E’ di questi giorni la notizia di una ragazza argentina figlia biologica di due militanti desaparecidos del regime dittatoriale che ha denunciato le persone che l’hanno cresciuta per molti anni, prima spacciandosi per i suoi genitori biologici e poi mentendole sulle proprie origini e sulla storia dei propri genitori (le avevano detto che era stata abbandonata in un ospedale militare…). Molte volte, riportando la notizia, queste persone vengono definite i suoi “genitori adottivi”. Non mi sembra che lo si faccia in questo articolo che riporto qui sotto per spiegare la vicenda.
Quello che mi interessa è infatti soffermarmi sui termini ma non solo (perché dietro ai termini si nasconde il modo i cui quel bambino verrà cresciuto..). E’ possibile parlare di genitori adottivi per queste due persone? Perché, al di là del fatto che non vi è una procedura legale legittima di adozione, per me non si può parlare di adozione quando ci si appropria in questo modo di un bambino? Perché mancano due requisiti fondamentali della relazione adottiva, è cioè il fatto di raccontare fin da subito al bambino la propria storia e quindi che il papà e la mamma sono i suoi genitori adottivi e poi il fatto di non mentire sulle origini del bambino. In mancanza di questi due presupposti fondamentali, la relazione non potrà mai essere profonda e sincera, e quindi molto probabilmente destinata al fallimento (come infatti è finita in questo caso).
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Argentina, rapita alla nascita denuncia i "genitori".
Per la prima volta la figlia di due desaparecidos porta in tribunale il capitano che la sottrasse alla madre nel '77 e la coppia che l'ha cresciuta, mentendole tutta la vita. Sebastian Lacuna, il manifesto del 21 febbraio 2008.
Sul banco degli imputati, il militare che rubò la figlia di due desaparecidos e la coppia che se ne è impossessata e l'ha cresciuta. Nella sala del tribunale, proprio dietro di loro, la rappresentante dell'accusa: Maria Eugenia Sampallo, quella che una volta era una bambina. Oggi ha 30 anni e, scoperta la verità, ha denunciato i suoi falsi genitori.
Il processo cominciato martedì presso il tribunale federale numero 5 di Buenos Aires è storico. Per la prima volta la figlia di due desaparecidos durante la dittatura militare che insanguinò l'Argentina dal 1976 al 1983 si è legalmente costituita contro chi si è impossessata di lei per 23 anni.
Maria Eugenia Sampallo Barragan è nata in prigione nel 1977, non si sa esattamente in quale giorno, ed è la figlia dei desaparecidos Mirta e Leonardo, due militanti del Partito comunista Marxista leninista (una formazione separata dal Pc argentino, che incredibilmente all'inizio appoggiò la dittatura di Jorge Rafael Videla).
Durante la prima udienza gli imputati hanno rifiutato di rispondere. Il capitano dell'esercito Enrique José Berthier, l'uomo che strappò Maria Eugenia a sua madre, e la coppia Osvaldo Rivas e Maria Cristina Gomez, che probabilmente non erano coinvolti nella repressione ma conoscevano l'autentica identità della bambina, sono rimasti in silenzio. Ma oggi non ci sarà silenzio. Recuperata la sua identità, la ragazza farà uso della propria parola.
Maria Eugenia Sampallo ha avuto una cattiva relazione con Osvaldo Rivas e Maria Gomez, che le hanno mentito in diverse occasioni sulla sua origine, e ha pellegrinato per anni in cerca dei suoi veri genitori. Fino a quando, nel 2001, Maria Eugenia decise di ricorrere alla Commissione nazionale per il diritto all'identità (Conadi). Il risultato dell'esame del Dna, messo a confronto con la grande banca dei dati genetici nazionale messa in piedi dalle Abuelas de Plaza de Mayo, la prese di sorpresa.
In seguito, il paradosso: i suoi falsi genitori iniziarono una causa contro di lei, accusando di falso Maria Eugenia e altri testimoni. Frasi feroci della sua falsa madre, come «se non fosse per me staresti buttata in un fosso, mocciosa capricciosa, ribelle come sei, non potevi che essere figlia di guerriglieri», finirono con il convincere Maria Sampallo a denunciare i suoi falsi genitori.
Fino a oggi le Abuelas de Plaza de Mayo sono riuscite a far sì che 87 nipoti abbiamo potuto incontrare le proprie vere famiglie, anche se si ritiene che esistano oltre 400 giovani adulti cresciuti con una falsa identità. molti di loro in famiglie di repressori. Dietro ognuno di questi 87 nipoti ci sono storie drammatiche ed emotive, che mettono crudamente a nudo miserie, grandezze, pianti, dolore e ambiguità degli esseri umani.
Ci sono casi in cui i sinistri falsi genitori erano repressori, altri - come sembra essere il caso di Maria Sampallo - in cui i falsi genitori conoscevano l'origine dei neonati e lo nascosero, e infine una terza variante, quella di genitori adottivi che agirono in buona fede e adottarono quei bambini in modo legale. Alcuni di questi hanno persino collaborato nella ricerca della verità seguita dai propri figli. In nessun caso, comunque, è stato semplice rendersi conto di essere vissuti in una menzogna e adattarsi alla nuova famiglia.
Le Abuelas informano con orgoglio che la maggior parte dei nipoti recuperati finiscono per amare la loro vera famiglia. Un caso emblematico del contrario è quello dei gemelli Gonzalo e Matias Reggiardo-Tolosa, i quali - nati nel 1977 - finirono per diventare i figli del torturatore Samuel Miara e di sua moglie Beatriz Castillo. Nel 1987 il giornalista statunitense Roger Cohen scoprì che la famiglia Miara viveva ad Asuncion, in Paraguay. Il repressore fu catturato ma i figli, restituiti alla famiglia autentica, non si adattarono a vivere con lo zio materno. Al compiere dei 21 anni, la maggiore età in Argentina, scelsero di ritornare a vivere a casa del torturatore. Con grande stupore degli organismi dei diritti umani, in un articolo sul New York Times il giornalista Cohen si è recentemente dichiarato pentito di aver aiutato i gemelli Reggiardo-Tolosa a conoscere la bugia nella quale erano vissuti.
Qui la notizia in spagnolo riportata dal quotidiano argentino Pagina 12.