Dopo Santa Cruz il Pando e il Beni
Sì all'autonomia di altri due dipartimenti della «mezzaluna» boliviana. Ma anche lì con un'alta astensione chiesta da Evo. Pablo Stefanoni, il manifesto del 3-06-2008
Sfidando il governo centrale di Evo Morales i dipartimenti amazzonici di Beni e Pando, con Santa Cruz e Tarija due dei quattro della «mezzaluna» orientale, hanno approvato domenica i loro statuti autonomici attraverso un referendum popolare. Hanno così seguito i passi di Santa Cruz che dopo aver approvato il suo statuto il 4 maggio cerca ora di avanzare a colpi di fatti compiuti verso un'autonomia «alla catalana» - respinta dal governo - e di frenare le riforme sinistrorse promosse dallo stato centrale. Nonostante anche nel Pando e Beni abbia prevedibilmente trionfato il sì, l'astensione - chiesta dal Mas di Evo e dei suoi alleati locali - è stata alta, e il governo - accadde lo stesso il 4 maggio a Santa Cruz - l'ha celebrata come una sua vittoria.
Dalle 5 del pomeriggio di domenica, cortei rumorosi di moto - il mezzo di trasporto tipico di questa regione dell'estremo nord boliviano - hanno rotto il silenzio che era durato tutto il giorno. Senza che la polizia, controllata dal governo centrale, si sforzasse di far osservare la tradizionale proibizione di circolare con veicoli motorizzati nei giorni di elezioni, il compito se lo sono assunto gli studenti della Universidad Amazonica de Pando che hanno bloccato le strade con bandiere verdi e bianche, i colori locali che sono uguali a quelli degli autonomisti di Santa Cruz, loro alleati nello scontro con il governo di La Paz. Scene analoghe si sono vissute a Trinidad, capitale del vicino Beni.
Alle 6 del pomeriggio il frastuono è ancora aumentato quando le tv hanno annunciato i risultati del conteggio rapido dei voti: l'80% degli elettori del Beni avevano detto sì allo statuto d'autonomia, l'82% nel Pando. Però se gli autonomisti festeggiavano rumorosamente, Evo Morales guardava altre cifre: nel Pando l'astensione è stata fra il 42 e il 46% e nel Beni del 32%. Numeri che hanno portato l'entusiasmo nel Palazzo Quemado di La Paz che, come aveva già fatto per Santa Cruz, ha sommato il totale dell'astensione, dei no e dei nulli come un segnale di appoggio al governo centrale. «Questo nuovo tentativo di imporre statuti dai connotati separatisti e incostituzionali è stato chiaramente respinto dal popolo del Pando», si è affrettato a dire il ministro di governo, Alfredo Rada.
Anche in quest'occasione come un mese fa, la giornata è stata segnata da episodi di violenza, in diverse aree rurali. Urne assaltate e bruciate, botte fra i sostenitori locali del Mas e picchiatori «brasiliani» e della malfamata Union Juvenil Cruceñista fatti venire per intimidire gli avversari e dar man forte agli autonomisti. Il governatore del Pando, Leopoldo Fernandez è andato a votare scortato dai suoi omologhi e «padrini» di Santa Cruz e Tarija, Ruben Costas e Mario Cossio. Tarija, regione alla frontiera con l'Argentina che racchiude l'80% delle riserve boliviane di gas, voterà per il suo statuto il 22 giugno.
Gli abitanti del Pando sono convinti che il passo verso l'autonomia abbia finalmente collocato nella carta geografica il loro dipartimento, tradizionalmente trascurato, e hanno festeggiato l'arrivo dei media boliviani e internazionali. L'argomento più usato per difendere lo statuto d'autonomia è l'oblio in cui è sempre stata avvolta questa regione del nord amazzonico, isolata da La Paz ma legata al mercato mondiale attraverso il commercio del caucciù fra la fine del secolo XIX e gli inizi del secolo XX, e attualmente attraverso l'export della castagna. Oltre che dal narco-traffico che la usa come ponte fra Perù e Brasile e la cui presenza è marcata dalla crescente ondata di violenza e di sangue fra le bande rivali.
Quest'abbandono si respira fra le case in legno tipiche dell'Amazzonia e le decine di templi delle sette evangeliche che promettono di farla finita con le angustie materiali e spirituali. «Ho votato per il sì perché qui siamo sempre stati dimenticati dal centralismo, ma questo non significa affatto che noi non siamo patrioti boliviani», dice un elettore di Cobija, capitale del Pando.
La leadership autonomista della regione di Santa Cruz ha celebrato come propri i risultati di Beni e Pando. Il segretario per l'autonomia, Carlos Dabdoub, ha detto che con regioni politicamente ed economicamente forti i boliviani potranno cessare di essere «i poveretti» dell'America latina» e il governatore cruceño Ruben Costas ha assicurato che il processo di autonomia si estenderà presto a tutta la Bolivia.
Lo scontro fra Evo Morales e i dipartimenti autonomisti continua.
Di seguito la versione pubblicata sul quotidiano Clarin
Desde las cinco de la tarde, caravanas de motos ruidosas -algunas con toda la familia sobre dos ruedas- y camionetas 4x4 acabaron a bocinazos con el silencio de todo el día. Sin que la Policía controlada por el gobierno central se prestara a hacer cumplir la tradicional prohibición de circular en vehículo los días de elecciones, la tarea recayó en estudiantes de la Universidad Amazónica de Pando con banderas verdes y blancas, los colores locales que coinciden con Santa Cruz, su aliado en la pelea autonomista. Y escenas similares se vivieron en Trinidad, capital del vecino Beni.
A las seis en punto, el ruido aumentó aún más cuando los informativos anunciaron los resultados del conteo rápido: un 80% de los benianos le dijo sí a los estatutos autonómicos y esa cifra trepó al 82% en Pando. Pero si los autonomistas festejaban esos guarismos, Evo Morales miraba otros: la abstención a la que convocaron los sectores que apoyan al gobierno nacional. En Pando la cifra alcanzó el 41,3%, según la encuestadora Captura; y en Beni el 32%, lo que entusiasmó al Palacio Quemado que, como ya había hecho en Santa Cruz, sumó la totalidad del ausentismo, los votos negativos y nulos como un apoyo compacto al gobierno central.
"Este intento de imponer estatutos de características separatistas fue claramente rechazado por el pueblo de Pando. A la inconstitucionalidad de los estatutos se suma la inviabilidad de su aplicación", se apresuró a declarar el ministro de Gobierno, Alfredo Rada.
"Después del referéndum de Tarija comenzaremos a aplicar los estatutos de forma mesurada y responsable", le dijo a Clarín el gobernador de Pando, Leopoldo Fernández.
La jornada fue alterada por hechos violentos en varias regiones rurales. En la localidad beniana de Yucumo -fronteriza con La Paz- los pobladores quemaron urnas y golpearon al subalcalde en plena calle.
También incendiaron el material electoral los campesinos de Filadelfia en el departamento de Pando, que el sábado habían "retenido" y obligado a "renunciar" al diputado Fermín Terrazas bajo la acusación de que había traído a la zona matones brasileños para intimidarlos.
En la capital beniana, Trinidad, jóvenes -al parecer miembros de la Unión Juvenil Cruceñista- se enfrentaron con palos y piedras con mototaxistas y campesinos, con la destrucción una moto y al menos dos heridos según reportó radio Erbol.
A las 11.10 de la mañana, el gobernador Leopoldo Fernández apareció en la mesa de votación escoltado por sus colegas de Santa Cruz, Rubén Costas, y de Tarija, Mario Cossío. Allí, el líder pandino se quejó de la "canallada de los alcaldes y el MAS (de Evo Morales) que implementaron coacciones de toda naturaleza para evitar que la gente vote".
Los pandinos consideran que la demanda de autonomía los puso finalmente en el mapa y festejaron la llegada de medios de prensa del resto de Bolivia y del exterior. El argumento más escuchado para defender los estatutos es el olvido de esta región del extremo norte amazónico, aislada de La Paz pero vinculada al mercado mundial a través del comercio del caucho entre fines del siglo XIX y principios del XX y actualmente a través de las exportaciones de castaña (y del narcotráfico como puente entre Perú y Brasil).
Ese abandono se respira entre las casas de madera típicas de la amazonia y las decenas de iglesias evangelistas que ofrecen acabar con sufrimientos materiales y espirituales.
"Voté por el Sí porque acá siempre fuimos olvidados por el centralismo, pero eso no significa de ninguna manera que no seamos patriotas bolivianos, todo lo contrario", le comentó a este enviado el dueño de un almacén en Villa Busch, en las afueras de Cobija, a la salida de la mesa de votación, y se reivindicó como "nacido y criado" en estas tierras.
De tal manera, en el siglo XXI, Bolivia vive su propia batalla entre unitarios y federales hasta ahora a fuerza de plebiscitos que el 22 de junio se cerrarán con la consulta autonómica que se realizará en la región gasífera de Tarija, fronteriza con Argentina, y una de las más ricas de todo el país.
La dirigencia autonomista de la región de Santa Cruz festejó como propios los resultados de sus aliados y el secretario de Autonomías Carlos Dabdoub, dijo que con regiones política y económicamente fuertes los bolivianos podrán dejar de ser "los pobrecitos" de América Latina.
Ya entrada la noche, los pandinos recibieron a su gobernador a puro festejo y al grito de "¡Cacique!" y "¡Autonomía!", con música, alegres bailes, petardos y bengalas.