La legge è stata promulgata, la Corte Elettorale Nazionale si è subito attivata, così il 10 agosto la Bolivia tornerà per l’ennesima volta in poco tempo al voto referendario. Questa volta le domande saranno due, una per il Presidente e il suo Vice e l’altra per i prefetti: “¿Usted está de acuerdo con la continuidad del proceso de cambio liderizado por el presidente Evo Morales Ayma y el vicepresidente Álvaro García Linera?” e “¿Usted está de acuerdo con la continuidad de las políticas, las acciones y la gestión del Prefecto departamental?”.
Due domande un po’ assurde. E molti sono i dubbi su una tale consultazione referendaria, peraltro chiesta ancora a fine anno scorso dallo stesso Morales e ora fatta propria dall’opposizione. E come rivela questo articolo de La Razon di ieri, sembra che si sia aperta una grossa crepa tra l’opposizione parlamentare e alcuni prefetti autonomisti. Nell’articolo si riporta che una delle critiche che si fanno a questa legge è che “con el referéndum revocatorio se frena el proceso autonómico en el país, que comenzó en Santa Cruz con la aprobación de su Estatuto Autonómico, porque si un prefecto es revocado la autonomía puede quedar trunca en los departamentos donde ganó el Sí a ese proceso”. Insomma, gli autonomisti sono preoccupati che una probabile vittoria di Morales indebolisca le loro posizioni e non capiscono come mai l’opposizione abbia proposto la legge. Ma alcuni dubbi su una vittoria di Evo ci sono, come riferisce l’articolo che riporto qui sotto.
Bolivia, Evo si gioca tutto in un voto È legge il referendum revocatorio
Dopo il sì del senato (di destra) Morales promulga la legge che può mandare a casa lui, il vice e tutti i governatori. Per l'analista Andres Gomez questa volta rischia: ai settori urbani l'indigenismo non piace più. Diletta Varlese*, La Paz
Il presidente della Bolivia Evo Morales ha promulgato la legge che il 10 agosto chiamerà i boliviani a votare il referendum per confermare o revocare il suo mandato, quello del vicepresidente e dei nove governatori regionali. E' il miglior modo, ha detto Morales, per dare consistenza al processo democratico del paese. Ed è una via di uscita alla crisi tra il governo centrale e i quattro governi regionali che chiedono autonomia, uno scontro politico serrato che non ha trovato soluzione in cinque mesi, fino alla rottura con il referendum per l'autonomia tenuto a Santa Cruz lo scorso 4 maggio (i referendum di Beni, Pando e Tarija sono fissati per il prossimo giugno). Evo Morales si è detto felice del referendum perché sospende la confusione che si stava creando in merito alle consulte popolari e mette sulla bilancia la questione principale: Evo se va o se queda? Se ne va o resta? Da questo dipenderà anche la realizzazione di due importanti riforme: la definizione del latifondo, e quindi la riforma agraria, e l'entrata in vigore della nuova costituzione, redatta lo scorso 15 dicembre e approvata con i soli voti del Mas, il movimento di Morales.
Oggi, a 90 giorni dal voto, Evo ha ancora il consenso della maggioranza della popolazione. Le richieste di autonomia delle regioni d'oriente sono riuscite solo in parte a diminuire l'appoggio della popolazione al suo governo e hanno invece rafforzato la coesione delle realtà che sostengono Morales, cioè soprattutto le popolazioni indigene: 36 diverse etnie, il 62% degli abitanti della Bolivia.
Andres Gomez è un quechua, giornalista e analista politico boliviano, direttore di Red Erbol, rete nazionale di radio comunitarie.
Cosa rischia Morales con questo voto? E' vero che ha perso un po' dell'appoggio che aveva nella popolazione, soprattutto nella classe media?
Se anche Evo avesse perso l'appoggio della classe media, cioè degli industriali e dei professionisti - dice Gomez - staremo parlando di un margine minimo, tra lo 0,4% e l'1% dei voti. Nel 2005 Morales ha ottenuto il 53,7%, e secondo i sondaggi negli ultimi due anni e mezzo l'appoggio che ha ricevuto non è mai sceso sotto il 53%. Adesso pare che sia al 55%. Secondo la legge del referendum promulgata dal governo, per revocare il mandato del presidente il voto degli oppositori deve raggiungere quello stesso 53,7% con cui è stato eletto, ovvero 1.544.375 persone, che non sono la maggioranza della popolazione. Evo ha il grande vantaggio di essere percepito dalla popolazione indigena come uno di loro, e per questo gli perdonano molte cose. Il grande errore che invece ha fatto è stato quello di non aver curato i rapporti con i settori urbani. Oltre alla classe media di cui parlavamo, esiste una fascia di popolazione urbana, che in questo lasso di tempo si è disincantata, un po' perché si aspettava una maggiore immediatezza delle riforme ma soprattutto perché il governo Morales quasi da subito ha volto lo sguardo verso le problematiche indigene, tralasciando quelle di chi in Bolivia non si sente nè blanco nè indigeno, cioé i meticci. Questa fascia potrebbe forse avere un peso nel referendum, ma non credo che sia ancora sufficiente per revocare il suo mandato».
La legge che istituisce il referendum revocatorio è stata approvata a sorpresa dal senato dominato dalla destra (il Mas è in minoranza per un solo senatore, ndr). Crede che l'approvazione sia una mossa per approfittare della vittoria al referendum sull'autonomia di Santa Cruz?
Il referendum era stato proposto dallo stesso presidente in dicembre, e poi approvato dalla camera dei deputati, come possibile soluzione alla crisi che si era creata con le regioni dell'oriente. Il processo è stato sospeso quando le controparti hanno tentato il dialogo, il cui fallimento ha portato ai referendum regionali per l'autonomia. Per il voto revocatorio, dunque, mancava solo l'approvazione del senato. Ed eccola qui, proprio adesso che l'opposizione si sente forte dopo avere (almeno apparentemente) vinto a Santa Cruz. Morales non può far altro che promulgare una proposta che di fatto è sua, ma si può dire che gli hanno fatto un favore. Se Morales verrà riconfermato, come pare, da quel momento l'opposizione avrà ben poca voce in capitolo e perderà molto del suo potere politico.
E' ovvio che l o scopo dell'opposizione sarà di rendere la vita impossibile al governo, fino al 2011, quando scade il suo mandato. Crede che in questi 90 giorni che precedono il referendum si possano creare situazioni di convulsione sociale?
E' un pericolo che in Bolivia esiste già da molto tempo. Esistono fenomenali tensioni all'interno del paese, ci siamo fatti la guerra per molti anni, e gli stessi centri di potere hanno ruotato geograficamente dal sud al nord e ora verso l'ovest del paese. Senza dubbio la proposta del referendum ha marcato quest'ultima fase come una lotta con las urnas y no con las armas. Per quanto il presidente eletto abbia tutta la legittimità per prendere delle decisioni drastiche, nell'attuale spaccatura socioeconomica del paese questa del referendum è forse la via meno rischiosa da intraprendere. Ci sono focolai di fanatismo violento, ne abbiamo visti molti soprattutto nella regione di Santa Cruz, e provengono da entrambe le pari. Però è pur vero che per la maggior parte il movimento che appoggia Morales è basato sulla relazione diretta con le persone, sul socializzare in modo quotidiano lo scambio politico tra le persone, nei bar tra gli amici, nei luoghi pubblici, all'interno delle stesse famiglie.
*Andinamedia, agenzia d'informazione per l'America Latina