonizados por las organizaciones populares, en nombre de la producción. Hoy es el gobierno de izquierda el que pide paz social y la derecha, con camionetas 4x4, la que paraliza las ciudades y bloquea las rutas.
Paradójicamente, de tanto obsesionarse con Hugo Chávez, la oposición boliviana se “venezuelizó” más que el propio gobierno y tomó como propia la estrategia del repliegue y la desestabilizació n. Así, los detractores de Morales se retiraron de la Constituyente y el martes se negaron a concurrir a la sesión del Congreso. También, al igual que los antichavistas hasta el golpe de 2002, el ala dura de la oposición conservadora sueña con echar anticipadamente del poder a Evo Morales. En este marco, el ex presidente Jorge “Tuto” Quiroga se quejó del virtual “cierre” del Congreso por el gobierno, a causa del cerco campesino del Senado, controlado por la oposición, y denunció que los campesinos tenían fotos de los congresistas opositores para “identificarlo y lincharlos”.
No obstante, con una popularidad que continúa rondando el 60%, Evo Morales apuesta a que su proyecto constitucional llegue a referéndum y allí aprovechar el desprestigio de la oposición, vinculada a las políticas neoliberales aplicadas en los años 90 y hoy fuertemente desacreditadas entre la población. Además, confía en que la mayoría de los bolivianos responsabilice a la derecha –“que no tolera que un indio gobierne Bolivia”– por los muertos en Sucre.
postato da: anticap alle ore 10:35 | link | commenti (1)
categorie: bolivia
mercoledì, 28 novembre 2007

La Costituzione approvata a Sucre il 24 novembre

Grazie al El Forastero,  su Blogs Bolivia trovate la nuova Costituzione boliviana approvata il 24 novembre a Sucre.
postato da: anticap alle ore 13:38 | link | commenti (2)
categorie: bolivia

Diferencias entre las movilizaciones de Sucre y las de otras épocas

Pascual Serrano, Rebelión

Probablemente los choques violentos en la ciudad boliviana de Sucre, los muertos y las imágenes de policías les puedan retrotraer a muchas personas a periodos anteriores de represión y dictaduras en América Latina. Es importante percibir algunas diferencias.
Los opositores a Evo Morales se han escandalizado por el hecho de que los diputados de la Asamblea Constituyente estuviesen reunidos en un cuartel. El ex presidente derechista Jorge Quiroga habló de "una Constitución acuartelada”. Hasta hace poco, los militares latinoamericanos, y en especial los bolivianos, lo que hacían era disolver a los parlamentarios y tomar los parlamentos para instaurar regímenes militares. Sin embargo, lo que había en Sucre eran instalaciones militares “tomadas” por parlamentarios elegidos por los ciudadanos, y militares que les protegían de quienes querían disolverlos. Es un detalle a destacar. 
En los anteriores tiempos los muertos eran manifestantes que caían bajo balas de policías y militares. Ahora hay un policía linchado, Jimmy Quispe, cuyo cuerpo sigue sin aparecer y de los tres civiles muertos, se va sabiendo que, por ejemplo, el abogado de 29 años, Gonzalo Durán, murió por un proyectil calibre 22 ó 25 que no es el arma que utilizan los policías ni los militares bolivianos. Las otras dos muertes se siguen investigando, pero se sabe que José Luis Cardozo, de 19 años, falleció por las lesiones que le ocasionó también una bala en la cabeza y Juan Carlos Cerrudo recibió un fuerte golpe de un proyectil en el tórax que le provocó la muerte por hemorragia interna. La policía boliviana tenía prohibido el uso de armas de fuego, muchos de ellos ni las portaban, y sólo utilizó agentes químicos y en algunos casos balines se goma. Es otra diferencia con respecto a los muertos de las movilizaciones contra las dictaduras.
También durante los regímenes militares, los presidentes aparecían en televisión justificando su represión y muerte. En cambio, Evo Morales lanzó un mensaje a la nación durante los disturbios que fue silenciado por todos los medios, y en especial las televisiones. En España sólo pude ver a Evo Morales a través de la Cubavisión mediante antena parabólica. 
Se trata de diferencias importantes que nos deben hacer pensar que quienes hubiéramos estado luchando por la democracia contra los regímenes militares de América Latina no somos los que estos días nos habríamos sumado a las manifestaciones que pretendían boicotear la Asamblea parlamentaria de Sucre. En cambio, las televisiones parece que se mantienen en el mismo bando.
www.pascualserrano.net
postato da: anticap alle ore 11:59 | link | commenti (2)
categorie: bolivia

La Bolivia «vicina al punto di rottura»

Almeno quattro morti nelle manifestazioni della opposizione lo scorso fine settimana a Sucre. La nuova costituzione approvata senza la presenza dell'opposizione
Pablo Stefanoni, La Paz – il manifesto del 27-11-2007
 
Evo Morales deve aver deciso che la miglior difesa è l'attacco e così si è lanciato nella difesa a oltranza della nuova costituzione, il cui testo è stato approvato la sera di sabato dalla costituente senza la presenza dell'opposizione e in mezzo a incidenti che finora sono costati la vita a 4 persone (ma possono essere di più visto che ci sono diversi feriti gravi).
In un messaggio pronunciato domenica il presidente indigeno ha annunciato che la nuova Magna Carta sarà approvata con un referendum. Deciso a non far marcia indietro dalle sue riforme nazionaliste, Morales ha accusato «i gruppi oligarchici, conservatori e neoliberisti di non aver mai voluto che ci fosse una nuova Costituzione» e «i settori contrari agli interessi nazionali di aver cercato da tempo i morti, perché non accettano che la Bolivia sia governata da un indio». Da parte sua, l'ex- presidente di destra Jorge Quiroga ha criticato l'approvazione di «una costituzione approvata in una caserma, scritta tra fucili e baionette, e macchiata di sangue» e ha chiesto a Evo Morales di rinunciare a «essere il burattino del tiranno Hugo Chávez».
Invocata dai campesinos e dagli indigeni per «rifondare la Bolivia», l'assemblea costituente è stata una delle promesse elettorali-chiave del presidente socialista. La costituente però è rimasta paralizzata da quando il 15 agosto la maggioranza di sinistra ha deciso escludere dal dibattito la richiesta di Sucre - sostenuta dal sindaco e dall'università locale - di tornare a essere essere la capitale a tutti gli effetti e non solo simbolica della Bolivia, come stabilisce l'attuale costituzione. Nel pieno di un'ondata di razzismo, diversi indigeni che presidiavano l'edificio in cui si riuniva l'assemblea, sono stati cacciati da gruppi di cittadini di Sucre al grido di «chi non salta è un lama».
Lo scorso fine settimana la crisi si è ulteriormente acutizzata quando, per superare la paralisi, la costituente si è riunita in un liceo militare a 7 km da Sucre e ha approvato la nuova costituzione «in blocco», a tutta velocità e senza la partecipazione - e fra le furiose critiche - dell'opposizione di destra. Poi, di fronte alla protesta cruenta degli studenti, i costituenti sono stati evacuati verso la vicina Potosí, dove la presidente dell'assemblea, la dirigente campesina Silvia Lazarte, ha detto che si sarebbe cercato un nuovo posto in cui riunirsi.
Con la leadership bypassata, la furia dei gruppi più radicali ha sprofondato lo scorso fine-settimana Sucre nel caos, fra gli assalti a stazioni di polizia e dei pompieri da parte degli studenti universitari. Le violenze sono arrivate a un punto tale che la Polizia nazionale ha deciso il ritiro dei suoi effettivi a Potosí, consentendo così la fuga di 160 detenuti dal carcere di San Roque, le cui porte si sono aperte senza colpo ferire. Il generale Miguel Vázquez, ha detto che un suo agente è stato linciato dalla folla (ma la notizia non è stata confermata). Sabato è morto l'avvocato Gonzalo Durán, di 29 anni, raggiunto da un proiettile, che però nessuno sa da chi sia stato sparato, visto che il ministro alla presidenza, Juan Ramón Quintana, ha dichiarato che «è di calibro 22 e non è fra quelli utilizzati dalla polizia». Ieri il numero dei morti è salito a 4 (un manifestante di 19 anni precedentemente ferito) ma il numero può ancora aumentare visto che ci sono diverse persone ricoverate in condizioni critiche.
Il vicepresidente Alvaro García Linera ha accusato «la borghesia agro-esportatrice» e un settore «fascista della destra» di voler destabilizzare - e rovesciare - Evo Morales e ha sostenuto che si è arrivati al «punto di svolta» fra il blocco conservatore e il blocco indigeno-popolare. «All'inizio avevamo creduto che fosse possibile la ricostruzione dello Stato attraverso il dialogo e gli accordi, e noi continuiamo a crederlo. Però al lume della ragione e della storia, sono portato a pensare che bisognerà arrivare a un momento di rottura delle forze in campo... E credo che per quanto riguardo la Bolivia, questo momento sia più vicino di quel che sembri».
Ieri su Sucre è tornata una calma tesa e la tensione è passata all'ambito politico. Oggi nessuno è in grado di arrischiarsi a dire quale sarà la sorte della costituente. La prima incognita è sul luogo in cui si riunirà: la legge vorrebbe che fosse ancora Sucre tuttavia, come si è visto, non è aria. La seconda incognita è se Evo Morales abbia la forza sufficiente per legittimare una costituzione approvata senza l'opposizione.
postato da: anticap alle ore 08:54 | link | commenti
categorie: bolivia
martedì, 27 novembre 2007

Sucre amara

Notizie drammatiche giungono ancora una volta dalla Bolivia, forse l’esito voluto e cercato da chi, in tutti questi mesi, ha pensato che valesse la pena tentare il tutto per tutto pur di non cedere alla rivendicazione di una nuova Bolivia, voluta dalla maggioranza dei boliviani, e incarnata nel primo governo con un presidente di origine indigene. I fatti sono ancora confusi, potete trovare un breve resoconto qui.
La domanda principale che però mi frulla nella testa è: chi sono i manifestanti di Sucre? Che cosa vogliono realmente, chi rappresentano?
In Italia, chi impedisce ad un’assemblea politica democraticamente eletta (come l’Assemblea Costituente) di riunirsi o ne minaccia i componenti che tentano di riunirsi, viene considerato un attentatore della vita democratica e un sovversivo. Questo non vale per la Bolivia, dove, viceversa, sembra che i membri dell’assemblea avrebbero dovuto aprire le porte dei manifestanti e farsi linciare come sembra sia successo ad un poliziotto finito nelle mani dei rivoltosi. La stessa popolazione che si è dimenticata di manifestare pacificamente e ha dato l'assedio alle caserme razziando e devastando tutto (noto atteggiamento democratico..), nonché facendo in modo che dei carcerati potessero scappare dal carcere, in una città ormai allo sbando.
I costituenti avevano deciso di riunirsi in un luogo militare a scopo difensivo, proprio a seguito delle continue minacce di cui erano stati oggetto. Per non dimenticare gli annunci alla sovversione provenienti in maniera esplicita dai politici dell’oriente, non ultime quelle del prefetto di Cochabamba che aveva chiesto all'esercito di ribellarsi contro il governo (e il comando dell'esercito aveva ribadito la sua fedeltà al governo..).
lazarteOra, avete presente chi è la Presidente dell'Assemblea Costituente, Silvia Lazarte? Una donna minuta, che dubito possa rappresentare lo stereotipo del golpista autoritario. A me sembrava che questa donna avrebbe potuto rappresentare simbolicamente un cambio. Ebbene, l’Assemblea Costituente è invece bloccata da mesi da chi ha tirato fuori la questione di Sucre capitale (la ultradestra politica) e dall'oriente autonomista, cioè da un'elite “bianca” che ha paura di perdere i privilegi accumulati e ora le sta tentando tutte.
La domanda va quindi riformulata così: chi ha aizzato la popolazione di Sucre? Chi ha tirato la corda, chi ha gettato benzina sul fuoco? Chi non ha voluto raggiungere l'accordo sulla costituzione, con la scusa della capitale? Ancora una volta, non dimentichiamoci il razzismo manifesto che subì Morales, quando visitò Sucre, e pensate cosa subisce la gente comune di origini indigene.
La situazione è a dir poco complessa e forte è la tentazione di radicalizzare ulteriormente le posizioni, come ha ben espresso il blog boliviano FadoCracia.
postato da: anticap alle ore 00:22 | link | commenti
categorie: bolivia
giovedì, 22 novembre 2007

Festa di Natale dell'Istituto La Casa

Anche quest’anno presso la sede dell’Istituto La Casa,
ci sarà la tradizionale Festa di Natale, tutti sono invitati a
 
 
Milano
in via Lattuada 14
 
Domenica
2 dicembre 2007
dalle ore 14.30
 
 
Invitata speciale sarà Suor Domitilla che molti di noi conoscono bene.
 
 
Come raggiungere l’Istituto La Casa
postato da: anticap alle ore 11:17 | link | commenti (1)
categorie: racconto, informazioni, adozione

Perché Bush prova a destabilizzare la Bolivia

Gianni Minà, il manifesto del 20 novembre 2007
 
Il servilismo del Tg2 della Rai all'informazione conveniente agli Stati Uniti è quasi grottesco. Qualche sera fa, per esempio, prendendo spunto da un articolo con punto interrogativo del Washington Post («Alla fine dovremmo giudicare positiva la presidenza Bush?»), un servizio cercava di trasformare in meriti dell'attuale presidente Usa proprio quelli che sono i buchi neri della sua amministrazione sciagurata.
Sarebbe bastato controllare i famosi sondaggi sul favore di cui non gode in questo momento il presidente negli Stati Uniti per capire quanto lo storico quotidiano della capitale («liberal» in un frangente della sua storia tanto da far esplodere il caso Watergate, che affondò Nixon), sia tornato ad essere strettamente conservatore e si industri maldestramente di dare una mano ad un governo in caduta di consensi. Negli ultimi tempi questo secondo governo di Bush Jr. ha perso perfino i pezzi, cioè i ministri, su cui basava la sua strategia imperiale. Da Rumsfeld, ministro della difesa, teorico della guerra preventiva e della possibilità di torturare, deposto dopo l'impantanamento in Iraq, ad Alberto Gonzales, ministro della giustizia dimesso dopo il tentativo, per niente democratico, di condizionare alcuni giudici non disposti ad adattare i propri verdetti agli interessi politici della disinvolta amministrazione Bush, fino al portavoce Tony Snow, sostituito con Dana Perino. E già clamorosamente se ne era dovuto andare anche Karl Rove, lo stratega della campagna elettorale di Bush.
Al Tg2, tutto questo disagio recente del governo Usa, è sfuggito e non si sono nemmeno accorti dell'attuale offuscamento della stella di Condoleezza Rice, dopo che il generale Musharraf, sul quale la segretaria di stato aveva puntato per la guerra totale al terrorismo, si è confermato quello che è sempre stato, un dittatore sanguinario.
Condoleezza non ha trovato di meglio, dopo che Musharraf aveva costretto agli arresti domiciliari la rivale politica Benazir Bhutto e dichiarato lo stato di emergenza, di inviare in Pakistan John Negroponte, il suo vice esperto di «operazioni sporche» in Centro America, in Iraq e attualmente coordinatore di tutti i servizi di intelligence nordamericani.
In questo contesto, aggravato da un'economia interna in sofferenza, non sorprende che gli Stati Uniti siano tentati di incrementare, nelle politiche internazionali, i vecchi metodi, quelli basati sul tentativo di «balcanizzare» i paesi che non si allineano agli interessi delle loro multinazionali. Dalle repubbliche filorusse dell'Asia, all'America Latina.
Questo continente che cambia e riscatta anni di saccheggio delle sue risorse, allarma, in questo momento, gli Stati Uniti, o meglio, i suoi potentati finanziari più retrivi, in misura maggiore di quanto non fosse accaduto all'inizio del terzo millennio. E' una situazione che, purtroppo, sta suggerendo al Dipartimento di stato, distrattosi negli ultimi tempi in Medio Oriente, i metodi più prepotenti che, dagli anni Ottanta sembravano archiviati dalla diplomazia di Washington, in quello che era detto «il cortile di casa».
Per esempio, la strategia della tensione favorita nella regione di Santa Cruz (la più ricca della povera Bolivia), da quando, da poco più di un anno, è stato catapultato a La Paz l'ambasciatore Philip Goldberg, che già aveva lavorato con successo per disgregare la ex Jugoslavia, sta toccando un limite di guardia.
Si arriva a rispolverare schemi che si pensavano abbandonati dopo il fallimento grottesco del golpe contro Chávez in Venezuela, nel 2002, ma con caratteri più inquietanti. Allora fu già scandaloso che il leader del colpo di stato, appoggiato dal governo spagnolo di Aznar e da quello nordamericano di Bush Jr., fosse esplicitamente il presidente della Confindustria locale, Pedro Carmona Estanga. Ma il tentativo illegale durò meno di quarantotto ore, perché Ugo Chávez si era già guadagnato, in pochi anni, la fiducia degli apparati militari, affidando loro incarichi sociali che li facevano sentire parte della trasformazione democratica del paese.
Era quello, forse, che Chávez, se non fosse stato interrotto da un infastidito re di Spagna, teso a difendere l'onore politico nazionale, avrebbe probabilmente voluto ricordare al vertice dei paesi latinoamericani di Santiago, la settimana scorsa.
Anche in Bolivia, gli Stati Uniti e le loro potenti multinazionali devono aver percepito l'inattesa resistenza delle forze armate nel farsi coinvolgere in azioni di eversione contro lo Stato centrale, perfino in una zona come quella di Santa Cruz (nella «medialuna» orientale), dove un'oligarchia economica alimenta un vento di secessione e dove un prefetto di stampo dichiaratamente fascista, come Manfred Reyes Villa, si dà da fare per incitare gli animi con violenza contro il governo di Evo Morales, democraticamente eletto.
L'inattesa lealtà dell'esercito, sorprendente in un paese dove negli ultimi cento anni ci sono stati più di centosettanta colpi di stato, ha spiazzato finora quelle forze reazionarie che, guidate da un possidente agro industriale di origine croata, Branco Marinkovic, stanno spingendo verso la guerra civile.
La tecnica, come successe in Nicaragua con i contras (allora sostenuti dal presidente Reagan), è quella di armare gruppi mercenari, provenienti o istruiti dai paramilitari, in questo caso della Colombia, o finanziare la secessione con capitali cileni di investitori come Juliano Adolfo Seco o Jorge Valdez, soci nella Banca dell'Unione del costruttore ed ex ministro boliviano, Andres Petricevic. Tutti personaggi legati all'ex presidente Sanchez De Losada, riparato a Miami, dopo la sanguinosa repressione, dell'ottobre del 2003, dei movimenti indigeni che rifiutavano la svendita proprio del gas naturale a un cartello di multinazionali.
La fotografia di cui il presidente Evo Morales parlò nell'intervista rilasciata a Roberto Zanini proprio su il manifesto del 30 ottobre - che mostra l'ambasciatore nordamericano Philip Goldberg con il rapinatore e paramilitare colombiano Venegas Reyes ed il leader della Camera di Industria e Commercio di Santa Cruz, Gabriel Dabdoub - è emblematica in questo senso.
Così come non si può dimenticare che gli Stati Uniti, in una elezione durata fino all'alba al Parlamento del Paragay, hanno ottenuto nel 2005 la possibilità di istallare una base militare a Mariscal Estigarribia, una città di trentamila abitanti a 250 chilometri dalla frontiera con la zona dove più è vivo l'impegno sociale dei movimenti indigeni della Bolivia. Il senato paraguayano ha approvato anche una legge che assicura ai 500 marines della base l'immunità diplomatica. C'è il presentimento di assistere ad una storia già vissuta.
E si capisce perché molta informazione occidentale su un giovane presidente come Evo Morales, che vuole cancellare l'arcaica dipendenza della Bolivia dagli interessi delle multinazionali del gas e dell'acqua, sia scorretta, e lo dipinga o come una marionetta nella mani di Cuba e del Venezuela di Chávez, o come un indigeno folkloristico, e non come invece è, un giovane leader che ha vissuto la miseria dei contadini boliviani ed è deciso a estirparla.
postato da: anticap alle ore 10:54 | link | commenti
categorie: bolivia
martedì, 20 novembre 2007

Rosso Malpelo al cinema

Riporto un articolo del manifesto di venerdì 16 novembre che parla del film “Rosso Malpelo”, di cui avevamo già parlato in un precedente post, i cui incassi finanziano un progetto di cooperazione per i bambini lavoratori di Potosi, Bolivia.
 
Come stritolare il popolo, bambini compresi, e vivere felici. «Rosso Malpelo», il nuovo film contro di Pasquale Scimeca è tratto da un racconto scritto cento anni fa, ambientato nella Siclia delle miniere di zolfo e dei «carusi» sfruttati, ma parla ai 218 milioni di bambini seviziati nel mondo.
Roberto Silvestri
 
Chi non lotta per liberarsi dalle catene merita quelle catene. Verga non sottoscriverebbe. Ma una sua storia, Rossomalpelo, insostenibile e profetica, diventa tra le mani del cineasta Pasquale Scimeca da Aliminusa (Placido Rizzotto, La passione di giosué l'ebreo...) più aguzza, rabbiosa e glaciale. Come un pezzo di zolfo sbalzato dalla terra e sbattuto in faccia allo spettatore, con effetti 3d. Già. Non c'è più il distacco verghiano, il popolo non è visto qui come natura estrinseca allo scrittore, spettacolo naturale. Ma soggetto di sacra rappresentazione, statuaria non da museo, ma - lo esigeva Giacometti - da farsi infilare sottoterra, per far comunicare meglio vivi e morti. Già.
La zolfatara. La Sicilia di un secolo fa. Faticano come bestie paesani ignoranti e carusi, mentre i padroni spadroneggiano come oggi. Solidarietà di classe? Zero (Verga affoga nel naturalismo provinciale italiano, nelle critiche di Gramsci). Divertimenti? Una giostra all'anno. I ricchi di famiglia? Proteggono solo se ti conformi a neri rituali bigotti. La soggettività desiderante? Sradicata, svolazza come l'amica che imita il polline. Avere un difetto fisico è esiziale: «Roscio! rosciò!» urlano, più cinici di Antonio Rezza.
Sopra la miniera, i campi giallo-oro di grano, e sopra il cielo, fitto di stelle: «sono le anime dei morti in purgatorio e i bambini, prima di nascere». Un'atmosfera vitalmente necrofila permea l'orizzonte visuale. Muore il padre del protagonista, subito, incidente sul lavoro (omicidio volontario mai perseguibile). Rischia di morire di percosse Ranocchio, fragile amico di Rosso Malpelo, sbeffeggiato e incattivito protagonista. Muore di frusta anche il suo asino, ora carcassa per cani. Perdono la ragione tanti minatori e mendicanti (Franco Scaldati), figurine eccentriche e spettrali, ma egemoniche, come in un Ciprì e Maresco. Rosso Malpelo, solo nella valle di lacrime tra l'indifferenza di mamma e sorella, sogna la vita del contadino e del cocchiere, ma scaverà sottoterra peggio degli altri, sfogandosi con l'asino (l'animale più raro). Pala e piccone, non falce e cavallo, il neorealismo è irriproducibile, ai giorni nostri.... Orde horror di bambini son scaraventati nei pozzi, dentro buie gallerie dai boati sinistri, carichi fino a stramazzare per terra, alla mercé totale, anche sessuale, di Mastro Misciu («quando la minchia impazzisce, impazzisce»). perché le famiglie non sopravvivrebbero senza quei 4 soldi...Avviene nelle favelas, avviene nelle miniere di diamanti africani, avveniva in questo parco minerario di Floristella-Grottacalda. Il testo così, scritto 100 anni fa, diventa la tragedia del nostro tempo, dei 218 milioni di bimbi abbandonati, sfruttati, maltrattati e devastati (1 milione è in miniera). E la world music di Miriam Meghnagi tesse e connette elettronica arcaismi hud urla dolore...
Rossomalpelo, il nuovo film diScimeca è stato già proiettato in 130 scuole superiori prima di uscire nei d'essai. Ha già incassato 230 mila euro. Ne servono 500 mila euro per un progettoaMlaladi aiuto a 1000 bimbi boliviani, minatori di Potosi. Verga, capovolto da Scimeca e Nennella Buonaiuto, rimontato dall'iraniano Babak Karimi, non schiaccerà le spalle di Antonio Ciurca, il non attore segaligno, oggetto di scherno, come un albino in Africa. Rosso Malpelo all'ambiente non proprio generoso che ha attorno, risponde con indifferenza, mistero, qualche sacro sputo punk e con l'offerta, pasoliniana, del suo corpo.
postato da: anticap alle ore 13:19 | link | commenti
categorie: italia, bolivia
venerdì, 16 novembre 2007

I Diritti del Bambino Adottato

Seminario per genitori, operatori e insegnanti

Lunedì 19 novembre 2007 (9,30 -16,30)
presso Sala Congressi della Provincia di Milano
Via Corridoni 16, Milano

  I Diritti del Bambino Adottato 

All'interno del progetto Adozione promosso dalla Direzione di Progetto Diritti, Tutele e Cittadinanze sociali della Provincia di Milano, il seminario affronta il delicato tema della vicenda adottiva: un viaggio che coinvolge i bambini e il mondo che si sono lasciati alle spalle, i loro ricordi e la storia personale da non cancellare, ma anche i genitori adottivi che, seppure in forme diverse dalla nascita biologica, hanno bisogno di far nascere il loro bambino.

Allegati

ico_pdf I Diritti del Bambino Adottato - fronte (formato PDF - 140 KB)    

ico_pdf I Diritti del Bambino Adottato - retro (formato PDF - 171 KB)   

ico_pdf Modulo di iscrizione (formato pdf - 60 KB)

postato da: anticap alle ore 09:56 | link | commenti
categorie: informazioni, adozione
giovedì, 15 novembre 2007

Approvata la norma sui congedi parentali per le coppie adottive

Le donne lavoratrici che adottano un bambino hanno diritto ad un congedo di 5 mesi, quanto e' il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per le donne incinte. Lo prevede l'articolo 54 della finanziaria che e' stato approvato dal Senato. La normativa attuale, nei casi di adozione, prevede un congedo di soli 3 mesi (il periodo di astensione dopo il parto). Novità anche per i congedi parentali in caso di adozione o affidamenti. Attualmente il congedo parentale può essere fruito dai genitori adottivi o affidatari entro tre anni dall'ingresso del minore nel nucleo familiare. Con la norma in finanziaria si può godere del congedo entro otto anni dall'ingresso del minore in famiglia.
Fonte: Vita
 
La norma approvata oggi dal Senato riconosce finalmente ai genitori adottivi gli stessi diritti dei genitori naturali. Si mette fine alla disparità di trattamento per le coppie adottive che potranno usufruire come tutti gli altri genitori degli stessi congedi di maternità e parentali. Finora era possibile avere il congedo di maternità retribuito solo per tre mesi e solo dopo l’ingresso in Italia del bambino adottato. Con la norma approvata oggi, invece, sarà possibile avere il congedo per cinque mesi e potranno essere utilizzati anche prima dell’ingresso in Italia, quando la coppia si reca all’estero per incontrare il bambino e perfezionare le procedure adottive. E’ stato inoltre previsto di eliminare il limite d’età del bambino per i congedi parentali, fissato oggi a 12 anni.
postato da: anticap alle ore 16:06 | link | commenti
categorie: informazioni, adozione