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"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

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"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975

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venerdì, 28 dicembre 2007

PARA ENTENDER LOS “ESTATUTOS AUTONOMICOS”

albaHo scoperto, grazie al bellissimo blog Sembrando palabras, lo spazio alternativo di (in)formazione SOMOS SUR, di Cochabamba, Bolivia. Per darvi un’idea di quello che sono, vi riporto l’inizio del loro dossier relativo ai cosiddetti statuti autonomici recentemente “inventati” dai leaders dei dipartimenti autonomisti. Il sito è pieno di altre cose interessanti e merita più di una visita.
 
1. NOTICIAS Y RUMORES
El 15 de diciembre del 2007 Bolivia marcó un hito en su historia con la entrega oficial y solemne del nuevo texto de Constitución Política de Estado al gobierno de Evo Morales por parte de 164 constituyentes. Una concentración multicolor de representantes de 80 movimientos sociales y 36 pueblos indígenas acompañaba -en la ciudad de La Paz- este acto histórico y festivo.
 
Simultáneamente, autoridades de la “media luna” presentaron sus “Estatutos Autonómicos” en los departamentos de Santa Cruz, Tarija, Beni y Pando. Hubieron también concentraciones festivas, pero que en la práctica dejaron un sabor a “rebelión terrateniente”, racismo y separatismo.
 
Las noticias que circulan por el mundo hablan de una separación irreversible entre una región que llaman “media luna” y el resto del país, puesto que aparecieron mapas que muestran a cuatro departamentos como si fueran un solo país. Pando Beni Santa Cruz y Tarija. Son las grandes cadenas de televisión y radio que – a nivel mundial- difunden este tipo de rumores, tergiversando grotescamente las noticias, antes de rescatar los avances positivos del proceso de cambio en Bolivia y la importancia del texto de la nueva Constitución para el pueblo de Bolivia.
Hay intereses; grandes intereses, donde están involucradas las transnacionales y sus agencias de noticias como CNN, “EL PAIS” y tantos otros medios serviles al sistema, con miras a desacreditar toda iniciativa del SUR que busca un modelo distinto al modelo capitalista deshumanizante y depredador.
 
Continua a leggere su Somos Sur.
postato da: anticap alle ore 12:48 | link | commenti (2)
categorie: bolivia
giovedì, 27 dicembre 2007

Santa Cruz contro Evo per terra, tasse e gas

Approvato sabato scorso in risposta alla costituzione nazionale voluta da Morales, la ricca provincia di Santa Cruz ha il suo nuovo statuto autonomista. Ecco cosa vuole il fronte anti-Evo
Pablo Stefanoni, il manifesto del 21-12-2007
 
«Questa è un'altra Bolivia, qui non viviamo alle spalle dello stato, qui lavoriamo e produciamo», dice la commessa del caffè a pochi minuti dal centro di Santa Cruz, e dietro di lei sobbollono le chiacchiere sul tema onnipresente di questi giorni: lo statuto autonomista approvato sabato scorso e acclamato da migliaia di cruceños.
Più che l'escissione del paese, ciò che annuncia nuvole nere sono le competenze che le province di Santa Cruz, Tarija, Beni e Pando vogliono togliere al governo centrale. Le costituzioni provinciali - che dovranno essere ratificate da un controverso referendum - mettono in chiaro che i governi locali aspirano a definire la politica delle terre, imporre tasse e co-amministrare con lo stato nazionale le risorse naturali non rinnovabili, come il gas.
Sul terreno tributario, lo statuto cruceño assegna al futuro organo legislativo locale non solo il potere di creare nuove imposte ma anche quello di raccogliere quelle destinate al governo nazionale, in un sistema di compartecipazione delle regioni allo stato. Non è poca cosa: questo dipartimento dell'oriente boliviano produce il 30% del Pil e genera circa il 40% di tutte le entrate fiscali del paese.
I dipartimenti vogliono anche le competenze, sebbene «condivise con il governo nazionale», dello sfruttamento del gas, cosa che permetterebbe la creazione di imprese provinciali e di autonomi accordi con le transnazionali installate in Bolivia. Nonostante più dell'80% del gas sia a Tarija, le transnazionali hanno sede a Santa Cruz, e la cosa alimenta fantasmi di supposti «progetti separatisti».
Dove la dirigenza cruceña non vuole avere nulla a che fare con lo stato centrale è sul tema della terra. Come prova di buonafede lo statuto autonomista comprende un inciso su «persecuzione e lotta al latifondo». Ma dati i vincoli con le terre dei politici «cambas» (i boliviani bianchi di pianura, opposti ai «kollas» indigeni delle montagne) genera scintille la clausola che delega ai governatori l'emissione di titoli agrari «irreversibili» e il controllo dell'adempimento della funzione economica e sociale delle proprietà rurali. Lo stesso accade con la competenza delle province nel rilascio di concessioni forestali prevista nello statuto autonomistico. La terra è quindi un tema tra i più scabrosi, in un paese dove si uccide e si muore per un pugno di metri quadrati. La Bolivia ha avuto una delle riforme agrarie più radicali del continente nel 1953, applicata da milizie campesine armate, ma riguardò solo l'occidente boliviano. Le terre più fertili, che oggi si dividono tra la coltivazione della soja e l'allevamento, stanno a oriente.
Il direttore del «Centro di studi giuridici e investigazioni sociali» (Cejis), Leonardo Tamburini, spiega al manifesto che dopo il boom della soja negli anni '90 si è prodotto un processo di forte alienazione - nel senso di cessione a stranieri - della proprietà rurale. «Nel 2004 il 30% della superficie coltivata a soja era in mano ai brasiliani, e una parte importante si divide tra mennoniti, israeliani, russi e argentini», spiega l'esperto. Per complicare ulteriormente la cosa, l'Assemblea costituente nazionale ha deciso di costituire una consulta per definire se il limite dei latifondi sarà di 5mila o 10mila ettari, cosa che molti analisti considerano inutile (con l'argomento che non è possibile fissare estensioni massime senza prendere in considerazione la produttività di ogni regione) e fonte addizionale di conflitti. Da parte dei gruppi industriali, invece, l'analisi è semplice: Evo vuole spolpare il paese per beneficiare la sua gente, i campesinos e gli indigeni dell'occidente boliviano.
postato da: anticap alle ore 10:24 | link | commenti (1)
categorie: bolivia
venerdì, 21 dicembre 2007

Resolucion Administrativa N° 003/07

Tornando a parlare di adozioni, il 2007 si chiude con la proroga della pausa amministrativa fino ad aprile 2008 dichiarata dal Viceministero degli affari generazionali, autorità centrale competente in materia di adozioni per lo stato boliviano. Sul sito dell’ente spagnolo Feyda viene riportato integralmente il testo della Resolucion Administrativa che dispone la proroga per il rinnovo degli accreditamenti e per l’autorizzazione di nuovi enti.
Nel testo si parla esplicitamente della necessità di avere più tempo per “implementare in forma definitiva i procedimenti, il manuale di accreditamento e il limite degli organismi intermediari di adozione che operano in Bolivia”. Insomma, al di là dell’ansia che questa sospensione provoca a noi genitori adottivi che hanno intenzione di adottare ancora in Bolivia, mi sembra che dietro ci siamo dei motivi validi e indicatori di una volontà di mettere mano in maniera seria alla materia delle adozioni.
Speriamo comunque che con il 2008 gli enti che sono da anni in Bolivia possano tornare ad operare, noi siamo pronti per fare i documenti.
a
pausa01
postato da: anticap alle ore 09:26 | link | commenti (1)
categorie: racconto, informazioni, adozione
giovedì, 20 dicembre 2007

Chomsky y otros intelectuales apoyan proceso de cambio en Bolivia

Riprendo dal blog del Ciudadano K, questo interessante post. Parla dell'appoggio di parecchi intellettuali al governo Morales e contro l'autonomia secessionista delle regioni orientali.
 
- Más de 500 firmas entre las que se incluyen intelectuales, profesores, trabajadores y estudiantes fueron reunidas en los últimos días con el apoyo de asociaciones bolivianas en Europa.
- El Colectivo de Información sobre Bolivia añadió que continuará recogiendo firmas y proseguirá con el trabajo de difundir información sobre Bolivia en el exterior del país.
1. No sólo es impresionante cómo están los ojos del exterior sobre Bolivia, sino el creciente apoyo que ofrecen al proceso de revolución democrática que lleva adelante el gobierno de Evo Morales.
2. El martes pasado, el Parlamento del Mercado Común del Sur (MERCOSUR) aprobó por unanimidad una declaración en la que ratificó "su firme apoyo al régimen institucional de Bolivia" y expresó "el reconocimiento y la estabilidad de las autoridades y los organismos electos" en ese país.
3. Ese mismo día, varias personalidades internacionales, entre las que figuran la escritora canadiense Naomi Klein, el lingüista estadounidense Noam Chomsky, el presidente de la mayor organización sindical canadiense (Canadian Labour Congress) Kenneth V. Georgetti, el ex líder del Nuevo Partido Democrático Ed Broadbent, el ex presidente del Centro Internacional de Derechos Humanos y Desarrollo Democrático, Warren Allmand, y la francesa Danielle Mitterand, conocida defensora de los derechos humanos, firmaron un documento de apoyo al proceso constitucional boliviano.
2. La información fue difundida este miércoles por el sitio Argentina Indymedia y por el portal Bolpress de La Paz.
3. El documento, que fue dado a conocer este martes en Montreal por el Colectivo de Información sobre Bolivia, organismo conformado por bolivianos y canadienses, también rechaza el racismo y el secesionismo en Bolivia. Ellos sostienen que tales acciones “buscan privar a las mayorías oprimidas de su derecho a reconfigurar la nación a su imagen y semejanza”.
4. En Bolivia las declaraciones autonómicas en Santa Cruz, Beni, Pando y Tarija, que se llevaron a cabo el pasado fin de semana fueron rechazadas por el gobierno de Evo Morales porque están fuera de la ley y buscan dividir al país.
5. En la primera semana de diciembre, el Relator Especial de la ONU sobre los Derechos Humanos para los Indígenas, el mexicano Rodolfo Stavenhagen, declaró que era preocupante la violación a los derechos de los pueblos indígenas y originarios en Bolivia por parte de políticos y medios de comunicación.
K.
Ver también el blog Miedos de Incomunicación.
La iluminación inicial pertenece al sitio Eutsi. 
postato da: anticap alle ore 10:16 | link | commenti (1)
categorie: bolivia
martedì, 18 dicembre 2007

Sì alla costituzione, e la Bolivia si spacca

Imagen 020Approvata la Carta voluta dal presidente Morales ma sei regioni «ricche» dichiarano l'autonomia.
Diletta Varlese, il manifesto del 16-12-2007
 
Ieri la Bolivia si è svegliata con due facce. A La Paz, la capitale, si festeggiava la nuova costituzione e la conclusione dei lavori dell'Assemblea Costituente: in pompa magna, in Plaza Murillo, sede del palazzo di governo.
Il presidente Evo Morales, tutti i suoi ministri, le autorità dello stato, e le forze armate al completo, presenziavano in prima linea alla sfilata delle 32 nazioni indigene del paese che accolgono il nuovo testo costituzionale. La piazza, gremita, era vestita di colori e suoni tradizionali, provenienti sia dalle regioni andine che dalle aree tropicali e amazzoniche.
Sembrava la Bolivia di sempre, dei giorni di festa. Ma nelle ricche e prospere terre d'oriente, a Santa Cruz de la Sierra, era un giorno molto diverso. Ieri il dipartimento e la regione di Santa Cruz dichiaravano ufficialmente il proprio statuto di autonomia regionale: perché, secondo le autorità locali, la costituzione non tiene conto delle istanze della cosiddetta Media Luna, composta dalle sei regioni, i cui governatori si oppongono al governo di Morales.
Le sei regioni richiedono la quasi totale gestione della propria economia, delle risorse naturali, degli idrocarburi, della giurisdizione e delle istituzioni politiche. E la dichiarazione di ieri suonava come una presa di posizione nei confronti della nuova carta costituzionale.
Ma sia la costituzione celebrata a La Paz, che lo statuto di autonomia dichiarato a Santa Cruz dovranno essere approvati da due referendum popolari, che si terranno entro 90 giorni.
Nella piazza 24 di Settembre, nel centro di Santa Cruz, si ritrovavano gruppetti di persone, vestite di bianco e di verde, i colori dello scudo della città. Ovunque venivano issate bandiere che reclamavano «Autonomia! Ya Somos Autonomos!», siamo già autonomi. Nella sede dell'assemblea per l'autonomia si leggevano i 157 articoli dello statuto uno ad uno. Quelli presenti all'assemblea erano visi molto diversi da quelli dei rappresentanti del governo Morales.
La classe politica cruzeña è composta da gente blanca, con la pelle chiara, di classe media. La presenza indigena, ieri, era nettamente minore: solo tre donne portavano un cartello con la scritta «anche noi appoggiamo l'autonomia», avevano un'aria sperduta e poco convinta, ma facevano «presenza», perché non si potesse dire che Santa Cruz, «l'autonoma», fosse razzista ed escludesse gli indigeni.
Sui muri della città, numerose scritte minacciavano di morte il presidente Morales. Nella piazza principale, intanto, si stavano smantellando le installazioni che avevano ospitato per due settimane lo sciopero della fame degli abitanti in appoggio all'autonomia. A scioperare, sono stati soprattutto giovani studenti delle migliori università della città, l'ordine degli avvocati, degli ingegneri, comitati civici, casalinghe e i pensionati: tutti orgogliosamente Camba, come si definiscono le popolazioni dell'oriente boliviano, a differenza dei Kolla andini, considerati un po' alla stregua dei nostri «terroni». I rimandi con i movimenti secessionisti italiani sono anche molti altri. La croce celtica, di colore verde, è il simbolo della bandiera e della città. Rolando Schruppe, discendente di migranti tedeschi, la porta fiero sulla giubba militare. Saluta con un «camerata» i suoi amici della Brigata per l'autonomia. «Volevamo l'indipendenza - dice - ma abbiamo ottenuto solo l'autonomia. Anche se nel cuore di ogni Camba c'è il sogno della Repubblica Federale di Santa Cruz».
Nella sede dell'Assemblea per l'autonomia prosegue intanto la lettura degli articoli del nuovo statuto. L'argomento terra e gestione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili è il punto fondamentale. Produzione, vendita e profitto delle suddette deve restare nelle mani della regione, per migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti. Santa Cruz è la regione più ricca di gas di tutta la Bolivia, a cui fornisce il combustibile. Qui si trovano le sedi delle più importanti compagnie multinazionali come la brasiliana Petrobas e la spagnola Repsol. Inoltre, le tenute dei pochi proprietari terrieri della regione sono veri latifondi, carichi di denunce di schiavismo nei confronti delle popolazioni originarie che vi lavorano.
Ieri, tutto pareva tranquillo, a parte un presunto attentato al sesto piano del palazzo di giustizia, che non ha provocato danni. I politici locali hanno ripetuto che non intendono occupare le istituzioni del governo centrale, le caserme di polizia. Dicono di voler restare nel percorso democratico che porta all'approvazione referendaria dello statuto, anche se le falangi più estremiste fremono e l'appoggio popolare è forte: «Siamo pronti», diceva Schruppe: «Se non ci daranno l'autonomia ce la prenderemo con la forza».
Nessuno vuole la guerra di secessione. La ricca Santa Cruz vuole restare tale, e una guerra brucerebbe tutta la sua ricchezza. Meglio un percorso lento, graduale e pacifico, dicevano. Ma Santa Cruz rappresenta anche l'80% delle entrate del paese, e il governo ha dichiarato incostituzionale lo statuto dell'autonomia.
postato da: anticap alle ore 09:02 | link | commenti (9)
categorie: bolivia
lunedì, 17 dicembre 2007

SOSTEGNO ALLA NUOVA COSTITUZIONE BOLIVIANA DI PÉREZ ESQUIVEL, GALEANO, SEPÚLVEDA E ALTRI

Bo y LiviaDa latinoamerica
 
Domenica 9 dicembre, 164 componenti dell'Assemblea Costituente su 255 aventi diritto, e rappresentanti delle diverse forze politiche, hanno varato il testo della nuova Costituzione che, venerdì 14, è stato consegnato al legittimo governo boliviano e sarà poi sottoposto, per alcuni articoli, a referendum popolare.
Per la prima volta nella sua storia, il popolo della Bolivia, rappresentato da un'assemblea democraticamente eletta, ha proposto un progetto di Costituzione attenta ai diritti di tutti i cittadini del paese.
Una nuova Costituzione che riconosce diritti e dignità negati per secoli ai popoli indigeni, rappresentanti della maggioranza della popolazione, difende i beni comuni e le risorse naturali e promuove la giustizia sociale.
La nuova Costituzione rappresenta così una tappa decisiva nella trasformazione profonda della Bolivia, portata avanti da Evo Morales, il primo Presidente indigeno dell'America Latina, malgrado le difficoltà e un'opposizione spesso scorretta e violenta, che ha costretto la maggioranza dei componenti dell'Assemblea a trasferirsi, per la votazione, dalla capitale costituzionale Sucre a Oruro (200 chilometri dalla capitale amministrativa La Paz), per sfuggire a provocazioni e atti di razzismo.
C'è, infatti, in Bolivia un'opposizione che sta attentando apertamente alla stabilità democratica della nazione, invitando alla secessione il distretto di Santa Cruz de la Sierra, il più ricco del paese. Il Presidente Morales, che l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), riunita a Panama, ha elogiato per il processo democratico che la Bolivia sta vivendo, è stato costretto a denunciare così che "settori conservatori, sotto la spinta di interessi esterni e transnazionali, vogliono impedire che il popolo boliviano possa scegliere liberamente il proprio destino".
Per questo, come uomini liberi, rappresentanti di tutte le categorie sociali, esprimiamo il nostro sostegno al processo democratico in corso in Bolivia, contributo fondamentale al riscatto sociale in corso nel continente, e chiediamo al mondo intero di moltiplicare gli sforzi per evitare che possano ripetersi, nella terra della civiltà aymara e quechua, colpi di stato come quello che insanguinò il Cile nel 1973. Vogliamo inoltre che sia respinta ogni ingerenza esterna o tentativo di destabilizzare o rovesciare con violenza il governo del legittimo Presidente Evo Morales. Un Presidente che, seguendo l'esperienza fatta da Nelson Mandela in Sudafrica, è riuscito nell'impresa di dar voce anche alle popolazioni indigene, maggioranza del paese, che in Bolivia, mai avevano avuto la possibilità di scegliere il proprio destino.
 
Gianni Minà, Alessandra Riccio, Loredana Macchietti e la redazione della rivista Latinoamerica, insieme a:
Adolfo Pérez Esquivel premio Nobel per la Pace
Juan Gelman,poeta
Eduardo Galeano,scrittore
Luis Sepúlveda,scrittore
Miguel Bonasso, scrittore
Stella Calloni, scrittrice
Frei BettO, scrittore e frate domenicano
Alex Zanotelli, missionario comboniano
Ettore Scola, regista
Salim Lamrani, scrittore
Gennaro Carotenuto, saggista
Grazia Tuzi, antropologa
Antonio Vermigli, giornalista
Marco Tropea, editore
Augusto Enriquez, musicista
Giuseppe De Marzo, presidente ong "A Sud"
Gianluca Ursini, giornalista
Domenico Gallo, magistrato
Enrico Calamai, diplomatico
Pietro Mariano Benni, direttore responsabile agenzia MISNA
Ignazio Fiore, avvocato
Andrea Fiore, avvocato
E molti altri che si stanno sommando.
postato da: anticap alle ore 14:42 | link | commenti (2)
categorie: italia, bolivia
mercoledì, 12 dicembre 2007

Aprobada!», e il popolo indigeno esulta per la sua costituzione

Sull'altipiano andino i delegati hanno dato vita a un progetto che ridà loro dignità e speranza.
Diletta Varlese, Oruro (Bolivia) – il manifesto del’11-12-2007
  
Oruro, altipiano andino, 230 km dalla capitale La Paz. Vento secco e freddo, l'altitudine dei 4.200 metri si fa sentire battendo forte sulle tempie. Nell'Università tecnica della città sono stati convocati i rappresentati dell'assemblea costituente: all'appello hanno risposto in 165 poco più del quorum necessario per rendere valida la plenaria.
Caricati su tre autobus, la mattina, e trasferiti di gran carriera nella roccaforte del Mas, il partito di Evo Morales. Oruro non è stata scelta a caso: qui gli indigeni aymara la fan da padrone, ed è certo che non ci saranno oppositori del governo che avranno voglia di protestare, come è successo a Sucre due settimane fa (4 morti e 100 feriti).
«Pensavamo di riunirci nel Chapare durante la settimana - la zona del tropico di Cochabamba, territorio dei cocaleros di Morales -, ma l'approvazione della costituzione non può aspettare», ha annunciato in mattinata la presidenza dell'Assemblea. Tempo massimo della plenaria 16 ore, e i 408 articoli della nuova costituzione devono essere approvati «sì o sì», come si usa dire in modo perentorio da queste parti.
Fuori dall'Università gli uomini e donne aymara e quechua, bandiere della Bolivia e whipala, la bandiera a scacchi multicolore che rappresenta il quollasuyo, la nazione indigena delle Ande.
Centinaia i cartelli inneggiano alla nuova costituzione, alla mano dura contro i separatisti delle regioni d'oriente, contro i ricchi terratenientes e, ovviamente, in favore del presidente indigeno, Evo Morales, quello che «ha fatto il miracolo».
L'Assemblea rappresenta realmente le varie anime di questo paese, anche nei colori e nelle fisionomie. Gli abitanti originari della Bolivia sono solo il 62% della popolazione, ma hanno una varietà infinita di vestimenta, orpelli, polleras (le gonne ampie della donne quechua e aymara) e idiomi.
C'è voluto un anno e mezzo di lavori, con sei mesi di proroga, per riscrivere la costituzione dello stato e mantenere la promessa che Morales ha fatto quando è stato eletto il 18 dicembre del 2005: «Vamos a nacionalizar los hidrocarbuors y a crear la Asamblea constituyente». Per la Bolivia, così «povera e indigena», questo processo ha un significato enorme: vuol dire, si legge negli intenti «la decolonizzazione dello stato, lo svecchiamento di una base costituzionale che risale al 1886», dove le nazioni originarie non erano prese in considerazione come abitanti legittimi.
Uno per uno vengono letti e poi dibattuti gli articoli. «En favor, a contra, abstenciones... aprobado!». È Silvia Lazarte, la «Presidenta», come la chiamano qui, della Assemblea. Donna quechua tutta d'un pezzo, segretaria nazionale dell'organizzazione delle donne originarie «Bartolina Sisa», «la Silvia» è, per le popolazioni dell'altipiano, l'eroina dei nostri tempi, l'alter ego femminile di Evo Morales: ad ogni suo «aprobado!» le votazioni scorrono via veloci come fulmini.
Alle 12,30 di domenica, dopo quasi 17 ore di lavori, discussioni, minacce, alzate di voce e stanchezza, Silvia Lazarte si alza in piedi e dice: «Oficialmente esta apruebada la nueva constitucion de Bolivia», ufficialmente è approvata la nuova costituzione della Bolivia.
Scoppia l'inno nazionale, tutta l'Assemblea in piedi, la mano destra sul cuore e quella sinistra alzata a pugno, e cantano e piangono, e si abbracciano, non ci sono più alleati o nemici, il lungo parto della nuova costituzione è finito.
Già arrivano rumori che dalla città dell'opposizione (Santa Cruz, la Medialuna delle regioni ricche e dei prefetti che chiedono l'autonomia dal governo centrale) non hanno preso per niente bene la nuova costituzione, firmata e approvata in fretta e furia, evitando di dar spazio a mobilitazioni di disturbo.
Tra 120 giorni, conferma il Tribunale supremo elettorale, si darà il referendum popolare che sottopone all'approvazione del popolo boliviano la nuova Carta Magna. Nel frattempo la mezzaluna pensa già a delegittimare il testo e a definirsi autonomia politicamente e economicamente, con o senza Morales.
postato da: anticap alle ore 12:58 | link | commenti
categorie: bolivia
martedì, 11 dicembre 2007

LA NUOVA COSTITUZIONE BOLIVIANA E’ UN GRANDE TESTO COSTITUZIONALE

al200Domenica 9 dicembre la Bolivia ha vissuto un’altra giornata storica; l’Assemblea Costituente, riunita ad Oruro, ha approvato in dettaglio tutti gli articoli della nuova Costituzione che era stata approvata in blocco il 24 novembre a Sucre.
Ovviamente, i 5 prefetti delle regioni autonomiste (Pando, Beni, Tarija, Santa Cruz, Cochabamba) nonché i leaders dei comitè civici (come Branko Marinkovic) hanno disconosciuto la nuova Carta Magna, sostenendone l’illegalità, anzi hanno annunciato un’autonomia di fatto a partire dal 14 dicembre.
La cosa paradossale è che la nuova costituzione istituisce formalmente il sistema delle autonomie, ma evidentemente la destra autonomista non vuole cedere e continua la sua battaglia, ma con quali rischi?
Ad essa si uniscono molti mezzi di comunicazione che non disdegnano le critiche per i modi in cui è stato approvato il testo. La Razon ha individuato almeno 6 violazioni al Regolamento generale di funzionamento dell’Assemblea.
Ma l’accusa principale sarebbe quella di non avere rispettato, per l’approvazione in dettaglio degli articoli della costituzione, i 2/3 del totale dei componenti dell’Assemblea, pari a 255. A Oruro infatti erano presenti almeno 164 costituenti, appartenenti ad almeno 10 forze politiche, tra cui ovviamente il MAS di Morales, ma non quelli del principale partito di opposizione PODEMOS e del suo leader Tuto Quiroga, ex presidente boliviano, nonchè vice-presidente con il dittatore (quello si) Hugo Banzer.
Questa accusa, in particolare, non regge. La legge di convocazione dell’Assemblea Costituente, la n. 3364 del 6 marzo 2006, all’articolo 25 recita:
"La asamblea constituyente aprobara el texto de la nueva constitución con dos tercios de votos de los miembros presentes de la Asamblea, en concordancia con lo establecido por titulo II de la Parte IV de la actual constitución Política del Estado".
Questo concetto è ribadito dalla Legge n. 3728, del 4 agosto 2007, che modifica in parte la legge n. 3364, dove si dice all’articolo 2, punto 3, che “El proyecto de la Nueva Constitución Política del Estado será aprobado en detalle por dos tercios de votos de los miembros presentes en la plenaria”.
E infatti i 2/3 dei presenti hanno provveduto ad approvare in dettaglio il testo costituzionale.
Ora, come previsto dalla stessa legge che istituiva l’Assemblea Costituente sarà un referendum a dire se i boliviani vorranno o meno che questo progetto di costituzione diventi a tutti gli effetti la loro nuova costituzione, e in questo caso basterà la maggioranza assoluta dei voti. Oltre a questo vi sarà un referendum "dirimidor" (dirimente) relativamente ad un articolo che stabilisce la superficie massima per il latifondo, articolo che nel voto in dettaglio non ha raggiunto i 2/3 dei voti dei presenti e quindi dovrà essere ratificato da un referendum.
Con il referendum revocatorio del mandato del presidente e dei prefetti, diventano quindi ben 3 i referendum su cui a breve i boliviani dovranno esprimersi, alla faccia di chi parla di mancanza di democrazia.
 
Ma cosa c’è scritto nel nuovo testo?
Mi sono preso la briga di leggerlo e mi sento di dire che è un grande testo, avanzato e moderno e pone la Bolivia tra gli stati che possono fregiarsi di una delle più belle costituzioni del pianeta.
Rimando al post del Ciudadano K per avere un primo elenco delle grosse novità presenti.
Per ora vi anticipo solo che l’articolo 59 dice: “toda nina, nino, y adolescente tiene derecho a vivir y a crecer en el seno de su familia de origen o adoptiva”. Si parla cioè esplicitamente, per la prima volta, della famiglia adottiva in un testo costituzionale, alla faccia di chi sosteneva che il nuovo governo è contrario alle adozioni.
Mentre l’articolo 27 introduce il diritto di voto nelle elezioni municipali per gli stranieri residenti in Bolivia, anche questa novità rivoluzionaria, che pone la Bolivia più avanti dell’Italia su questo argomento. 
postato da: anticap alle ore 14:19 | link | commenti (8)
categorie: bolivia
venerdì, 07 dicembre 2007

Evo reta a un referéndum revocatorio de su Revolución

Ecco un'altra opinione sul referendum proposto da Morales.
a
Di Rafael Rolando Prudencio Briancon
Repentina, reciente y reconducidamente Evo ha convocado corajudamente a un referéndum revocatorio de su mandato, como para el de las demás autoridades elegidas por voluntad y voto popular; desprendida y desafiantemente demostrando que la Revolución Democrática y Cultura es un proverbial proceso, prudentemente proyectado y promovido de acuerdo la innata e indócil idiosincrasia del Movimiento al Socialismo. 
 
Consiguientemente cuáles podrán ser las connotaciones; ya sea contraproducentemente contrarias contra el cambio, o consecuentemente coherentes con el contestario contenido del programa de gobierno propuesto por el MAS para un cardinal Cambio de las condiciones de convivencia social; como de las repercusiones de ésta -convivencia- respecto al poder ejercido por el Estado?
 
Entonces éste referéndum revocatorio redime “la reelección” que fue manifestada matreramente, como una murmurada y majadera muletilla sobre los que premeditadamente “pretendería” el MAS “perpetuándose en el poder”, ya que con ésta insistente insidia desearon descalificar definitivamente al propio presidente, quien prioritariamente proscribió la propuesta, cuando antes, en la apertura de la Asamblea, anunció abierta y arriesgadamente de que si la Constituyente disponía la cesación de su mandato; a él no le quedaba otra que someterse a esa soberana sentencia.
 
Esta intempestiva inflexión “martirizadamente” manifestada por el mandatario de “hacerse el haraquiri” abriría peligrosamente la posibilidad de que sometiéndose al sufragio de la sociedad supondría subvertir el soberano sentido que originalmente orienta la Revolución Democrática y Cultural del Movimiento al Socialismo.
 
Pero no! Porque conservadoramente y a contracorriente, la reacción se ha reducido a restringir refleja y repetidamente su retrógrada y rapaz racionalidad de precautelar sus privilegios de clase; y es por eso que después de su democrática derrota, hasta ahora no han atinado, mas que atacar alevosamente al gobierno, sin proponer primordialmente nada nuevo para contribuir al Cambio.
 
Es así como en ésta compleja coyuntura, han contraatacado conjurada, coherente y conservadoramente contra el Cambio, con uno y mil premeditados pretextos, que han ido desde las insidiosa insinuaciones de la Iglesia de que “quieren quitar a Dios de al enseñanza religiosa” o “te quitaran tu casa y a tus hijos”, o que el gobierno del MAS, es parte del “Eje del Mal” o que “Evo es títere de Chávez”. Pero hasta la fecha la desgastadora y desestabilizadora derecha no ha tenido la capacidad de trascender transformadoramente ante el reto refundacional que reclama el país para consumar un contundente y convincente Cambio.
 
Se entiende entonces porque la derecha ha hecho como victoria suya el resultado del referéndum en Venezuela, y por eso lo han reproducido refleja, reaccionaria y restringidamente como si ese fuese una anunciada advertencia de lo que le podría ocurrir también al MAS, en su “insistente” intento de que la Asamblea apruebe la reelección del mandato presidencial de Evo.
Por tanto esta osada opción proclamada por el propio presidente, es una dificilísima disrupción que disyuntivamente la ha dirigido el propio presidente contra su intrínseca e indócil investidura y que en todo caso significa un soberano sopapo contra los saboteadores que se oponen al Cambio.
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REFERENDUM REVOCATORIO IN BOLIVIA

La notizia dell'ultima ora è la proposta di Morales di indire un referendum revocatorio del mandato del Presidente e dei prefetti (tra cui i famosi 6 che hanno fatto il giro degli USA per dire quanto è antidemocratico Evo).  Dovrà essere una legge a sancire questo passaggio. Qualcuno la giudica una mossa coraggiosa, qualcuno un'arma a doppio taglio, qualcun'altro un sotterfugio disperato per uscire dall'impasse e dalla crisi in cui si è infilata la Bolivia. Di certo  è qualcosa a cui noi, nell'occidente cosiddetto democratico, non siamo abituati. Di seguito alcuni testi che analizzano la decisione.
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di Gennaro Carotenuto, www.gennarocarotenuto.it
Il presidente boliviano Evo Morales ha deciso e gioca il tutto per tutto: sottoporrà la sua stessa carica ad un referendum revocatorio sul modello di quello introdotto per la prima volta nella costituzione venezuelana del 1999. Questa permette alla popolazione di esprimere la sfiducia, e quindi destituire, tramite referendum popolari, ogni carica pubblica. In un breve discorso a La Paz Morales ha sostenuto che il revocatorio coinvolgerà la sua carica di presidente, “se perderò me ne andrò”, ma anche gli onnipotenti prefetti, che hanno finora sempre remato contro ogni cambiamento, oltre alla nuova Costituzione, violentemente osteggiata dall’opposizione e al modello neoliberale stesso.
Quella di Evo Morales è una giocata disperata. Disperata perché è evidente che l’assemblea costituente (il grande progetto di cambiare e democratizzare la Bolivia) ha visto fin dall’inizio il governo sulla difensiva di fronte all’aggressività politica, verbale e fisica dell’opposizione che, soprattutto nelle province più ricche del paese, è disposta a tutto, anche alla secessione, perché nulla cambi.
Le prime reazioni dell’opposizione sono tutte positive. Pensano, e in parte hanno ragione, di avere messo Evo in un angolo. Da Miami, il prefetto conservatore di Tarija, Mario Cossío, tra le figure più visibili dell’opposizione, si è detto entusiasta del referendum. Ritengono di star vincendo il braccio di ferro ingaggiato fin dal primo giorno con l’obbiettivo di eliminare definitivamente quell’anomalia per loro intollerabile di un paese con tre quarti di popolazione indigena che per la prima volta nella storia è presieduto da un indigeno.
Lo stallo senza via di uscite della Costituente, sfociato in numerosi episodi di violenza, e gli insistenti rumori di sciabole, hanno costretto Evo a una decisione che deve essere considerata indice di estrema gravità della situazione. In Cile, nel 1973, Salvador Allende aveva deciso di convocare un referendum simile proprio il giorno del colpo di stato. Augusto Pinochet preferì anticiparlo considerando pericoloso un plebiscito che riteneva che Allende potesse vincere. Oggi l’opposizione boliviana si ritiene più forte, accetta la sfida democratica del plebiscito, e già questa è un passo avanti. E il risultato non è ancora scritto. Pubblicato da www.giannimina-latinoamerica.it
A
Evo Morales desafía a los gobernadores a un referéndum revocatorio
Pablo Stefanoni, Clarín
 
Afecto a usar la sorpresa como arma contra sus adversarios, Evo Morales desconcertó ayer a los bolivianos con una jugada riesgosa: en un discurso al país anunció el envío al Congreso de un proyecto de ley para convocar a un referéndum revocatorio para su mandato y el de los nueve gobernadores, seis de ellos activos opositores a su gestión. Y el golpe de efecto fue aún mayor considerando que aún está en el aire revés electoral de Hugo Chávez en su propio plebiscito para aprobar una reforma constitucional socialista.
“Les propongo a los nueve prefectos (gobernadores) someternos juntos a un referéndum revocatorio y que el pueblo diga si está con los neoliberales que subastaron al país o apoya este proceso de cambio que busca la igualdad y la justicia social. El pueblo dirá quiénes se van y quiénes se quedan. No tenemos miedo”, desafió Morales pasadas las ocho y media de la noche.
De esta forma, el presidente boliviano busca una salida a la crisis política que agobia al país, especialmente desde que la Asamblea Constituyente aprobó "en general" un nuevo texto constitucional resistido por la derecha y varias regiones lideradas por Santa Cruz. Pero hay un cálculo que motiva la jugada: mientras el mandatario indígena se siente seguro de pasar el referéndum, para varios gobernadores existe la posibilidad de recibir el rechazo de las urnas. El que aparece con futuro más incierto es el de La Paz, José Luis Paredes, seguido por el de Cochabamba, Manfred Reyes Villa, ambos elegidos gracias al voto cruzado (corte de boleta) con Evo Morales. Y en el Palacio Quemado se entusiasman con poner contra las cuerdas a Mario Cossío en Tarija y a Leopoldo Fernández en Pando. El que parece tener asegurado el sillón es Rubén Costas, de Santa Cruz, quien activa en su favor enconos regionalistas de larga data contra La Paz de esta región productora del 30% del PBI nacional.
Cuatro gobernadores recibieron la noticia en Estados Unidos, a donde fueron para quejarse ante la OEA de los “atropellos a la legalidad” en Bolivia. Y ahora deberán combinar la anunciada “resistencia civil” contra la nueva Constitución con una inesperada campaña electoral.
 
ABI
La Paz, 06 dic (ABI).- El presidente Evo Morales anunció la noche de hoy que este viernes enviará al Congreso Nacional el proyecto de Ley de Revocatoria de Mandato, aseguró que la Asamblea Constituyente entregará el nuevo texto de la Carta Magna el 14 de diciembre y rechazó cualquier condicionamiento opositor.
Las declaraciones del Jefe de Estado fueron expresadas cerca de la medianoche en las puertas de Palacio Quemado, al momento de abandonar la casa de gobierno.
Mediante el referéndum revocatorio, será el pueblo el que con su voto decidirá si el Jefe de Estado se queda al frente del Estado boliviano y si los prefectos continúan en sus funciones.
"Hoy no pudimos concluir (el proyecto de ley) justamente por las consultas que estamos haciendo a diversos sectores para la revocatoria o ratificatoria al Presidente y a los prefectos", aseguró el Jefe de Estado en declaraciones al canal estatal y recogidas por la Agencia Boliviana de Información.
"Hemos suspendido el envío del proyecto de ley de revocatoria al Congreso Nacional, pero mañana (viernes) lo enviaremos oficialmente", sentenció Morales.
Respecto de la exigencia de algunos sectores de la oposición política, como la alianza conservadora Podemos, que condicionó su apoyo congresal a la aprobación de Ley de Revocatoria del Mandato a la suspensión de la Asamblea Constituyente, Morales dijo que se trata de un chantaje, pero que el foro concluirá su trabajo hasta el 14 de diciembre.
"He escuchado decir que aceptarán el referéndum si se suspende la Asamblea Constituyente, pero la Constituyente va a continuar", aseguró el gobernante.
"Siento que es un chantaje usar la Asamblea Constituyente para que no haya revocatoria. Qué miedo al pueblo, no hay que tener miedo al pueblo, si alguien no hace mal al pueblo, si alguien trabaja y sirve al pueblo no hay por qué tener miedo al pueblo", dijo el Mandatario.
"Que el pueblo nos juzgue y por eso el Gobierno va a llevar adelante esta convocatoria a un referéndum sea para ratificar o revocar su mandato", concluyó.
Durante las elecciones generales del 18 de diciembre de 2005, el entonces candidato Evo Morales (MAS) se impuso en las urnas con el 53.7 por ciento de los votos y es el primer presidente, en la reciente historia democrática del país, que llegó a Palacio Quemado sin necesidad de alianzas parlamentarias.
En esos comicios, el jefe de Podemos, Jorge Tuto Quiroga, logró el 28.5 por ciento del favor popular; tercero quedó Samuel Doria Medina (UN) con el 7.7 por ciento y cuarto Michiaki Nagatani (MNR) con el 6.4 por ciento.
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