Dopo una breve pausa di vacanza torniamo con una bella notizia: i nostri amici di La Paz, Erika ed Hernan, hanno adottato una bella bimba di 8 mesi di Oruro! Sembra proprio che le adozioni nazionali funzionino… Riporto poi l’intervista fatta a Evo da il manifesto del 28 giugno.
L'ira di Morales: Europa vergogna
«La direttiva sui rimpatri è un'aggressione alla vita e all'umanità»: il presidente della Bolivia minaccia di sospendere i negoziati tra Comunità andina e Unione. E per il referendum su di lui, fissato per il 10 agosto e boicottato dai separatisti, avverte: «Il popolo ha capito chi vuole il controllo di terra e gas».
Pablo Stefanoni, il manifesto del 28 giugno 2008
Il presidente boliviano Evo Morales dice di essere molto deluso dall'Europa, che considerava «un alleato strategico» nella lotta per i diritti umani. Vestito casual, parla anche dell'attuale situazione della Bolivia e si entusiasma per la possibilità di una secca sconfitta della destra nel referendum revocatorio fissato per il 10 agosto, che adesso i prefetti (governatori) dei 4 dipartimenti della cosiddetta «mezzaluna» autonomista guidata da Santa Cruz, respingono. Il presidente indigeno è convinto che la consultazione convocata dal Congresso sia una luce in fondo al tunnel della crisi politica del paese, dove il progetto autonomista delle élites dell'oriente e del sud cozza contro il progetto di costituzione - di conio nazionalista e indigenista - approvato dalla Costituente nel dicembre 2007. «Che il popolo decida se vuole che il processo di cambiamento vada avanti o che torni il neo-liberismo», dice Morales con tono di sfida. E dedica anche alcune parole all'ambasciatore Usa Philip Goldberg, richiamato a Washington «per consultazioni» dopo le proteste davanti alla sua ambasciata di La Paz per l'asilo politico concesso negli States all'ex-ministro della difesa di Gonzalo Sánchez de Lozada (anche lui al sicuro negli Usa), Carlos «el Zorro» Sánchez Berzaín, che ordinò la repressione, più di 60 morti, durante la «guerra del gas» del 2003.
La direttiva rimpatri approvata dall'euro-parlamento è la «direttiva vendetta»?
In tempi di guerra e di fame, l'America latina ha aperto le porte agli europei con grande generosità. Senza bisogno di visti. Ma quando un po' di latino-americani cercano di migliorare le loro condizioni di vita in Europa si scontrano con la discriminazione, il razzismo, il disprezzo e adesso con l'espulsione e il carcere. Cos'è la cosiddetta direttiva rimpatri?
Ho sostenuto molte volte che l'Europa è un alleato strategico nella difesa dei diritti umani, però con questo tipo di provvedimenti perdo un po' di speranza. È un'aggressione contro la vita e l'umanità. È importante dare battaglia contro questo tipo di direttive. Sembra che la globalizzazione sia valida solo per il commercio, guardando al mercato e ai soldi, non agli esseri umani.
Questo può frenare i negoziati commerciali in corso fra Can, la Comunità andina, e Ue?
Sto pensando di sospendere i negoziati. Che senso hanno quando loro stanno decidendo di espellere i nostri fratelli e sorelle? La Bolivia non ha mai pensato di espellere nessuno. Ho detto anche che tutti quelli nati in Bolivia, oltre che boliviani, sono originari. Anche se, ovvio, alcuni di noi sono originari da millenni - e molto poveri - e qualcuno è originario contemporaneo - pochi ma in genere molto ricchi. La colonizzazione ha implicato l'accaparramento di milioni di ettari di terre indigene e delle nostre risorse naturali ma neanche così abbiamo mai pensato di espellere chicchessia. Sa a che conclusione sto arrivando? Loro, gli europei, parlano di cooperazione però in realtà non c'è alcuna cooperazione da parte dell'Europa perché in ogni caso si tratta di una restituzione rispetto al saccheggio perpetrato ai danni dei nostri predecessori. Se l'Europa vuol continuare a sbandierare la lotta per i diritti umani, deve annullare questa direttiva rimpatri.
Se l'ambasciatore Usa Philip Goldberg tornerà a La Paz gli consentirà di entrare al palazzo presidenziale?
Sono e morirò anti-imperialista. Una cosa è garantire la proprietà privata - tutti abbiamo qualche proprietà privata - e un'altra è il capitalismo, il neo-liberismo, la globalizzazione e l'imperialismo per aumentare l'accumulazione dei capitali in poche mani. Il mio desiderio è vedere la Bolivia liberata dalla presenza dell'Usaid, l'agenzia di cooperazione del governo Usa, e questo già si comincia a vedere da questa settimana nel Chapare dove i compagni hanno deciso che se deve andare via. La Bolivia non si inginocchia più davanti all'impero. I governatori dell'opposizione si sono uniti nel rifiuto del referendum revocatorio.
Qual è la strategia del governo di fronte alla possibilità di un boicottaggio?
Sarà il popolo a dover resistere ai rappresentanti dell'oligarchia e delle conventicole. Il popolo ha già capito chi sono i cacicchi locali nei dipartimenti cosiddetti autonomi che vogliono il controllo totale di risorse nazionali come la terra e il gas. E si sta già ribellando. I governatori d'opposizione stanno facendo appello a un grande accordo nazionale.
Qual è la risposta del governo?
Che peso morale ha per parlare di un accordo nazionale, gente che si muove al di fuori della legalità e della costituzione, con pratiche razziste e fasciste? Se vogliono parlare di riconciliazione che rinuncino prima ai loro privilegi, ai latifondi... Il loro obiettivo è creare inflazione, accaparrando prodotti, per poi gettare la responsabilità su Evo Morales. L'unico prodotto di cui in realtà c'è penuria è il grano, che è un problema mondiale. Prima il grano ci veniva regalato da Usa e Canada per creare dipendenza. Ma per il resto dei prodotti alimentari si tratta di speculazione da parte di alcuni imprenditori.
A lei piace scommettere sui risultati elettorali. Azzarda un pronostico sul 10 agosto?
Se si votasse domani per il referendum revocatorio, sono sicuro che supereremo il 54% ottenuto nelle elezioni del 2005. Sono ottimista. Di tanto in tanto si parla di destabilizzazione della Bolivia e di possibili attentati contro di lei? Crede che la sua vita sia in pericolo? Nel settembre dell'anno passato, l'oligarchia di Santa Cruz sostenne che la sua politica di logoramento del presidente indigeno era fallita. Allora andarono a bussare alle porte delle caserme per sollecitare un golpe militare ma le forze armate rifiutarono. Parlarono perfino di come assassinarmi usando mano d'opera colombiana... e alla fine del 2007 scrissero che la tomba del presidente indigeno sarebbe stata l'inflazione. Se è vero che nei referendum per l'autonomia nelle loro regioni hanno preso l'80%, perché scappano adesso dal referendum revocatorio? Ho la netta sensazione che i governatori neo-liberisti e filo-Usa il 10 agosto non supereranno la prova e dovranno andarsene tutti. Anche Rubén Costas, quello di Santa Cruz? Non può stare molto tranquillo neanche lui. Ho analizzato i dati del referendum del 4 maggio a Santa Cruz. Però il problema non è sulle persone. È sul modello economico: deve tornare il neo-liberismo o si deve andare sempre più avanti nel processo di cambiamento? Credo sia un processo senza ritorno. Per questo respingono, adesso, il referendum revocatorio. Si fanno le loro consultazioni illegali e dicono che il referendum revocatorio, approvato per legge dal Congresso, è illegale. Una bella contraddizione. La loro richiesta di anticipare le elezioni generali, mentre c'è un presidente eletto con il 54% dei voti, è un colpo alla democrazia.
Quindi il referendum revocatorio si farà in ogni caso?
Deve tenersi sì... o sì. Sono contento di tre cose che sono riuscito a ottenere finora: i cambi strutturali, i cambi sociali e per aver fatto piangere l'oligarchia.
Quale sarà il rapporto di forze fra il governo e l'opposizione dopo il 10 agosto?
È’ nelle mani del popolo. Dipenderà dai risultati. Dalla consistenza della vittoria popolare.
Questa è la versione in spagnolo pubblicata dal quotidiano argentino Clarin.
“¿Qué sentido tiene hacer negocios con Europa cuando ellos están pensando en expulsar a nuestros hermanos y hermanas?”
"¿Cómo es, jefes?", saluda Evo Morales con la frase popularizada en una reciente biografía. Se lo ve optimista, con esa dosis redoblada de energía que le insufla lo que más le gusta de la política: la pelea electoral.
El presidente boliviano está en plena campaña para el referéndum revocatorio del 10 de agosto que comprende tanto su cargo como el de los mandatarios de la media luna rica. Pese al rechazo a la consulta por parte de los gobernadores de derecha, está seguro de que su gestión será ampliamente ratificada.
En esta entrevista exclusiva realizada en la sede del gobierno en el Palacio Quemado de La Paz, también aparece el tema del gas, que es un punto incómodo en la agenda con Argentina y con Brasil, naciones de las cuales Bolivia es proveedor excluyente.
El país del altiplano reconoció esta semana que no podrá enviar los volúmenes pactados con Argentina y que sólo fluyen unos 2 millones de metros cúbicos diarios frente a los 7,7 millones pautados con Buenos Aires. El mandatario indígena denuncia un boicot de las petroleras que le impide alcanzar esas metas. Pero a la hora de revisar el tema de las inversiones recuerda el compromiso que le hizo el ex presidente Néstor Kirchner en 2006: invertir Argentina si las transnacionales no invierten. Y avanza un poco más al no negar que existe la alternativa incluso de apelar a Irán para conseguir esos capitales.
¿Los prefectos (gobernadores) opositores se unieron para rechazar el referéndum revocatorio, ¿cuál va a ser la estrategia del gobierno?
El pueblo ya está identificando a los caciques de estas regiones llamadas autónomas que quieren controlar tierras y recursos económicos como el gas. Si es verdad que en los referendos autonómicos sacaron el 80% ¿por qué se escapan ahora del revocatorio? Siento que los prefectos neoliberales y proyanquis se van todos.
¿Rubén Costas (de Santa Cruz) también?
No está lejos. Pero el debate no es de personas, es de modelo económico: vuelve el neoliberalismo o se profundiza el cambio. Yo creo que este proceso de cambio es sin retorno. Por eso rechazan el referéndum revocatorio. Su pedido de adelantar elecciones, cuando hay un presidente elegido con el 54%, es un golpe a la democracia.
Los prefectos están llamando a un gran acuerdo nacional, ¿cuál es su respuesta hoy a esa convocatoria?
Qué moral tienen para hablar de un acuerdo nacional quienes operan ilegal e inconstitucionalmente, con métodos racistas y fascistas. Si quieren hablar de reconciliación que renuncien a sus privilegios, al latifundio... Su plan es crear inflación, ocultando productos, para echarle la culpa a Evo Morales.
A usted le gusta apostar sobre los resultados electorales, ¿se anima a pronosticar una cifra para el 10 de agosto?
Si mañana fuera el referéndum revocatorio estoy seguro que pasaremos el 54%, soy optimista.
¿Entonces, el revocatorio va sí o sí?
-Tiene que hacerse sí o sí. Y para cerrar esta parte, yo estoy contento con tres cosas que logré en este tiempo en la presidencia. Con los cambios estructurales, con los cambios sociales, y con que hago llorar a las oligarquías.
Bolivia reconoció que no llegará a los montos de exportación de gas comprometidos con Argentina, ¿sigue creyendo que hubo boicot de las empresas petroleras?
Las empresas generalmente sólo están por la plata y no por la patria. Sólo están para acumular capital y por eso algunas de ellas ponen cualquier pretexto para sabotear las inversiones.
¿Y cómo se enfrentará esa situación?
-Estamos obligados a prepararnos. Y ya les advertí y les advierto: en el momento en que no garanticen la inversión nosotros vamos a recuperar esos campos e invertir ahí. El (ex) presidente Kirchner nos dijo: si no tienen plata llámenme por teléfono e invierto'. Ahí, presidentes, ex presidentes, y algunas empresas nos estamos juntando para invertir.
¿Qué empresas concretamente?
Lo ideal es que la empresa del Estado (YPFB) invierta, pero todavía no estamos suficientemente preparados. Y si no podemos como YPFB buscaremos a empresas estatales como socias, e incluso otras empresas privadas. En Medio Oriente no tendría muchos problemas para garantizar esas inversiones. O, finalmente, apelar al crédito internacional donde también tenemos buenas propuestas.
Se habló de Gazprom de Rusia o de empresas iraníes.
No quiero comentar los nombres, pero sí estamos preparando un Plan B que permita acabar con el chantaje y el boicot de algunas empresas.
¿Cree que es posible llegar a un acuerdo con Argentina para revisar los volúmenes hasta que estas inversiones den resultados?
Entre presidentes tenemos la obligación de complementarnos y acordar para atender las demandas de nuestros pueblos.
¿La directiva retorno aprobada por el Parlamento Europeo es como dijo la "directiva de la vergüenza"?
En momentos de guerras y de hambrunas, Latinoamérica le abrió las puertas y recibió a los europeos con brazos cariñosos, no había visas. Pero cuando algunos latinoamericanos buscan mejorar sus condiciones de vida en Europa se enfrentan a la discriminación, al racismo y ahora a la expulsión. ¿Qué es si no la directiva retorno?
Usted habló de Europa como un aliado estratégico, ¿cómo queda ahora?
Yo dije muchas veces que Europa es un aliado estratégico en la defensa de los Derechos Humanos, pero con esta clase de directivas pierdo esperanzas. Es una agresión a la vida y a la humanidad. Es importante dar una batalla contra este tipo de directivas. Parece que sólo hay globalización para el comercio, mirando el mercado y la plata, y no el ser humano.
¿Esto puede frenar las negociaciones comerciales en marcha entre la Comunidad Andina (CAN) y Europa?
Sí. Qué sentido tiene cuando ellos están hablando de expulsar a nuestros hermanos y hermanas. Bolivia nunca pensó en expulsar. Incluso dije que acá todos somos originarios pero claro, algunos somos originarios milenarios muchos y pobres- y algunos son originarios contemporáneos, pocos pero muy ricos. Europa habla de cooperación pero en todo caso es una devolución del saqueo a nuestros antepasados. Si Europa quiere seguir abanderando la lucha por los Derechos Humanos debe revisar esta directiva retorno.
¿Si regresa el embajador estadounidense Philip Goldberg (en consulta en Washington luego de las protestas ante su embajada) lo dejará ingresar al Palacio o lo podrá en el congelador?
Sólo dos palabras. Soy y voy a morir antiimperialista. Una cosa es garantizar la propiedad privada, todos la tenemos, y otra es el capitalismo, el neoliberalismo, la globalización.