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"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

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mercoledì, 25 giugno 2008

ANCORA INCERTEZZA SULLE ADOZIONI IN BOLIVIA

L’annunciata riunione con il Viceministero di genere e affari generazionali, prevista per oggi con l’obiettivo di ridefinire le nuove modalità di ri-accreditamento degli enti (di cui 4 italiani) che devono sottoscrivere gli accordi quadro, è stata spostata a tempo indeterminato. Senza fissare una data.
Qualcuno associa questo rinvio alla chiusura dei Tribunali per le ferie, ma non penso che le due cose siano collegate. Qualcun altro pensa che sia in relazione al Referendum del 10 agosto, e sicuramente al Governo questa è attualmente la priorità. Noi nel frattempo abbiamo conferito l’incarico, con molto ottimismo.
Per fortuna, sul forum di AIBI, annunciano che c’è stato un altro abbinamento su La Paz (il secondo nel giro di un mese, dopo che era stata ferma per anni), e anche in questo caso, una seconda adozione.
Sul forum spagnolo El Rincon Boliviano viene invece pubblicato questo messaggio che riporta una teorica lista di coppie in attesa suddivisa per enti, lo riporto per completezza di informazione.
 
“ESTA ES LA ESTADISTICA OFICIAL QUE HACE UNOS TRES MESES PUBLICO EL AREA DE ADOPCIONES, TRATA Y TRAFICO/VGAG
 
No se contabilizan en este computo los expedientes que fueron ingresados en los juzgados antes del 11 de marzo del 2005 (fecha en qué entró en vigencia el Decreto Supremo que obligó a la ECAIS a comenzar el trámite en el Viceministerio, presentando allí toda la documentación, para obtener el “placet” que les permita depositarlo en algún juzgado del país).
Tampoco entran en este computo los expedientes presentados después del vencimiento del acuerdo marco. (esta situación afecta a una ECAI española) Estos fueron rechazados y devueltos a la ECAIS.
  
Ente (paese di origine)
Coppie in attesa
Spagna
Italia
Altri paesi
ADECOP (ESPAÑA)
32
 
 
 
ADOPTA (España)
12
 
 
 
AMOFREM (España)
12
 
 
 
FEYDA (ESPAÑA)
43
173
 
 
GENUS (ESPAÑA)
35
31%
 
 
INTERADOP (ESPAÑA)
39
 
 
 
AMICI DEI BAMBINI “AIBI”
55
 
 
 
AMICI TRENTINI
17
 
 
 
FAMIGLIA E MINORI
14
 
 
 
IL COVENTINO
8
 
186
 
ISTITUTO LA CASA
24
 
34%
 
PATRIZIA NIDOLI
30
 
 
 
SPAI
38
 
 
 
AYUDA INTER. A LA NIÑEZ (Danimarca)
43
 
 
 
ADOPSJONS (Norvegia
18
 
 
 
DANADOPT (Danimarca)
20
 
 
 
NIÑOS ANTE TODO (Svezia)
23
 
 
195
SKF (Germania)
11
 
 
35%
ADOPTIONS TOUT PETIT (FRANCIA)
44
 
 
 
NAS (?)
26
 
 
 
MOV.INF HOG (?)
10
 
 
 
TOTALE
554
 
 
 

 
* Los expedientes de ADECOP fueron distribuidos entre las otras ECAIS españolas, y no entran en el computo de cada una, es decir habría que adicionarlos al número que aquí aparece”.
postato da: mammamoni alle ore 13:49 | link | commenti (4)
categorie: racconto, informazioni, adozione, bolivia

Festival internazionale dei paesi e della cultura Andina

Andinafestival
dal 10 al 13 Luglio, Castello di Brescia
 
teatro, danze, reportage video, mostre fotografiche
artigianato locale, conferenze e dibattiti dalla
Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù.
 
Andinafestival è organizzato da Andinamedia Agenzia d'informazione per l'America Latina e dall'associazione "Ruta Andina".
Nasce con lo scopo di dare diffusione alle produzioni dell’agenzia Andinamedia, realizzate nei paesi dell’area andina e di creare un ponte di scambio tra la popolazione sudamericana, i cittadini europei e i residenti migranti provenienti da tali paesi.
Andinamedia si compone di professionisti indipendenti, giornalisti, fotografi e documentaristi, conosciuti a livello internazionale, che collaborano con varie testate a livello italiano ed europeo (RAI news 24, Radio RAI, IlManifesto, l’Espresso, Limes, La Vangurdia, BCC World, Artè, TeleFrance24, Diario, Associated Press, Reuters).
Il Festival si terrà a Brescia, dal 10 al 13 Luglio, negli spazi interni ed esterni del Castello.
Il Festival ha la finalità d’informare sull'attualità dei paesi sud americani appartenenti all’area delle Ande, dove operano i giornalisti, fotografi e documentaristi, italiani e stranieri, della nostra agenzia.
Ha altresì lo scopo di proporre la conoscenza della varietà culturale, artistica e musicale, nonché gli usi e costumi di tali paesi, attraverso rappresentazioni culturali che sottolineino le ricche diversità che li caratterizzano.
Lo scopo è di coinvolgere e informare gli spettatori, italiani e sudamericani, in merito alla realtà attuale di tali paesi. Quest’ anno il Festival si concentra sulle tematiche della Bolivia, dell’ Ecuador, della Colombia e del Perù.
Saranno presentati documentari, reportage audiovisivi e fotografici prodotti dai nostri giornalisti; dibattiti su tematiche che toccano questi paesi, tenuti da relatori italiani, europei e sudamericani; saranno presentate produzioni teatrali e concerti di musica leggera, danze e musica folkloriche, cucina etnica e l’esposizione di prodotti di artigianato.
postato da: mammamoni alle ore 12:42 | link | commenti (1)
categorie: informazioni, bolivia
martedì, 24 giugno 2008

BUON ANNO AYMARA!!

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postato da: anticap alle ore 11:44 | link | commenti
categorie: bolivia

Il Ministro Mercado a Modena

Nei giorni scorsi ho ricevuto questo interessante commento all’incontro avvenuto il 18 giugno con il Ministro boliviano J.H. Mercado, arrivato al posto di Evo alla Festa dell’altra economia di Modena.
 
Evo Morales non c'era ieri sera (Modena, 5° edizione della "festa dell'altra economia" 18 giugno 2008 www.modenacooperzione.org), c'erano l'ambasciatore boliviano e il Ministro dell'industria e del commercio, un mitico Javier H. Mercado, che ci ha incantati! bè, lui è uno che..., non ci assomiglia, ma ricorda un po' il Che, per me! Morales non è potuto intervenire perché deve organizzare il referendum revocatorio e di cose da fare ne ha, oltretutto, se ci pensate, di fronte alla presenza di un ministro di un altro paese, la delegazione italiana consisteva nel semplice assessore del Comune di Modena (...!!!) siamo andati subito a salutare l'ambasciatore e a presentarci al ministro.
(Tenendo conto che mi sono azzardata a chiedere una penna ad una sconosciuta con cuffie lì vicino dopo un po' che Mercado stava parlando, perché se subito ero un po' delusa per l'assenza di Morales, dopo aver sistemato i pupi al DVD portatile - siamo avanti, eh?! - all'inizio ero troppo affascinata nel sentir parlare questo ministro per cui la traduzione in cuffia non l'ascoltavo, a livello "ricettivo" me la cavo con lo spagnolo, prendere giù appunti in italiano su un foglio senza piani d'appoggio è stata duretta! ma ecco qui un... + o - "resoconto")
Ha iniziato raccontando un po' di storia boliviana, per giungere a spiegare l'ascesa di Evo Morales a presidente della Bolivia, ha raccontato per es. della difficoltà di dare informazioni obiettive di ciò che accade in Bolivia, perché tutto è filtrato dalla CNN, ha raccontato per es. che alla vigilia delle elezioni l'ambasciatore USA aveva detto alla popolazione che se avessero votato per Evo, avrebbero dovuto subire l'embargo degli Stati Uniti, e ciononostante evo ha vinto con più del 54% ...
Ora è la prima volta che c'è un governo INDIGENO, nel spiegare questo ha fatto riferimento anche al palazzo del governo, che ora la gente vede più vicino a se, per Carnevale i cittadini possono entrare a ballare con il Presidente, si entra anche in poncho e jeans (ieri sera l'ambasciatore era in giacca e cravatta, ma lui in camicia e pantaloni!!! uomo affascinante, sì!), e, nel raccontare di quando Evo lo convocò per chiedergli di fare il ministro avevano entrambi gli occhi lucidi per l'emozione (e nel sentirglielo raccontare venivano anche a te! peccato che voi vi dobbiate leggere solo queste mie parole)!
I problemi non mancano! Mercado faceva riferimento al fatto che per es. al suo ministero ha 300 persone e di queste ne governa 40... gli altri sono tutte persone che appartengono all'altra classe politica, i funzionari sono quelli di prima, per cui il motore del rinnovamento è molto difficile da far andare, spesso si inceppa...! c'è bisogno di una nuova costituzione e di una nuova classe politica.
La riforma agraria, è questa che urta parecchio le 17 famiglie latifondiste boliviane che stanno facendo di tutto per ostacolare il governo indigeno, ... chi in Italia ha 10 000 ettari di terra? Queste famiglie ne hanno 140 000, le tengono per specularci, la distruggono, maneggiano l'economia, detengono i mezzi di informazione, organizzano bande militari, vedi anche l'episodio di razzismo a Sucre... e i referendum per l'autonomia (80% di sì, ma con un assenteismo del 60% della popolazione!!).
Per quanto riguarda il referendum revocatorio del Presidente, Mercado si è detto sicuro di vincerlo con più del 60% (... questa fiducia mi ha fatto capire che ci deve essere davvero qualche problema nella comunicazione delle notizie dalla Bolivia!!!).
Poi anche la Bolivia si trova ad affrontare la crisi alimentare come in tutto il mondo (crisi... chi sono i responsabili? qui Mercado ha lanciato la domanda, ma per la risposta ci ha lasciato a riflettere!). La priorità in Bolivia è dare da mangiare!
I popoli del mondo emarginati dal capitalismo forse hanno diversi elementi nella loro cultura che li aiuteranno, perché sono legati alla natura, alla madre terra... ci sono state alcune domande: Il Venezuela ha un suo cammino, l'appoggio di Chavez è disinteressato e Morales è riuscito a mantenere la sua autonomia, il movimento indigeno è diverso dal socialismo, Mercado ha fatto riferimento all'incapacità della sinistra Boliviana di capire la situazione negli anni passati, e di avere scoperto nella cultura indigena un modo nuovo di vedere le cose, per gli indigeni non è l'individuo che sta al centro dell'interesse (come per il capitalismo e il comunismo) come diceva il Che: occorre studiare la natura! Al centro del movimento indigeno c'è LA VITA, l'uomo non ne è che una piccola parte! Questo è un nuovo paradigma-messaggio all'umanità, per un mondo in armonia con la Madre Terra (Pachamama).
A chi ha chiesto del rischio golpe Mercado ha detto che da sempre l'esercito boliviano è indigeno, che Morales ha un rapporto quotidiano con le truppe, che se ci fosse un golpe l'esercito si ribellerebbe a questo, per cui non possono scartare l'eventualità di un golpe, ma stanno facendo di tutto per evitarlo! Su Lula ha detto che sono consapevoli della differenza, per Lula, di governare 1/2 continente, le pressioni che deve affrontare sono molto maggiori, Lula è abile, ma dovrà fare delle scelte definitive anche per le terre... (qui avevo mio figlio che mi ha impedito di seguire per un po'!!!) Questione USA, che hanno una base al confine col Paraguay, se gli USA occupassero la Bolivia, sarebbe il loro passo finale, perché avrebbero contro tutta l'America latina...
Il tema delle donne, ora sono solo 3 al governo: giustizia, istruzione e... a capo dell'Assemblea costituente c'è una donna e anche molto in gamba, e per quanto sia convinto anche lui (Mercado) del ruolo fondamentale della donna, devono affrontare quotidianamente il maschilismo che in America latina è abbastanza forte!!!
Poi ha fatto riferimento ad Evo Morales, che ha sposato la rivoluzione, e che quindi loro ministri ecc. con mogli, con una famiglia, fanno fatica a stargli dietro, perché Evo convoca riunioni alle 4 di mattina e lavorano 12, 14 ore... costa loro seguire il suo ritmo!!!
E più o meno con questo ha finito, peccato, sarei davvero stata ad ascoltarlo ancora (ma d'altra parte i figli non si tenevano più!) abbiamo tirato fuori anche la bandiera boliviana, ma eravamo in alto e lontani.
Applausi e... SUERTE!!! Suerte para Bolivia!!! Y para nos!!!
Ragu
postato da: anticap alle ore 11:38 | link | commenti (3)
categorie: bolivia
giovedì, 19 giugno 2008

Una piccola foglia verde chiamata coca

La Bolivia e il Perù hanno vigorosamente respinto l'ultimo rapporto dell'Organismo internazionale di controllo degli stupefacenti (Oics) che, il 5 marzo, ha intimato loro di vietare la produzione e il consumo della foglia di coca. Dal 1961, la «comunità internazionale» si accanisce contro questa pianta. Certo, è la materia prima per la lavorazione della cocaina e alimenta il narcotraffico. Ma possiede anche delle virtù nutritive e farmaceutiche riconosciute.
di Johanna Levy*, Le Monde Diplomatique di maggio 2008
 
«Conoscete molte piante, che forniscono più calcio del latte, più ferro degli spinaci e tanto fosforo quanto il pesce?». Nieves Mamani è membro di una delle sei federazioni sindacali del Tropico di Cochabamba, nel Chapare boliviano. La disoccupazione e la mancanza di competitività di altri prodotti agricoli l'hanno costretta, come centinaia di migliaia di contadini andini, a fare della produzione di coca la sua principale fonte di sussistenza. Precisa Mamani: «Tutte le nostre speranze si fondano sulla possibilità di commercializzarla ovunque nel mondo.
Questo ci assicurerebbe non solo una sicurezza economica, ma anche la garanzia di non essere più alla mercé dei narcotrafficanti». Sì, ma...
Ancora una volta, l'Organo internazionale di controllo degli stupefacenti (Oics) (1) ritiene la coca «illecita» nel suo rapporto del 5 marzo scorso. L'Oics chiama di nuovo «la
Bolivia e il Perù a prendere in considerazione la modifica della loro legislazione nazionale per sopprimere o vietare le attività contrarie alla convenzione del 1961 [v. la cronologia a pagina 21], come la masticazione della foglia di coca e la produzione del mate di coca e di altri prodotti contenenti alcaloidi per il consumo interno o per l'esportazione (2)».
Per il governo di Evo Morales si tratta di una sconfitta: dalla sua elezione nel dicembre 2005, il presidente
boliviano è effettivamente determinato a convincere la «comunità internazionale» che la foglia di coca non è uno stupefacente.
Coltivatore di coca nelle Yungas, altra grande regione produttrice, Emilio Caero sottolinea che la coca non sarebbe mai stata stigmatizzata se i paesi del Nord non la consumassero sotto forma di cloridrato di cocaina: «Senza gli Stati uniti, la coca non sarebbe stata assimilata ad una droga. Paghiamo il prezzo di una pratica totalmente estranea alla nostra cultura».
Pianta sacra delle Ande (3), la «mama coca» nel XX secolo ha subìto, in effetti, i contraccolpi del successo delle sue numerose virtù.
Utilizzata a fini religiosi e terapeutici per millenni dalle civiltà inca e preinca, e dopo secoli, dalle culture amazzonica e guaranì, la piccola foglia verde (Erythroxylon coca) è apprezzata per i suoi effetti energetici. Certo, gli evangelizzatori la consideravano un prodotto demoniaco, motivo di parecchi concilii tenuti a Lima (1551-1772).
Tuttavia, una volta masticata - decuplicando il rendimento della mano d'opera indiana sottomessa al lavoro forzato nelle miniere - , o consumata sotto forma d'infusione o di mate, la coca farà la fortuna dei conquistatori spagnoli ... prima di assicurare quella della più famosa bibita del mondo, la Coca Cola (4)! Sono soprattutto le sue proprietà anestetiche e analgesiche che la porteranno in auge nella scienza medica, con la scoperta di Albert Niemann dell'alcaloide cocaina nel 1858. Questo rappresenta meno dell'1% dei quattordici alcaloidi che possono essere estratti dalla foglia di coca. Costituirà la principale medicina della farmacologia moderna - utilizzata come anestetico locale in chirurgia oftalmologica, ma anche per il trattamento di malattie respiratorie come la tubercolosi o l'asma (5) - fino a quando nel 1923 non verrà sostituita dalla molecola sintetica creata dal biochimico tedesco Richard Willstätter.
La foglia di coca perde, quindi, il favore del mondo occidentale.
Peggio ancora: ovunque nel mondo sarà ritenuta responsabile dell'aumento di milioni di consumatori di cloridrato di cocaina - la cocaina.
Un'accusa che ne rende illegale secondo le Nazioni unite la commercializzazione oltre le frontiere dei paesi produttori.
Per i ricercatori della rete Transnational Institute, specializzati nell'analisi delle politiche globali fatte contro le droghe, la foglia di coca è stata vittima di un doppio errore: la confusione fra i suoi effetti e quelli della cocaina; la sua assimilazione, con la cocaina, al modello di dipendenza fisica di oppiacei (6). «Si potrebbe argomentare che si penalizza la coca perchè è la materia prima della cocaina. Ma che dire allora delle diverse specie di efedra, di cui nessuna appare nelle convenzioni internazionali, malgrado il fatto che l'efedrina è la materia prima di un immenso mercato di anfetamine; o ancora della corteccia di sassofrasso, a partire dalla quale è estratto il safrolo, materia prima dell'ecstasy (7)?».
«È vero che la cocaina può essere estratta dalla foglia di coca - ammette Caero. Ma per riuscirci servono altri quarantuno prodotti chimici i cui brevetti appartengono alle imprese del Nord!». Per gli esperti del Transnational Institute, il divieto internazionale che pesa sul commercio della foglia di coca è «il frutto di una politica ingiusta, fondata su dati scientifici erronei che non esprimono che dei pregiudizi culturali. Essa traduce un dogmatismo istituzionale».
L'abitudine controversa di masticare la coca Da metà degli anni '70, degli studi hanno stabilito che la foglia di coca non poteva in alcun caso danneggiare il sistema nervoso (8).
Liberata nel momento della masticazione, la piccola quantità di cocaina contenuta nella foglia sarebbe interamente idrolizzata dal sistema digestivo. Anzi, i benefici della pianta sono stati confermati a più riprese dalle analisi scientifiche. Ricercatori dell'università di Harvard hanno anche messo in evidenza, nel 1975, che il valore nutrizionale della foglia di coca è paragonabile a quello di alimenti come la quinoa, l'arachide, il grano o il mais. «In termini di nutrizione, non ci sono differenze tra l'utilizzo della coca e il consumo diretto di alimenti», affermano gli autori del rapporto (9).
Ricca di sali minerali, fibre e vitamine e povera di calorie, secondo loro la foglia potrebbe figurare tra i migliori alimenti del mondo.
Il dott. Ciro Hurtado Fuentes, direttore dell'Istituto di cultura alimentare andino del Perù (10) raccomanda dunque il suo utilizzo sotto forma di farina, a suo avviso proprio per risolvere il problema della fame che affligge ancora 52,4 milioni di persone nel sub-continente americano. Oltre alle sue proprietà alimentari, sono dimostrate anche le sue virtù terapeutiche e farmaceutiche. Un'analisi di tre dei suoi alcaloidi (cocaina, cis-cinnamoylcocaina e translinalmilcocaina) fatta da un organismo francese, l'Ufficio della ricerca scientifica e tecnica d'oltremare (Orstom) (11), e da laboratori
boliviani, ha in effetti provato che la coca permette non solo di «adattarsi alla vita in altitudine» - , ma anche di regolare il metabolismo del glucosio (12).
Queste caratteristiche lasciano presagire tutta una serie di benefici, dal trattamento del diabete fino alla prevenzione della malattia di Parkinson, passando dal suo utilizzo come sostituto alla cocaina e al crack. Uno studio approfondito dei quattordici alcaloidi della foglia di coca potrebbe dunque rivelarsi un forte strumento per la scienza medica. Tuttavia, il campo di ricerca rimane chiuso dalla condanna internazionale contro la pianta. Identificata allo stato naturale come una pianta psicoattiva, la foglia di coca è sempre vittima della prima confusione con «la bianca».
Piccolo passo indietro. Nel 1949, su richiesta del rappresentante del Perù presso le Nazioni unite, una commissione effettua una visita lampo nel paese e in
Bolivia per «realizzare un'inchiesta sugli effetti della masticazione della foglia di coca e sulle possibilità di limitare la sua produzione e controllare la sua distribuzione». Con questo compito, gli autori insisteranno effettivamente sugli effetti dannosi della foglia, tanto per il consumatore individuale che per la nazione produttrice. Nelle affrettate conclusioni, la commissione accusa la masticazione della coca di provocare malnutrizione ed «effetti indesiderati di carattere intellettuale e mentale (13)» alle popolazioni delle regioni andine.
Resa ugualmente responsabile della povertà del sub-continente col motivo che diminuirebbe la capacità di lavoro di queste popolazioni, l'acculico (masticazione della coca) rimane tuttavia considerata un'«abitudine». Ma, nel 1952, il comitato di esperti in farmacodipendenza dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) corregge il tiro.
Conclude che l'acculico «ha tutte le caratteristiche di una dipendenza (14)», dipendenza definita in seguito come «forma di cocainomania (15)».
Agli occhi della «comunità internazionale», gli effetti della foglia di coca vengono assimilati a quelli del cloridrato di cocaina. Non sarà necessario molto di più perchè diventi un bersaglio scelto.
Nel 1961 è cosa fatta: sotto la pressione degli Stati uniti, il più grande paese consumatore di cocaina del mondo (16), la foglia di coca è classificata dalla convenzione unica sugli stupefacenti tra le «piante psicotrope» della tabella n° 1, cioé quelle capaci di produrre una droga allo stato vegetale. È sottomessa a un regime di controllo che, secondo i ricercatori del Transnational Institute, «supera di molto quello che si applica a numerose piante psicoattive, molte delle quali sono più suscettibili di alterare la coscienza, come il kava-kava (Piper methysticum), il kratom (Mitragyna speciosa) e diversi allucinogeni (17)».
Proscritta da tutte le istanze internazionali, della foglia di coca viene quindi vietata la produzione, l'industrializzazione e la commercializzazione.
Solo il suo uso tradizionale è permesso all'interno delle frontiere dei paesi in cui esistono prove del suo consumo ancestrale - la
Bolivia e il Perù. Tuttavia, due attori di rilievo sfuggono alla regola comune e si vedono curiosamente protetti: l'industria farmaceutica americana - per produrre la cocaina per uso medico - e la celebre società Coca Cola.
Mentre la pianta andina è associata alla cocaina, i suoi consumatori a tossicomani, e i suoi produttori, ben presto, a narcoterroristi, la «comunità internazionale» le dichiara guerra. Ovunque, i paesi produttori attuano politiche di estirpazione forzata. Mentre il mercato multimiliardario della cocaina, come prima quello degli anestetici o ancora delle bibite a base di coca, continua a fare la fortuna all'estero, le principali vittime di questa politica sono i piccoli produttori andini.
I risultati di ricerche fatte da laboratori indipendenti sono ignorate.
Le domande di revisione dello statuto della foglia di coca depositate dai governi
boliviano e peruviano si arenano. Unica valutazione realizzata fino ad oggi, il rapporto del 1950 resta il criterio di riferimento delle Nazioni unite! Una speranza nasce tuttavia negli anni '90 dall'Oms con il lancio di un programma ambizioso, in partenariato con l'Istituto interregionale di ricerca delle Nazioni unite sulla criminalità e la giustizia (in inglese United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute, Unicri): il progetto «Cocaina Oms-Unicri». Con quattro anni d'inchiesta, quarantacinque ricercatori internazionali associati, diciannove paesi studiati sui cinque continenti, si tratta del più grande studio mai realizzato sul soggetto.
Sottolineando i benefici per la salute umana dell'uso tradizionale della foglia di coca e consigliando la realizzazione di nuove ricerche sulle sue proprietà terapeutiche, il rapporto provoca lo scandalo alla 48esima Assemblea mondiale della sanità riunita a Ginevra nel 1995. Neil A. Boyer, rappresentante degli Stati uniti presso l'Oms, minaccia di sospendere il sostegno finanziario del suo governo se le conclusioni del rapporto, accusato di «difendere la cocaina argomentando che l'uso della foglia di coca non produceva danni percettibili sulla salute fisica o mentale (18)», fossero ufficialmente adottate. Il rapporto viene immediatamente sepolto.
Hugo Banzer e il piano Dignità Per i paesi andini, questo argomento avrà conseguenze funeste. Gli anni '90 sono in effetti segnati dall'attuazione di politiche di sradicamento sempre più repressive. Nel 1998, l'Assemblea generale delle Nazioni unite si riunisce con l'obiettivo di inasprire la «guerra contro le droghe». Sotto la pressione di Washington, convalida il piano Dignità destinato alla
Bolivia. Con lo slogan «Coca zero», difeso dal generale Hugo Banzer, questo piano si tradurrà nello sradicamento forzato e senza compensazione delle colture di coca. Lo stesso anno, il Congresso degli Stati uniti approva il «progetto d'eliminazione della droga nell'emisfero occidentale» che include - oltre a elicotteri e ai vari programmi di addestramento militare del piano Colombia - un bilancio di 23 milioni di dollari per migliorare l'efficacia degli erbicidi utilizzati in questo paese allo scopo di sradicare la coca. Vengono sperimentati nuovi microerbicidi, malgrado i rischi di danneggiare l'ambiente e la salute umana.
Non va dimenticato che in
Bolivia e in Perù, come più tardi in Colombia, la coltivazione illegale destinata al narcotraffico è divenuta una strategia di sopravvivenza in una fase di aggiustamenti strutturali.
In Perù, lo sradicamento forzato ha esacerbato i conflitti sociali, alimentato la violenza sovversiva (in particolare quella di Sentiero luminoso), compromesso le economie locali e distrutto le foreste provocando una dispersione delle colture.
In
Bolivia, durante questo periodo, gli scontri sono divenuti quotidiani.
Nel Chapare, non viene fatta alcuna distinzione tra il trafficante di cocaina e il contadino. Tra il 1998 e 2002, si conteranno trentatre morti, cinquecentosessantasette feriti, seicentonovantatre detenuti fra i cocaleros, ventisette morti e centotrentacinque feriti nei ranghi delle forze armate (19). «Kawsachun coca, wanuchun yanquis!», diventa il grido di guerra dei piccoli produttori: «Viva la coca, fuori gli Yankees!».
«La democrazia per noi non aveva nulla di una democrazia, non era che un totalitarismo dietro una vetrina democratica - ricorda Mamani.
Noi siamo stati massacrati, torturati, imprigionati. Pensavano di indebolirci, di dividerci; in realtà, è successo tutto il contrario.» Senza impatto sul mercato mondiale della cocaina, la strategia di lotta contro il narcotraffico raccomandata dalle organizzazioni internazionali accelererà in effetti la costruzione della più potente organizzazione sindacale del paese - le sei federazioni cocaleras del Tropico di Cochabamba. Nel 2005, il movimento porta Morales, suo dirigente, alla presidenza. Eletto con il 53,7% dei voti, diventa il primo presidente cocalero della
Bolivia e del mondo. È lui che ha il duro compito di convincere le Nazioni unite di rivedere lo statuto della foglia verde delle Ande.
Il progetto «Cocaina Oms-Unicri» rimane vivo nelle memorie. Le grida d'allarme ripetute dell'ambasciatore degli Stati uniti a La Paz, Philip Goldberg, lasciano presagire la maniera in cui la nuova politica
boliviana in materia di coca sarà accolta da Washington (leggere il riquadro in basso). Per Jorge Alvarado, responsabile della missione diplomatica boliviana in Venezuela, la spiegazione è semplice: «Mantenere delle esigenze in termini di riduzione delle colture e pretendere che il nostro governo aiuti la produzione di stupefacenti, permette al governo degli Stati uniti di continuare a intervenire nei nostri affari interni».
Basta per perpetuare - con l'appoggio implicito dell'Oms e della «comunità internazionale» - un errore che ha portato pregiudizio per mezzo secolo ai diritti dei popoli originari dell'Abya Yala (20)?
 
note:
* Giornalista, Caracas.
(1) Organismo pseudo-giudiziario incaricato di sorvegliare l'applicazione dei trattati internazionali relativi al controllo delle droghe. Le funzioni dell'Oics sono enunciati nei trattati seguenti: convenzione unica sugli stupefacenti del 1961; convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope; convenzione delle Nazioni unite contro il traffico di stupefacenti e di sostanze psicotrope del 1988.
(2) Rapporto consultabile on line: www.incb.org/ incb/fr/annual-report-2007.html
(3) La coltura della coca si concentra essenzialmente in tre paesi andini: la Colombia, che totalizza 50% della superficie coltivata con 78.000 ettari; il Perù, 33%; la
Bolivia, 17% (Oics, 2007).
(4) Fino alla prima legge americana sulle droghe e gli alimenti (Pure Food and Drug Act) del1906, la Coca cola includeva delle piccole quantità di cocaina nella sua bibita. In seguito, la cocaina è stata rimpiazzata dalla caffeina, ma tutti gli altri alcaloidi della coca sono stati conservati.
(5) Anche altri, in particolare Sigmund Freud, l'utilizzarono per le sue virtù afrodisiache.
(6) La cocaina come altri stimolanti ha degli effetti innanzitutto fisici: www.caat.online.fr/ toxicomanie/toxicointro.html.
(7) Drogas y conflicto, n° 13, Transnational Institute, Amsterdam, maggio 2006.
(8) Vedere, in più degli studi citati: T. Plowman e A. Weil, «Coca pests and pesticides», Ethnopharmacol, ottobre 1979; Coca Médica, año 1, n° 1, Lima,settembre 2006.
(9)
J. A. Duke, D. Aulik e T. Plowman, «Nutritional value of coca», Botanical Museum Leaflets, Harvard University Press, vol. 24, 1975.
(10) Ciro Hurtado Fuentes, Harina de coca: solución prodigiosa del hambre.malnutrición en el Perù y países andinos, Incaa, Lima, 2005.
(11) L'Orstom è diventato l'Istituto di ricerca per lo sviluppo (Ird) nel 1984.
(12) E. Caceres, R. Favier e L. Guillon (sotto la dir. di) «Coca chewing for exercise: Hormonal and metabolic responses of non habitual chewers», Journal of Applied Physiology, vol. 81, n° 5, p. 1901-1907, novembre 1996.
(13) Una parte del rapporto può essere consultata, www.unodc.org/unodc/en/bulletin/ bulletin_1950-01-01_4_page005.html
(14) Oms, Technical Report Series 57, marzo 1952, sezione 6.2, p. 10.
(15) Oms, Technical Report Series 76, marzo 1954, sezione 6, p. 10.
(16) Secondo il rapporto dell'Oics del 1° marzo 2006, circa 13 milioni di persone consumano cocaina nel mondo; occupa il secondo posto delle droghe in America del Nord (2.3 milioni di consumatori).
(17)
Transnacional Institute, ibid.
(18) «Forty-eight World Health Assembly, summary records and reports of committees», Ginevra, 1-12 maggio 1995, p. 229.
(19) Conaltid, «Estrategia de lucha contra el narcotráfico y revalorización de la hoja de Coca, 2007-2010», La Paz, dicembre 2006.
(20) Nome dato dalle etnie kunas di Panama e Colombia al continente americano prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo. Significa letteralmente «terra viva» o «terra fiorente».
(Traduzione di A. D'A.)
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categorie: america latina, bolivia
giovedì, 12 giugno 2008

Evo torna in Italia e altre notizie

Dalla Bolivia arrivano ogni giorno notizie degne di essere segnalate, ma non sempre riusciamo a stare al passo.
Per esempio non abbiamo mai detto niente di una cosa molto importante, che riguarda tra l’altro l’Italia, e cioè la decisione del governo di nazionalizzare l’impresa di telecomunicazioni ENTEL, che era indirettamente di proprietà di Telecom Italia, cosa che ha suscita proteste a livello europeo nonché la reazione di Telecom (qui la notizia). A questa nazionalizzazione, ne ha fatto seguito un’altra, quella della Transredes, ovvero la società che gestisce la distribuzione degli idrocarburi, accusata di boicottare qualsiasi accordo con il governo (qui la notizia). Queste nazionalizzazioni ovviamente prevedono il riacquisto da parte dello Stato Boliviano del pacchetto di azioni in mano privata e quindi non sono a titolo gratuito né tanto meno un colpo di mano dittatoriale.
Poi c’è stato lo scandalo dei campesinos maltratti e costretti a sfilare denudati a Sucre, di cui abbiamo già detto.
Qualche giorno fa il referendum nei dipartimenti di Beni e Pando.
Infine ultime notizie, un’altra vergogna per il governo USA che, si è saputo, ha dato asilo politico ad un ex ministro di Goni, Sanchez Berzain, come riportato qui. Di fronte a questa oltraggio, che da l’idea di come gli USA intendano la lotta al terrorismo, le organizzazioni sociali di El Alto si sono mosse lunedì 9 giugno con una manifestazione che è arrivato fino all’Ambasciata USA (qui alcune foto). Da segnalare, sempre rispetto ai metodi USA, la puntata di Report di RAI 3, che parla del documentario “Our Brand is crisis” di cui avevamo già parlato in un precedente post.
Ancora, il Vicepresidente annuncia grandi introiti dalle tasse sull’imprese minerarie (cosa che dovrebbe essere del tutto normale).
Infine, grazie alla segnalazione di danibi, scopro che è previsto il ritorno in Italia di Evo come si può leggere sul sito http://www.modenacooperazione.it/.
In occasione della Festa dell’Economia (questo il depliant) sarà infatti presente a Modena il 18 aprile 2008 alle ore 21.00 presso l’auditorium M. Biagi in via Storchi 2. Purtroppo noi non possiamo andarci.
E sempre Evo si segnala per aver espresso la propria contrarietà alla politiche repressive dell’immigrazione che stanno dilagando in Europa, come riportato qui, questa la traduzione in italiano.
 
Detto questo, rispetto alle adozioni internazionali sembra muoversi poco.
Ormai ci si divide in pessimisti e ottimisti.
Allo sblocco della pausa amministrativa non è seguita la famosa riunione con gli enti che devono riaccreditarsi (fissata teoricamente per il 19 maggio). Ho provato a contattare le persone che conosco in Bolivia e vediamo cosa mi rispondono.
In questa situazione noi abbiamo deciso di conferire lo stesso l’incarico all’Istituto La Casa, togliendoci così dall’ansia di doverlo dare entro un anno, e magari di cominciare a fare qualche documento (se, come sembra, valgono 6 mesi, e scommettendo sull’ottimismo, potremo utilizzarli quando la situazione si sblocca).
Sicuramente il governo sta puntando molto sulla adozione nazionale, con campagne di comunicazione e interventi mirati (come si legge qui).
 
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mercoledì, 04 giugno 2008

Dopo Santa Cruz il Pando e il Beni

Dopo Santa Cruz il Pando e il Beni
Sì all'autonomia di altri due dipartimenti della «mezzaluna» boliviana. Ma anche lì con un'alta astensione chiesta da Evo. Pablo Stefanoni, il manifesto del 3-06-2008
 
Sfidando il governo centrale di Evo Morales i dipartimenti amazzonici di Beni e Pando, con Santa Cruz e Tarija due dei quattro della «mezzaluna» orientale, hanno approvato domenica i loro statuti autonomici attraverso un referendum popolare. Hanno così seguito i passi di Santa Cruz che dopo aver approvato il suo statuto il 4 maggio cerca ora di avanzare a colpi di fatti compiuti verso un'autonomia «alla catalana» - respinta dal governo - e di frenare le riforme sinistrorse promosse dallo stato centrale. Nonostante anche nel Pando e Beni abbia prevedibilmente trionfato il sì, l'astensione - chiesta dal Mas di Evo e dei suoi alleati locali - è stata alta, e il governo - accadde lo stesso il 4 maggio a Santa Cruz - l'ha celebrata come una sua vittoria.
Dalle 5 del pomeriggio di domenica, cortei rumorosi di moto - il mezzo di trasporto tipico di questa regione dell'estremo nord boliviano - hanno rotto il silenzio che era durato tutto il giorno. Senza che la polizia, controllata dal governo centrale, si sforzasse di far osservare la tradizionale proibizione di circolare con veicoli motorizzati nei giorni di elezioni, il compito se lo sono assunto gli studenti della Universidad Amazonica de Pando che hanno bloccato le strade con bandiere verdi e bianche, i colori locali che sono uguali a quelli degli autonomisti di Santa Cruz, loro alleati nello scontro con il governo di La Paz. Scene analoghe si sono vissute a Trinidad, capitale del vicino Beni.
Alle 6 del pomeriggio il frastuono è ancora aumentato quando le tv hanno annunciato i risultati del conteggio rapido dei voti: l'80% degli elettori del Beni avevano detto sì allo statuto d'autonomia, l'82% nel Pando. Però se gli autonomisti festeggiavano rumorosamente, Evo Morales guardava altre cifre: nel Pando l'astensione è stata fra il 42 e il 46% e nel Beni del 32%. Numeri che hanno portato l'entusiasmo nel Palazzo Quemado di La Paz che, come aveva già fatto per Santa Cruz, ha sommato il totale dell'astensione, dei no e dei nulli come un segnale di appoggio al governo centrale. «Questo nuovo tentativo di imporre statuti dai connotati separatisti e incostituzionali è stato chiaramente respinto dal popolo del Pando», si è affrettato a dire il ministro di governo, Alfredo Rada.
Anche in quest'occasione come un mese fa, la giornata è stata segnata da episodi di violenza, in diverse aree rurali. Urne assaltate e bruciate, botte fra i sostenitori locali del Mas e picchiatori «brasiliani» e della malfamata Union Juvenil Cruceñista fatti venire per intimidire gli avversari e dar man forte agli autonomisti. Il governatore del Pando, Leopoldo Fernandez è andato a votare scortato dai suoi omologhi e «padrini» di Santa Cruz e Tarija, Ruben Costas e Mario Cossio. Tarija, regione alla frontiera con l'Argentina che racchiude l'80% delle riserve boliviane di gas, voterà per il suo statuto il 22 giugno.
Gli abitanti del Pando sono convinti che il passo verso l'autonomia abbia finalmente collocato nella carta geografica il loro dipartimento, tradizionalmente trascurato, e hanno festeggiato l'arrivo dei media boliviani e internazionali. L'argomento più usato per difendere lo statuto d'autonomia è l'oblio in cui è sempre stata avvolta questa regione del nord amazzonico, isolata da La Paz ma legata al mercato mondiale attraverso il commercio del caucciù fra la fine del secolo XIX e gli inizi del secolo XX, e attualmente attraverso l'export della castagna. Oltre che dal narco-traffico che la usa come ponte fra Perù e Brasile e la cui presenza è marcata dalla crescente ondata di violenza e di sangue fra le bande rivali.
Quest'abbandono si respira fra le case in legno tipiche dell'Amazzonia e le decine di templi delle sette evangeliche che promettono di farla finita con le angustie materiali e spirituali. «Ho votato per il sì perché qui siamo sempre stati dimenticati dal centralismo, ma questo non significa affatto che noi non siamo patrioti boliviani», dice un elettore di Cobija, capitale del Pando.
La leadership autonomista della regione di Santa Cruz ha celebrato come propri i risultati di Beni e Pando. Il segretario per l'autonomia, Carlos Dabdoub, ha detto che con regioni politicamente ed economicamente forti i boliviani potranno cessare di essere «i poveretti» dell'America latina» e il governatore cruceño Ruben Costas ha assicurato che il processo di autonomia si estenderà presto a tutta la Bolivia.
Lo scontro fra Evo Morales e i dipartimenti autonomisti continua.
 
Di seguito la versione pubblicata sul quotidiano Clarin
Desde las cinco de la tarde, caravanas de motos ruidosas -algunas con toda la familia sobre dos ruedas- y camionetas 4x4 acabaron a bocinazos con el silencio de todo el día. Sin que la Policía controlada por el gobierno central se prestara a hacer cumplir la tradicional prohibición de circular en vehículo los días de elecciones, la tarea recayó en estudiantes de la Universidad Amazónica de Pando con banderas verdes y blancas, los colores locales que coinciden con Santa Cruz, su aliado en la pelea autonomista. Y escenas similares se vivieron en Trinidad, capital del vecino Beni.
A las seis en punto, el ruido aumentó aún más cuando los informativos anunciaron los resultados del conteo rápido: un 80% de los benianos le dijo sí a los estatutos autonómicos y esa cifra trepó al 82% en Pando. Pero si los autonomistas festejaban esos guarismos, Evo Morales miraba otros: la abstención a la que convocaron los sectores que apoyan al gobierno nacional. En Pando la cifra alcanzó el 41,3%, según la encuestadora Captura; y en Beni el 32%, lo que entusiasmó al Palacio Quemado que, como ya había hecho en Santa Cruz, sumó la totalidad del ausentismo, los votos negativos y nulos como un apoyo compacto al gobierno central.
"Este intento de imponer estatutos de características separatistas fue claramente rechazado por el pueblo de Pando. A la inconstitucionalidad de los estatutos se suma la inviabilidad de su aplicación", se apresuró a declarar el ministro de Gobierno, Alfredo Rada.
"Después del referéndum de Tarija comenzaremos a aplicar los estatutos de forma mesurada y responsable", le dijo a Clarín el gobernador de Pando, Leopoldo Fernández.
La jornada fue alterada por hechos violentos en varias regiones rurales. En la localidad beniana de Yucumo -fronteriza con La Paz- los pobladores quemaron urnas y golpearon al subalcalde en plena calle.
También incendiaron el material electoral los campesinos de Filadelfia en el departamento de Pando, que el sábado habían "retenido" y obligado a "renunciar" al diputado Fermín Terrazas bajo la acusación de que había traído a la zona matones brasileños para intimidarlos.
En la capital beniana, Trinidad, jóvenes -al parecer miembros de la Unión Juvenil Cruceñista- se enfrentaron con palos y piedras con mototaxistas y campesinos, con la destrucción una moto y al menos dos heridos según reportó radio Erbol.
A las 11.10 de la mañana, el gobernador Leopoldo Fernández apareció en la mesa de votación escoltado por sus colegas de Santa Cruz, Rubén Costas, y de Tarija, Mario Cossío. Allí, el líder pandino se quejó de la "canallada de los alcaldes y el MAS (de Evo Morales) que implementaron coacciones de toda naturaleza para evitar que la gente vote".
Los pandinos consideran que la demanda de autonomía los puso finalmente en el mapa y festejaron la llegada de medios de prensa del resto de Bolivia y del exterior. El argumento más escuchado para defender los estatutos es el olvido de esta región del extremo norte amazónico, aislada de La Paz pero vinculada al mercado mundial a través del comercio del caucho entre fines del siglo XIX y principios del XX y actualmente a través de las exportaciones de castaña (y del narcotráfico como puente entre Perú y Brasil).
Ese abandono se respira entre las casas de madera típicas de la amazonia y las decenas de iglesias evangelistas que ofrecen acabar con sufrimientos materiales y espirituales.
"Voté por el Sí porque acá siempre fuimos olvidados por el centralismo, pero eso no significa de ninguna manera que no seamos patriotas bolivianos, todo lo contrario", le comentó a este enviado el dueño de un almacén en Villa Busch, en las afueras de Cobija, a la salida de la mesa de votación, y se reivindicó como "nacido y criado" en estas tierras.
De tal manera, en el siglo XXI, Bolivia vive su propia batalla entre unitarios y federales hasta ahora a fuerza de plebiscitos que el 22 de junio se cerrarán con la consulta autonómica que se realizará en la región gasífera de Tarija, fronteriza con Argentina, y una de las más ricas de todo el país.
La dirigencia autonomista de la región de Santa Cruz festejó como propios los resultados de sus aliados y el secretario de Autonomías Carlos Dabdoub, dijo que con regiones política y económicamente fuertes los bolivianos podrán dejar de ser "los pobrecitos" de América Latina.
Ya entrada la noche, los pandinos recibieron a su gobernador a puro festejo y al grito de "¡Cacique!" y "¡Autonomía!", con música, alegres bailes, petardos y bengalas.
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martedì, 03 giugno 2008

Sucre, capital del racismo

El 24 de mayo en Sucre quedará como un capítulo más de la historia universal de la infamia. Un grupo de campesinos vejados a chicotazos y patadas, obligados a marchar semidesnudos hasta la plaza 25 de Mayo, a arrodillarse frente a la Casa de la Libertad, a besar el suelo, la bandera de la capitalía plena, a cantar el himno a Chuquisaca y quemar ellos mismos sus whipalas y pancartas. Pude filmar este espanto y cualquiera puede encontrarlo en you tube en el sito www.youtube.com/watch?v=J2s15Mjgn9o.
No tuve la frialdad para quedarme en la plaza y seguir filmando a los responsables, la mayoría con pasamontañas que les cubrían el rostro. Solo reconocí a uno de los exaltados, que luego de haberlos correteado se estrechó la mano con personeros de la alcaldía en la puerta de la misma y se fue en una moto que allí tenía parqueada.
Muchas personas, testigos de la vejación, alzaron la voz pidiendo que los campesinos no sean golpeados. Oí un inefable: “No les peguen, sino van a decir que somos racistas”. Como si el racismo dependiera de la paliza final y no del secuestro y humillación recibidos.
Al día siguiente entrevisté a campesinos que fueron rehenes en la plaza y a otros maltratados y vejados en diferentes lugares de Sucre. Filmé el relato atroz de lo que pasaron, las cortaduras y marcas provocadas por las agresiones.
Supe de dos violaciones por un testimonio ocular agravadas por la decisión de las mujeres violadas de no decir nada para no “deshonrar a sus maridos”. Filmé los piedrazos, las huellas de patadas en la puerta, los vidrios rotos y las marcas de la dinamita arrojada dentro de la casa de Wilber Flores, diputado del MAS que el 10 de abril pasado, fue perseguido desde la Alcaldía, golpeado y torturado dentro de un albergue en el cual trató de refugiarse. Flores estaba en el Abra en el momento del ataque a su casa, donde su mujer y su hija debieron huir cerro arriba para no ser linchadas.
En Gigavisión los bolivianos pudieron ver a Fidel Herrera (uno de los miembros del Comité Interinstitucional) aplaudiendo a la turba que arrastraba a los campesinos. Luego, este señor pidió disculpas (¿de haberlo organizado, de haberlo aplaudido, o de ambas cosas?) y a última hora del 26 de mayo, se retractó declarando que toda esta agresión había sido realizada por infiltrados del gobierno. Esta última versión es recogida por el Correo del Sur, periódico parcializado completamente con las opciones de la derecha y que merece el graffitti escrito en una pared de Sucre: “Las paredes callarán, cuando la prensa diga la verdad”.
Que el Comité acuse, en este caso, al gobierno por los hechos de violencia que anunció y desencadenó finalmente, es ridículo. Desde noviembre Sucre está gobernada de hecho por el Comité Interinstitucional cuyos representantes (la mayoría políticos derrotados en las urnas) deciden todo en nuestra ciudad. Muchos de nosotros, que no somos ni simpatizantes del Comité ni miembros del MAS, hemos optado en estos meses por trabajar en silencio para evitar que nuestras opiniones críticas terminaran con una agresión a nuestras personas o a nuestras familias y casas. Pero la infamia del 24 de Mayo ha sido la gota que ha rebalsado el vaso.
Nos hemos mirado a la cara y hemos decidido que era hora no ya de comunicarnos via Internet nuestras impresiones sino de declararlas a riesgo de ser linchados por alguna de las bandas fascistas que el Comité Interinstitucional ha promovido. Nos manifestaremos por la paz y el diálogo, de todas las formas posibles, seremos nosotros los periodistas que recogerán los testimonios que la prensa de Sucre, con pocas excepciones no quiere recoger. Nuestra ciudad debe volver a ser lo suficientemente grande para albergar opiniones diferentes que diriman en modo democrático, con el voto de los ciudadanos sus diferencias.
 
Otras consideraciones:
El gobierno no se ha destacado por tener hacia Sucre una actitud coherente. Los sucrenses, del bando que sean, todavía esperan del Presidente de la República al menos un pésame por los muertos, y disculpas por haber excluido de la Asamblea Constituyente el tema de la Capitalía.
Quien escribe está convencido que la Capitalía fue introducida en la Asamblea para poder bloquearla. Esto no excluye que dicho tema debía ser discutido, tratado y finalmente votado.
Si la votación hubiera sido contraria a las aspiraciones de Sucre, supongo que hubiera sido ésta la excusa para bloquear la Asamblea.
La ilusión masiva con que se ha engañado a los sucrenses radica en haber vuelto de cariz político una reivindicación histórica. La Paz se quedó con la sede de gobierno por la fuerza de las armas y Sucre hoy día, tiene dos posibilidades: o dirimir el tema a través de un referéndum nacional, o recurrir a la fuerza.
Por eso el lema del Comité y de los exaltados “Ni un Paso atrás” es un lema suicida, que no puede conducir a nada, pero muy motivador.
El gobierno no ha comprendido que el fascismo, para triunfar, debe volverse popular. El caldo de cultivo de los grupos fascistas ha sido siempre la clase media. Los errores del gobierno y su escasa vocación democrática han colaborado a popularizar este fascismo.
Hoy Sucre tiene las paredes llenas de consignas opuestas, y entre ellas destaca la Falange, dada por sepultada desde la muerte de Unzaga de la Vega.
No debe olvidarse que el racismo nunca desapareció de Sucre. Subsistió velado por los buenos modales y un mínimo de hipócrita barniz cultural. En los cafés de la plaza de Sucre y alrededores, no entraban los indios, y si entraban, eran invitados a marcharse.
Con el triunfo de Evo Morales y la instalación de la Asamblea, la clase media comenzó a resignarse a convivir con los indígenas, pero el cariz de los hechos que llevaron a noviembre retrasó el estado de las cosas hasta que la agresión del 24 de mayo nos hizo precipitar a los humillantes escarmientos de la Colonia. Qienes maltrataron a los indígenas el 24 de Mayo tienen la misma piel morena, hablan algo de quechua pero visten diferente. Ese es un axioma del racista: parecerse demasiado al objeto de su odio y por lo tanto ensañarse con el otro para ignorar la parte de sí que le asemeja.
La Prefectura de Chuquisaca, fue ganada por el MAS con los votos del campo, dado que la ciudad votaba mayoritariamente por la derecha. Pero la sede de la Prefectura está en la ciudad de Sucre, y a la clase media de Sucre le resultaba intolerable que el partido “del indio” los gobernara. Un intelectual me dijo en la Plaza, que la culpa de todo esto era “de ese indio resentido que nos gobierna. Antes vivíamos en paz”.Pienso que esa paz en la que este intelectual ha vivido toda su vida ha sido en reaidad la paz de la sumisión, ideal para quien somete, aceptable para quien no la sufre y se beneficia indirectamente de ella (las clases medias) pero atroz y degradante para los sometidos, los indígenas.
CESAR BRIE
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