Viva Bolivia

"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

Chi sono

Utente: anticap
"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975

Commenti recenti

Links

* ADITAL
* Agencia Boliviana de Informacion
* Ahora Bolivia
* Andinamedia
* BBC MUNDO
* Bolpress
* Cambio
* Econoticias Bolivia
* El Deber
* El Mundo
* El Pais
* il manifesto
* Indymedia Bolivia
* La Epoca
* La Jornada
* LA NUOVA CPE!
* La Prensa di La Paz
* La Razon
* Noticias en video
* Rebelion
* Red Erbol
* Red Voltaire
* Rivista Latinoamerica
* Tinku
§ Adozioneinternazionale.net
§ Amici dei bambini
§ Amici Trentini
§ Associazione Hogar
§ Blog Adoplandia
§ Blog Diario in Bolivia
§ Blog Hanoi e ritorno
§ Blog Il faro dell'adozione
§ Blog Il mio Fabio
§ Blog Il nostro viaggio per ...
§ Blog Io mammo tu mammi ...
§ Blog La aventura continua
§ Blog PiccoloGirasole
§ Blog Post-Adozione
§ Blog Sbabbablog
§ Blog Storia di un'adozione
§ Blog Viaggio in Colombia
§ CAI
§ Dia de Bolivia
§ El Rincon Boliviano
§ Genitori si diventa
§ Infoadozione
§ Istituto La Casa
§ Le radici e le ali
§ Mammeonline
§ stramba.net
Blog A Cochabamba me voy
Blog Agenda Latinoamericana
Blog America Latina - Altri occhi...
Blog americalatina
Blog Andres Pucci
Blog Annalisa Melandri
Blog Bolivia Rising
Blog Bolivianos en Bergamo
Blog BoliviaSol
Blog Camminare domandando
Blog Casa de los Ninos
Blog Ciudadano K
Blog Collettivo La Rosa Bianca
Blog di Antonietta Potente
Blog di Barbara Meo Evoli
Blog di Gennaro Carotenuto
Blog from Bolivia
Blog Internazionale
Blog italo-sudamericani
Blog Katari.org
Blog La cholita escribe
Blog LaMalaPalabra
Blog Nuova America
Blog Selvas
Blog Verosudamerica
Blog Voluntarios en Sucre
Blogs Bolivia
Blogs de Bolivia
Colectivo Si Bolivia
Dizionario di spagnolo
El temible Wilka
Evo
Evo premio Nobel
Gaceta oficial de Bolivia
Istituto Ecumenico Andino
Know Bolivia
Radio Destello Solar
Radio AGBolivia
Sito A Sud
Sito ALBA
Sito Ambasciata a La Paz
Sito Aymara Uta
Somos Sur
Tiwy Bolivia
Ukhampacha Bolivia
Viva Bolivia en espanol!!
Viva Bolivia traduttore testi
Yaku

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 29 febbraio 2008

Morales all'attacco, «Cospirazione Usa»

Il leader della Bolivia cancella la visita a Washington e attacca: «I miei mi hanno persino chiesto le armi»
Pablo Stefanoni, La Paz – il manifesto del 22-02-2008
 
Alle sette del mattino Palacio Quemado già ribolle, e i ministri che devono parlare con il capo dello stato devono portare pazienza. «E' sempre così», dice un ambasciatore esperto nella dinamica «evista» a un ministro di fresca nomina che scalpita per il ritardo del presidente Morales a una riunione con gli esportatori. In un buco tra una riunione e l'altra, il leader cocalero parla al manifesto dell'attualità nazionale e internazionale. E mentre beve un succo di papaya, accusa l'ambasciatore degli Stati uniti Philip Goldberg di cospirare contro il suo governo e di cercare di replicare in Bolivia «ciò che hanno fatto in Kosovo». Confessa inoltre che contadini e indigeni gli hanno chiesto armi per difendere il governo di fronte alle richieste autonomiste di Santa Cruz. E avverte che se il dialogo non avanza, la via d'uscita sarà un referendum revocatorio per il presidente e i governatori, «perché il popolo dica chi appoggia».
 
E' possibile riannodare il dialogo impantanato con i governatori d'opposizione?
Noi puntiamo sull'autonomia. Nel referendum del 2006 la maggioranza dei boliviani ha detto No, ma in quattro regioni ha vinto il Sì. Per questo abbiamo garantito autonomie nella nuova costituzione, e sento che è necessario creare uno spazio anche nell'esecutivo, un ministero per le autonomie, che cominci a costruire con i movimenti sociali un'autonomia basata sulla legalità e sulla solidarietà tra regioni. Ma alcuni gruppi confondono l'autonomia con la separazione o con l'indipendenza.
 
Santa Cruz continua sulla strada del referendum autonomista del 4 maggio...
Vorremmo che si fermassero, e andremo avanti insieme.
 
Se fallisce il dialogo, resta in piedi la proposta di referendum revocatorio?
Esatto. Per questo abbiamo detto che puntiamo sulle urne e non sulle armi.
 
Lei ha ammesso che alcuni settori contadini le hanno chiesto armi per difendere il governo: questo che significa?
Ho ricevuto telefonate, sono trasparente e l'ho commentato con la stampa, che ha travisato le mie dichiarazioni. Io mi sono preoccupato nel ricevere chiamate di compagni dei campi e delle città che mi dicevano testualmente: «Fratello presidente, quando eri un dirigente sindacale ti sei fatto rispettare, adesso ci faremo rispettare noi, dacci le armi». Chiamavano tanto che a un certo punto ho staccato il cellulare, e lo uso solo all'alba.
 
E lei che ha risposto?
Ovviamente che non sono d'accordo. Ho detto che c'è una rivoluzione da fare con le urne e non con le armi, e lo sto mantenendo. C' stata perfino una marcia a La Paz che mi chiedeva armi. Tutto questo è provocato da una destra razzista che mi ha trattato da scimmia, e se il presidente viene trattato come un animale cosa possono sperare i contadini e gli indigeni?
 
Ha parlato di Kosovo: può succedere lo stesso in Bolivia?
Ciò che voglio è che il mondo intero sappia che questa cospirazione contro la mia persona è capeggiata dall'ambasciatore degli Stati uniti (Philip Goldberg, che ha svolto compiti in Kosovo, ndr). Chiediamoci da dove viene l'ambasciatore statunitense. Non permetteremo che gli Stati uniti continuino a mettere in piedi cospirazioni per dividere la Bolivia insieme a gruppi oligarchici e mafiosi. Se gli Stati uniti lottano contro la corruzione e contro l'ingiustizia, allora perché non estradano l'ex presidente Gonzalo Sanchez De Lozada? (Sotto accusa per il centinaio di morti nella repressione alla «guerra del gas» nel 2003). Quando i popoli si alzano di qua, queste autorità pro-impero e pro-capitalismo scappano di là. E quando non possono più essere dominanti perché esistono democrazie liberatrici e non sottomesse, gli Stati uniti montano divisioni.
 
Con le scuse dell'ambasciatore, considera chiuso il caso dell'utilizzo del borsista Alex Van Schaick come informatore?
Il signor Vincent Cooper (funzionario della sicurezza dell'ambasciata degli Usa, ndr) in Bolivia è indesiderabile, e stiamo ancora investigando sull'argomento. Oggi sappiamo che utilizzano i loro studenti, che vengono in Bolivia con la volontà di imparare, per fare spionaggio. Abbiamo scoperto che persino la polizia boliviana spiava per conto dell'ambasciata nordamericana.
 
Crede che una vittoria dei democratici potrebbe cambiare la situazione?
Capisco che esistano questioni di stato negli Usa, ma ci piacerebbe che cominciassero a rispettare i diritti umani e i processi di liberazione e di trasformazione profonda a cui viene dato impulso in America latina. E per questo devono mettere fine allo spionaggio, ai tentativi di sottomissione, alla loro superbia. A me, l'ex ambasciatore Manuel Rocha mi chiamava Bin Laden.
 
Come ha vissuto l'addio al potere di Fidel Castro?
Come il Che, Fidel è un simbolo imbattibile per tutta l'umanità. E' un uomo storico. Nelle mie chiacchierate di ore e ore con lui mi parlava sempre della vita, della salute, dell'educazione. in Bolivia tutto questo si concretizza oggi nell'Operacion Milagro, con più di centomila persone operate gratuitamente agli occhi. Resterà un gran vuoto.
postato da: anticap alle ore 12:42 | link | commenti
categorie: bolivia
lunedì, 25 febbraio 2008

Desaparecidos e adozione

E’ di questi giorni la notizia di una ragazza argentina figlia biologica di due militanti desaparecidos del regime dittatoriale che ha denunciato le persone che l’hanno cresciuta per molti anni, prima spacciandosi per i suoi genitori biologici e poi mentendole sulle proprie origini e sulla storia dei propri genitori (le avevano detto che era stata abbandonata in un ospedale militare…). Molte volte, riportando la notizia, queste persone vengono definite i suoi “genitori adottivi”. Non mi sembra che lo si faccia in questo articolo che riporto qui sotto per spiegare la vicenda.
Quello che mi interessa è infatti soffermarmi sui termini ma non solo (perché dietro ai termini si nasconde il modo i cui quel bambino verrà cresciuto..). E’ possibile parlare di genitori adottivi per queste due persone? Perché, al di là del fatto che non vi è una procedura legale legittima di adozione, per me non si può parlare di adozione quando ci si appropria in questo modo di un bambino? Perché mancano due requisiti fondamentali della relazione adottiva, è cioè il fatto di raccontare fin da subito al bambino la propria storia e quindi che il papà e la mamma sono i suoi genitori adottivi e poi il fatto di non mentire sulle origini del bambino. In mancanza di questi due presupposti fondamentali, la relazione non potrà mai essere profonda e sincera, e quindi molto probabilmente destinata al fallimento (come infatti è finita in questo caso).
a
Argentina, rapita alla nascita denuncia i "genitori".
Per la prima volta la figlia di due desaparecidos porta in tribunale il capitano che la sottrasse alla madre nel '77 e la coppia che l'ha cresciuta, mentendole tutta la vita. Sebastian Lacuna, il manifesto del 21 febbraio 2008.
 
Sul banco degli imputati, il militare che rubò la figlia di due desaparecidos e la coppia che se ne è impossessata e l'ha cresciuta. Nella sala del tribunale, proprio dietro di loro, la rappresentante dell'accusa: Maria Eugenia Sampallo, quella che una volta era una bambina. Oggi ha 30 anni e, scoperta la verità, ha denunciato i suoi falsi genitori.
Il processo cominciato martedì presso il tribunale federale numero 5 di Buenos Aires è storico. Per la prima volta la figlia di due desaparecidos durante la dittatura militare che insanguinò l'Argentina dal 1976 al 1983 si è legalmente costituita contro chi si è impossessata di lei per 23 anni.
Maria Eugenia Sampallo Barragan è nata in prigione nel 1977, non si sa esattamente in quale giorno, ed è la figlia dei desaparecidos Mirta e Leonardo, due militanti del Partito comunista Marxista leninista (una formazione separata dal Pc argentino, che incredibilmente all'inizio appoggiò la dittatura di Jorge Rafael Videla).
Durante la prima udienza gli imputati hanno rifiutato di rispondere. Il capitano dell'esercito Enrique José Berthier, l'uomo che strappò Maria Eugenia a sua madre, e la coppia Osvaldo Rivas e Maria Cristina Gomez, che probabilmente non erano coinvolti nella repressione ma conoscevano l'autentica identità della bambina, sono rimasti in silenzio. Ma oggi non ci sarà silenzio. Recuperata la sua identità, la ragazza farà uso della propria parola.
Maria Eugenia Sampallo ha avuto una cattiva relazione con Osvaldo Rivas e Maria Gomez, che le hanno mentito in diverse occasioni sulla sua origine, e ha pellegrinato per anni in cerca dei suoi veri genitori. Fino a quando, nel 2001, Maria Eugenia decise di ricorrere alla Commissione nazionale per il diritto all'identità (Conadi). Il risultato dell'esame del Dna, messo a confronto con la grande banca dei dati genetici nazionale messa in piedi dalle Abuelas de Plaza de Mayo, la prese di sorpresa.
In seguito, il paradosso: i suoi falsi genitori iniziarono una causa contro di lei, accusando di falso Maria Eugenia e altri testimoni. Frasi feroci della sua falsa madre, come «se non fosse per me staresti buttata in un fosso, mocciosa capricciosa, ribelle come sei, non potevi che essere figlia di guerriglieri», finirono con il convincere Maria Sampallo a denunciare i suoi falsi genitori.
Fino a oggi le Abuelas de Plaza de Mayo sono riuscite a far sì che 87 nipoti abbiamo potuto incontrare le proprie vere famiglie, anche se si ritiene che esistano oltre 400 giovani adulti cresciuti con una falsa identità. molti di loro in famiglie di repressori. Dietro ognuno di questi 87 nipoti ci sono storie drammatiche ed emotive, che mettono crudamente a nudo miserie, grandezze, pianti, dolore e ambiguità degli esseri umani.
Ci sono casi in cui i sinistri falsi genitori erano repressori, altri - come sembra essere il caso di Maria Sampallo - in cui i falsi genitori conoscevano l'origine dei neonati e lo nascosero, e infine una terza variante, quella di genitori adottivi che agirono in buona fede e adottarono quei bambini in modo legale. Alcuni di questi hanno persino collaborato nella ricerca della verità seguita dai propri figli. In nessun caso, comunque, è stato semplice rendersi conto di essere vissuti in una menzogna e adattarsi alla nuova famiglia.
Le Abuelas informano con orgoglio che la maggior parte dei nipoti recuperati finiscono per amare la loro vera famiglia. Un caso emblematico del contrario è quello dei gemelli Gonzalo e Matias Reggiardo-Tolosa, i quali - nati nel 1977 - finirono per diventare i figli del torturatore Samuel Miara e di sua moglie Beatriz Castillo. Nel 1987 il giornalista statunitense Roger Cohen scoprì che la famiglia Miara viveva ad Asuncion, in Paraguay. Il repressore fu catturato ma i figli, restituiti alla famiglia autentica, non si adattarono a vivere con lo zio materno. Al compiere dei 21 anni, la maggiore età in Argentina, scelsero di ritornare a vivere a casa del torturatore. Con grande stupore degli organismi dei diritti umani, in un articolo sul New York Times il giornalista Cohen si è recentemente dichiarato pentito di aver aiutato i gemelli Reggiardo-Tolosa a conoscere la bugia nella quale erano vissuti.
 
Qui la notizia in spagnolo riportata dal quotidiano argentino Pagina 12.
postato da: anticap alle ore 13:01 | link | commenti
categorie: america latina, adozione
venerdì, 22 febbraio 2008

El embajador Philip Goldberg, de Kosovo a La Paz

Questa è la traduzione in spagnolo dell’articolo di Stefanoni pubblicato da "il manifesto" e riportato nel post precedente, grazie a Bolpress.
a
Una nueva crisis estalló entre el gobierno boliviano y la embajada de Estados Unidos, luego de que se conociera que un funcionario de seguridad de esa leg.ación diplomática pidió a becarios y voluntarios estadounidenses reportar los movimientos de venezolanos y cubanos en Bolivia, lo que es considerado por la administración de Evo Morales como un claro acto de espionaje. El martes, el gobierno presentó una denuncia penal contra el agregado de seguridad del Departamento de Estado en Bolivia, Vincent Cooper, en lo que constituye la primera demanda penal contra un diplomático norteamericano por espionaje. Y, paralelamente, la cancillería citó –una vez más- al embajador Philip Goldberg, a dar explicaciones por supuesta violación a la convención de Viena. Finalmente, el canciller David Choquehuanca aceptó las excusas del embajador, quien aseguró que Cooper no regresará a Bolivia. Pero nadie cree que las heridas se cierren, dados los antecedentes en las relaciones bilaterales.
 
Entre los destinatarios del pedido de “aportar datos” a la inteligencia estadounidense estaría el Cuerpo de Paz, una organización de ayuda a los países del tercer mundo creada por el presidente Kennedy en los años 60.La nueva batalla en la “guerra fría” entre Morales y Goldberg inició un nuevo capítulo el 10 de este mes, cuando el becario de la fundación Fulbright, John Alexander Van Schaick, denunció que Cooper le había solicitado espiar a ciudadanos venezolanos y cubanos con los que se cruzara durante su trabajo de campo en Bolivia.
 
Actualmente, centenares de cubanos desarrollan actividades de cooperación en zonas rurales del país andino, especialmente medicina preventiva, operaciones de los ojos y tareas de alfabetización.
 
También ha crecido la cooperación venezolana desde la llegada al poder de Evo Morales, lo que ha generado toda suerte de fantasmas –difundidos por la derecha sobre todo en Santa Cruz y el oriente del país- sobre el "aterrizaje nocturno de aviones" para descargar armas destinadas a milicianos campesinos e indígenas simpatizantes de Morales.
 
En la izquierda, el hecho que Goldberg haya desempeñando –antes de llegar a Bolivia- funciones diplomáticas en Kosovo alienta fantasmas similares sobre su intención de apoyar al ala radical del autonomismo de Santa Cruz, cuyas ambiciones podrían llegar a una separación de Bolivia.
 
En un clima otra vez tenso por la decisión de Santa Cruz de convocar a un nuevo referéndum autonomista para el 4 de mayo, considerado un acto de sedición por el gobierno de Morales, circuló una entrevista de la revista croata Globus con el líder del comité cívico de Santa Cruz, Branko Marinkovic titulada “un croata contra los indígenas”, en la que el dirigente derechista dice que Evo es admirador de Stalin y quiere imponer un régimen comunista que en Bolivia es denominado “indianismo”.
 
"Desde el momento que el señor Vincent Cooper reconoce que han usado a algunos ciudadanos norteamericanos como espías, siento que este señor no solamente ha violado el derecho de sus ciudadanos sino que viola, ofende y arremete a una nación como Bolivia. El señor, desde el momento en que reconoce que hay espionaje para Bolivia, para el gobierno, es persona no deseable", dijo Morales en una escuela militar.
 
Con lenguaje diplomático, la embajada reconoció en un comunicado oficial que Cooper dio “información incorrecta” a ciudadanos norteamericanos que cumplen funciones académicas y humanitarias en Bolivia y lamentó el "malentendido" que generó dicho incidente.
 
El senador del Movimiento al Socialismo (MAS), Antonio Peredo recordó que en 1970 el Cuerpo de Paz fue expulsado del país por sospechas similares de que actuaban como en tareas de inteligencia.Por su parte, mientras repartía ayuda a las víctimas de las fuertes inundaciones que sufre el país, Goldberg aseguró que Estados Unidos respeta la soberanía y la dignidad bolivianas.
 
Para peor, se sospecha que algunas reparticiones de inteligencia de la policía estarían reportando directamente a la embajada norteamericana, por encima de las autoridades bolivianas, lo que actualmente es investigado por el gobierno socialista.Desde su llegada al país en 2006, a Goldberg le costó lidiar con el nuevo clima nacionalista que vive Bolivia. Así, se retiró molesto y antes de tiempo cuando –en el informe de su primer año de gobierno-- Morales recordó las andanzas del joven norteamericano Lestac Claudius de Orleáns y Montevideo, un psicópata que en 2006 puso una bomba en dos hoteles populares con un saldo de dos muertos, por lo que fue recientemente condenado a 30 años de cárcel.
 
Tampoco hizo gracia en Bolivia la “broma” del embajador, quien el año pasado dijo que Evo Morales quizás quiera cambiar también la sede de Disnaylandia, luego que el presidente se quejara del “maltrato” sufrido en su viaje a EE.UU. para la asamblea general de las Naciones Unidas y pidiera “pensar en un cambio de sede” del organismo. El diplomático se vio obligado a pedir disculpas por escrito ante la amenaza del mandatario indígena de cerrarle para siempre las puertas del Palacio de gobierno.
 
Constante elogioso de Fidel Castro y Hugo Chávez como “comandantes de las fuerzas libertarias del continente”, Evo Morales forjó su carrera sindical y política bajo la sombra de sus peleas con los “gringos” que monitoreaban la erradicación de las plantaciones de coca. Y no se siente incómodo en ese papel, que le redunda en apoyo dentro y fuera de Bolivia.
 
En 2002, las declaraciones del entonces embajador estadounidense Manuel Rocha acusándolo de “narcotraficante” lo dejaron al borde de ganar las elecciones presidenciales. “El embajador es mi jefe de campaña”, ironizó en esa oportunidad. No casualmente, Morales, luego de ganar las elecciones, festejó con la consigna tradicional de los cocalero, pronunciada en quechua: “Causachun coca, Wañuchun yanquis” (viva la coca, mueran los yanquis). Y la historia continúa.
postato da: anticap alle ore 12:30 | link | commenti
categorie: bolivia
martedì, 19 febbraio 2008

Kosovo, Bolivia

A due giorni dalla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, i cui effetti destabilizzanti si fanno già sentire, colpiscono alcune cose che la vicenda balcanica ha con la situazione politica boliviana. In entrambi i casi ci sono di mezzo prepotentemente gli Stati Uniti (Goldberg, l’Ambasciatore USA è stato ambasciatore in Kosovo, e l’indipendenza del Kosovo è stata fatta dagli USA), e in entrambi i casi il movimento autonomista è appoggiato dagli USA o comunque ben visto e affine agli USA (l’elite bianca di Santa Cruz, ha evidentemente molte cose in comune con l’ideologia USA del libero mercato e dell’iniziativa privata, nonché gli stessi interessi da tutelare…). Per ora gli USA stanno avendo un basso profilo, anzi, qui sotto viene riportato come nella vicenda Cooper l’ambasciata Usa abbia “dato ragione” al governo Morales. Evidentemente, con la Bolivia non possono fare nessun dispetto a Putin.
 
L'ambasciatore Usa Goldberg: dal Kosovo alla Bolivia
Rapporti burrascosi fra Stati uniti e Bolivia dal 2005 quando il cocalero Evo Morales è diventato presidente. Via lo spione Cooper, scuse ufficiali ma la storia non finirà qui
Pablo Stefanoni, il manifesto del 15-02-2008
 
 Nuova crisi fra il governo boliviano e l'ambasciata degli Stati uniti, dopo che si è saputo che uno degli responsabili della sicurezza ha chiesto a diversi borsisti e volontari statunitensi di riferire sui movimenti di venezuelani e cubani in Bolivia. Ciò che il presidente Evo Morales ha denunciato come un evidente caso di spionaggio.
Martedì il governo ha presentato una denuncia penale contro l'attaché alla sicurezza del Dipartimento di stato Usa in Bolivia, Vincent Cooper: la prima denuncia penale contro un diplomatico degli Stati uniti per spionaggio. Contemporaneamente il ministero degli esteri ha convocato - una volta di più - l'ambasciatore Philip Goldberg esigendo spiegazioni sulla violazione della convenzione di Vienna. Mercoledì il ministro degli esteri, David Choquehaunca, si è incontrato con Goldberg e, una volta concordato che Mr. Cooper «non ritornerà più in Bolivia», ha accettato «le spiegazioni date dall'ambasciatore» e l'ambasciatore l'ha ringraziato «per aver accettato le spiegazioni su questo incidente».
Ma le due parti sanno che questo episodio lascerà il segno. Perché la richiesta dell'ambasciata di «apportare dati» alla intelligence Usa, sarebbe stata rivolta anche ai Peace Corps, i Corpi della pace di kennediana memoria che dovevano portare aiuti «umanitari» ai paesi del Terzo mondo.
Il nuovo fronte della «guerra fredda» fra Morales e Goldberg, che pensa ancora di essere «il vicerè» come veniva chiamato l'ambasciatore Usa a La Paz prima della vittoria del presidente indigeno, si è aperto il 10 febbraio, quando il borsista della Fondazione Fullbright, John Alexander Van Schaick, ha denunciato che Cooper gli aveva chiesto di spiare i cittadini venezuelani e cubani con cui si fosse imbattuto nel corso della sua permanenza in Bolivia.
Attualmente centinaia di medici cubani svolgono la loro attività di cooperazione in zone rurali del paese, specie nel campo della medicina preventiva, degli interventi agli occhi e dell'alfabetizzazione. Anche la cooperazione venezuelana è molto aumentata dall'arrivo al potere di Evo, ciò che ha prodotto tutta una serie di fantasmi - diffusi dalla destra e soprattutto a Santa Cruz, nell'oriente ricco e anti-Morales - circa l'atterraggio notturno di aerei per scaricare armi destinate alle milizie campesinas e indigene simpatizzanti di Evo. A sinistra, il fatto che Goldberg abbia prestato servizio nel Kosovo, prima di arrivare a La Paz, alimenta fantasmi analoghi sulle sue intenzioni di appoggiare l'ala radicale dell'autonomismo di Santa Cruz, il cui obiettivo ultimo potrebbe essere la secessione. In un clima molto teso per la decisione degli autonomisti cruceños di indire il 4 maggio prossimo un nuovo referendum per l'autonomia - considerato un atto di sedizione dal governo centrale - è circolata un'intervista della rivista di Zagabria Globus al leader autonomista del Comitato civico di Santa Cruz, Branko Marinkovic (di origine croata) intitolata «Un croato contro gli indigeni», in cui afferma che Evo è un ammiratore di Stalin e vuole imporre un regime comunista che in Bolivia prende il nome di «indianismo».
«Dal momento in cui il signor Vincent Cooper ha riconosciuto di aver usato alcuni cittadini Usa come spie, questo signore ha violato non solo i diritti dei suoi concittadini ma ha violato, offeso e aggredito la Bolivia. Quel signore è una persona non grata», ha detto Morales. Con linguaggio più diplomatico, l'ambasciata Usa ha riconosciuto in un comunicato che Cooper ha fatto «una richiesta non corretta» a cittadini degli Stati uniti impegnati in funzioni accademiche e umanitarie in Bolivia, e lamentato il «malinteso» provocato dall'incidente.
Il senatore del Mas Antonio Peredo ha ricordato che già nel 1970 il Peace Corps fu espulso dalla Bolivia perché sospetto di svolgere funzioni di intelligence. Mentre ripartiva aiuti alle vittime delle forti inondazioni in corso, Goldberg ha garantito che gli Usa rispettano «la sovranità e la dignità della Bolivia». Ma a peggiorare le cose ci sono i sospetti - su cui è in corso un'indagine - che alcuni settori di intelligence della polizia boliviana riferiscano direttamente all'ambasciata Usa e non al governo.
Dal suo arrivo nel 2006 Goldberg ha avuto i suoi problemi per convivere con il nuovo clima nazionalista che si vive in Bolivia. Così si alzò e se ne andò quando Morales, nel suo discorso celebrativo del primo anno di governo, ricordò il caso del giovane cittadino Usa, uno psicopatico, che nel 2006 mise due bombe in un hotel popolare di La Paz provocando due morti e per questo fu condannato a 30 anni. In Bolivia non è piaciuta per niente la battuta dell'ambasciatore che l'anno scorso disse che Morales forse voleva cambiare anche la sede di Disneyland dopo che il presidente si era lamentato degli «abusi» subiti nel suo viaggio a New York per l'assemblea dell'Onu e aveva proposto che le Nazioni unite «potessero cambiare di sede». Goldberg aveva dovuto scusarsi per iscritto ma a denti stretti.
Ammiratore di Fidel e Chavez, Morales ha costruito la sua carriera di sindacalista cocalero sugli scontri frequenti con «i gringos» che spingevano per lo sradicamento delle piantagioni di coca. Nel 2002 le accuse di essere «un narcotrafficante» dell'allora ambasciatore Usa Manuel Rocha quasi fecero vincere le elezioni presidenziali a Evo: «L'ambasciatore è il capo della mia campagna», disse allora. Quando vinse nel 2005, festeggiò con lo slogan tradizionale dei cocaleros in lingua quechua: «Causachun coca, Wañuchun yanquis», viva la coca, morte agli yankees. Non finirà qui.
postato da: anticap alle ore 13:56 | link | commenti
categorie: mondo, bolivia
giovedì, 14 febbraio 2008

Ma mia figlia è boliviana?

Il rituale e atteso appuntamento con le coppie adottive sta per arrivare. Qua sotto trovate i riferimenti utili.  Molto interessante anche il tema dell'incontro. Come si costruisce l'identità "etnica" per un bimbo adottato? Come si percepisce lui? Spero vengano fuori riflessioni utili.
a
SABATO 1 MARZO 2008
dalle ore 10.00 alle ore 13.00
Milano - sede dell’Istituto “La Casa” – Via Lattuada, 14
 
Il Servizio per l'Adozione Internazionale dell’Istituto "La Casa" organizza per le coppie in attesa di adozione residenti nell’Italia settentrionale nell’ambito della formazione preadottiva un incontro sul tema
 
- AGGIORNAMENTO SULLE LINEE GUIDA DELL'ADOZIONE INTERNAZIONALE, dott.ssa Alice Calori, Responsabile del Servizio Adozioni Internazionali dell'Istituto La Casa.
 
- “LA COSTRUZIONE DELL'IDENTITA' ETNICA NEI BAMBINI ADOTTATI", relatrice: prof.ssa Rosa Rosnati,  Docente dell’Università Cattolica, discussione.  
- L’attesa in Bolivia, Brasile, Bulgaria – dott.ssa Chiara Righetti
- L’attesa in Colombia – dott.ssa Viviana Rossetti
- L’attesa in Cile – dott.ssa Alice Calori
a
Aperitivo offerto dai genitori dell'Associazione Hogar Onlus.
postato da: anticap alle ore 13:28 | link | commenti (1)
categorie: racconto, adozione, istituto la casa
giovedì, 07 febbraio 2008

Morales e i prefetti in rotta di collisione

La PazAncora una volta, mentre mezza Bolivia festeggia il carnevale (con almeno 28 morti) e altrettanta si trova a fare i conti con le piogge disastrose (anche qui con molti morti), sembra che il dialogo tra Evo e i prefetti sia destinato a fallire, con quali conseguenze per il paese lo vedremo presto. Riporto l’ultimo articolo di Stefanoni pubblicato su il manifesto, unico quotidiano italiano, credo di ripetermi, che dedica alla Bolivia, e in generale al continente sudamericano, uno sguardo che tenta di andare un po’ più a fondo nell'analisi al crontario di una stampa nazionale così superficiale e spudoratamente preda di un indegno senso comune.
 
Bolivia, verso il fallimento i negoziati fra governo e dipartimenti ricchi. Scontro sul «reddito dignità». Pablo Stefanoni, il manifesto del 06-02-2008
 
I negoziati fra il presidente Evo Morales e i governatori ribelli dei dipartimenti ricchi guidati da Santa Cruz, sono sull'orlo del fallimento e gli schermi televisivi hanno ripreso a dividersi fra le notizie contrapposte delle due Bolivie l'una contro l'altra.
Nonostante la resistenza degli oppositori, il presidente ha organizzato manifestazioni in tutto il paese per celebrare il pagamento del «reddito dignità», una sorta di pensione minima, pari a 20 euro al mese, per le persone con più di 60 anni, finanziata con fondi ottenuti da un taglio nelle rendita petrolifera che lo Stato ripassa ai singoli dipartimenti. Il giorno prima il «prefetto» (governatore) di Santa Cruz, Rubén Costas aveva lanciato la sfida organizzando un referendum per il 4 maggio con l'obiettivo di far approvare gli statuti autonomisti redatti alla fine dell'anno scorso e considerati «sediziosi» dal governo centrale. A Santa Cruz giustificano questo passo con le più di 100 mila firme raccolte per dare validità a una legge sul referendum per iniziativa popolare, ma a La Paz il governo considera illegale la convocazione del referendum che può essere indetto solo dal Congresso.
Con il dialogo in terapia intensiva, i governatori di 5 dei 9 dipartimenti, Santa Cruz, Tarija, Beni, Pando y Cochabamba - la «mezza luna» orientale - hanno scritto una lettera a Morales in cui chiedono o che siano ripresi i negoziati o che che sia organizzato il referendum revocatorio proposto dallo stesso presidente come via d'uscita all'attuale impasse politica. Il governatore di La Paz, José Luis Paredes, ha raddoppiato la posta e chiesto che si convochino elezioni generali anticipate.
Il referendum del 2 giugno 2006 aveva visto le province orientali votare massicciamente per l'autonomia, anche se il no aveva vinto a livello nazionale.
Più tardi l'assemblea costituente ha iscritto l'autonomia nella nuova costituzione, ma con competenze ridotte. All'inizio di quest'anno Evo Morales e i governatori hanno concordato di avviare negoziati diretti per arrivare a «un grande accordo nazionale». In mancanza di passi avanti al tavolo delle trattative i dissensi sono stati trasferiti a commissioni ad hoc che però non sono riuscite a superarli.
Il nodo dello scontro è ora l'incompatibilità fra la costituzione approvata l'anno scorso senza la presenza dell'opposizione (che si era ritirata dai lavori) e fra scontri di piazza che provocarono tre morti, e gli statuti autonomici redatti dai dipartimenti ribelli che darebbero ai governi locali il controllo sui titoli di proprietà della terra e sulla raccolta delle imposte. Questi statuti segnerebbero il passaggio dall'attuale regime unitario del paese a un regime federale ed è visto dal governo come un tentativo di «blindarsi» dalle riforme «di sinistra» portate avanti da Evo Morales.
Qualche giorno fa gli echi della crisi boliviana si son fatti sentire anche in Ecuador, dove il presidente Rafael Correa si sta scontrando con le élites di Guayaquil, la città più ricca del paese. Il 25 gennaio, alla testa di una folta marcia autonomista, il sindaco Jaime Nebot ha citato la (ex) Jugoslavia e la Bolivia come esempi di quel che potrebbe accadere in Ecuador se il governo insiste con i suoi progetti. Correa, in risposta, ha denunciato il fatto che «fra l'oligarchia di Guayaquil e di Santa Cruz esistono accordi scritti per portare queste regioni ad autonomie che in verità sono secessioni». E ha accusato la destra delle due città ribelli di essere «straordinariamente ricche, semi-ignoranti ed elitiste».
In questo quadro convulso, la maggior parte dei boliviani sembra assistere nell'indifferenza alle vicende politiche e si è diviso fra quanti cercavano di salvare i loro pochi beni dalle feroci inondazioni che stanno affliggendo il paese - con già più di 30 morti - e quanti, i più fortunati, si potevano permettere il lusso di partecipare al carnevale, che si è chiuso ieri.
 
postato da: anticap alle ore 22:12 | link | commenti (2)
categorie: bolivia
venerdì, 01 febbraio 2008

Cose che fanno piacere

Dal sito dell’Istituto La Casa, riporto questa proposta di incontro per i genitori che vogliono iniziare una seconda adozione. Mi sembra importante sottolinearla per la qualità del servizio offerto da questo ente e per il fatto, non secondario, che il tutto viene offerto gratuitamente. Noi ci siamo già iscritti.
 
LA SECONDA GENITORIALITA’ GRUPPO DI PREPARAZIONE ALLA SECONDA ADOZIONE
La realizzazione del progetto adottivo con l’inserimento di un minore nel nuovo nucleo familiare dà inizio ad una relazione genitori-figlio che necessita di tempo affinché si crei un rapporto basato sulla fiducia e sulla costruzione di un legame sempre più significativo. I neo genitori si trovano quindi a mettere in campo le loro risorse personali e di coppia, al fine di promuovere una positiva appartenenza del bambino al nucleo familiare e al più ampio contesto sociale, nel rispetto della sua identità. 
Una volta raggiunto un certo equilibrio da parte del bambino nella sfera sia cognitiva che affettiva, capita che l’esperienza genitoriale così appagante stimoli il desiderio di avviare una seconda adozione. Come comportarsi a questo punto, durante l’attesa del secondo bambino fantasticato, nei confronti del primo figlio reale? Quanto coinvolgere il proprio figlio nel nuovo percorso adottivo? Ma soprattutto tale percorso cosa può andare a sollecitare nelle fantasie e nelle insicurezze di un bambino rispetto alla propria storia adottiva? Quali gelosie e regressioni può comportare l’ingresso di un fratellino? Se da una parte infatti il desiderio di un fratellino può essere condiviso anche dal figlio che già c’è, è importante tener ben presente il turbamento dell’equilibrio nelle dinamiche familiari, oltre alla problematicità che un nuovo inserimento adottivo può comportare.
Una coppia che ha già alle spalle una esperienza adottiva è sicuramente consapevole delle difficoltà che una adozione internazionale comporta e, in generale, del diventare genitori. Ma la seconda genitorialità coinvolge nuove variabili e problematiche che, se, da un lato, garantiscono l’unicità di ogni relazione genitore-bambino, dall’altro, possono cogliere l’adulto impreparato.
  
METODOLOGIA
Il gruppo di preparazione alla seconda adozione è rivolto alle coppie in attesa della seconda adozione.
Si svolgerà presso la sede dell’Istituto La Casa, a Milano in via Lattuada 14.
Sono previsti cinque incontri, al sabato mattina, dalle 10.00 alle 11.30 nelle seguenti date:
sabato 23/02/08
sabato 08/03/08
sabato 19/04/08
sabato 24/05/08
sabato 07/06/08
 
Tali incontri sono gratuiti; poiché si prevede un lavoro di gruppo continuato nel tempo, si richiede la partecipazione costante.
E’ prevista, in uno degli incontri, la partecipazione di famiglie che hanno già vissuto l’esperienza di una seconda adozione, disponibili a condividere la loro testimonianza.
 
ISCRIZIONE
Le iscrizioni si ricevono entro il 13 febbraio presso:
Segreteria del Servizio Adozioni Internazionali dell’Istituto “La Casa”
E-mail: consultorio@ist-lacasa.it
tel. 02/55189202 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30
fax 02/5465168
Le domande verranno accolte in ordine di arrivo e, dal 14/02/08, verrà confermata l’iscrizione.
postato da: anticap alle ore 12:49 | link | commenti
categorie: italia, racconto, informazioni, adozione

Jallalla Bolivia!

Ecco qua una bella iniziativa per far conoscere la Bolivia a cui vi consigliamo di partecipare se vi trovate a passare dalle parti di Corsico, zona sud-ovest di Milano, SABATO 16 FEBBRAIO 2008 dalle 20.30.
Presso il locale "Bem Viver" ci sarà prima un buffet boliviano da 8€, poi la presentazione di un viaggio in Bolivia e di una cooperativa di donne boliviane e infine musica dal vivo con il "Gruppo Antara".
Questa è la locandina dell'iniziativa in pdf: 
a
Jallalla Bolivia a Corsico
Jallalla (si pronuncia hy-ya-ya) è una parola Quechua and Aymara, che più o meno si può tradurre come “vivi!”.
Il sito web del locale, (mail: bemviver@aclimilano.com) che si trova in via Monti 5 a Corsico è: www.aclisogno.org/bemviver.htm 
postato da: anticap alle ore 07:44 | link | commenti
categorie: italia, bolivia