Due articoli sugli ultimi avvenimenti boliviani tratti dal sempre ottimo “il manifesto” e pubblicati ieri.
Il primo racconta le ultime dense giornate che, a seguito dell’approvazione di due leggi del Congresso (la prima interpretativa rispetto alla possibilità di modificare la bozza di costituzione, la seconda che indice il referendum costituzionale per il 25 gennaio 2009), hanno rappresentato una spinta decisiva a favore del governo e del processo di cambiamento del paese, tanto che alla fine Evo dopo la promulgazione della seconda legge, circondato dalla folla che festeggiava in Piazza Murillo, non è riuscito a trattenere la commozione.
Il secondo, abbastanza sconvolgente, riporta in modo dettagliato cosa sono in grado di fare gli USA con i personaggi che non sono loro graditi. In particolare evidenzia le note interferenze degli USA in Bolivia e contro la figura di Morales già dal 2001 e danno una chiara giustificazione del perché si è arrivati alla cacciata dell’ex ambasciatore Goldberg.
Accordo con l'opposizione sulla nuova costituzione
Mauro Nogarin
Dopo otto giorni e 150 km di strada percorsa a piedi, 200 mila campesinos appartenenti alle 36 comunità autoctone boliviane sono arrivati lunedì sera a La Paz e hanno occupato la piazza Murillo, il cuore politico della capitale dove si affacciano il palazzo presidenziale, il parlamento e la cattedrale.
Non ci sono precedenti nella storia di questo paese, se non forse risalendo ai primi anni '50 con la nazionalizzazione del rame e la riforma agraria del presidente Victor Paz Estenssoro, di un presidente come Evo Morales dotato di un carisma capace di smuovere una simile massa di persone. «Sono molto sorpreso che migliaia di campesinos vengano anche da quelle regioni dove sono forti i nostri nemici, come Santa Cruz, Tarija, Pando e Beni. Questo dimostra che il paese è unito sull'obiettivo di cambiare», ha affermato Evo unitosi alla marcia lunedì pomeriggio a Senkata, all'entrata della capitale.
Per tutto il pomeriggio e la notte di lunedì, e ancora ieri, mentre dentro il Congresso si discuteva a oltranza sulla costituzione, la gente è rimasta accampata nella piazza mentre sul palco si avvicendavano gruppi etnici esibendosi in balli, canti e musiche per far dimenticare i morsi della stanchezza, del freddo e della fame.
Una dura prova fisica per gente che il più delle volte non ha altro che quello che indossa: un paio di sandali fatti con i resti di pneumatici, un maglione e un paio di pantaloni. Evo ha voluto restare accanto ai «suoi» e ha passato anche lui la notte fra lunedì e martedì nella piazza in attesa della conclusione dei lavori parlamentari e chiedendo pazienza: «Pazienza, per favore. Prima o poi vinceremo noi e lasceremo la piazza avendo la legge». Era forte e diffuso il timore di incidenti e provocazioni ma la situazione si è mantenuta tranquilla.
La legge a cui si riferiva il presidente era quella di convocazione del referendum sulla nuova costituzione. Era attesa per il pomeriggio di ieri (notte in Italia) dopo l'accordo annunciato fra Mas, Un e Podemos, i tre partiti maggioritari che avevano permesso di raggiungere il quorum richiesto dei due terzi.
Dopo il dibattito iniziato nella tarda serata di lunedì, verso le due del mattino di ieri passava appunto con i due terzi dei voti una legge interpretativa della costituzione (approvata nel dicembre scorso dal solo Mas senza la presenza dell'opposizione che non la riconosce) con cui si permette di includere le modifiche apportate ai 411 articoli del testo. Il passo previo e decisivo per promulgare la legge che regolerà il referendum per approvare il nuovo testo.
Il principale partito dell'opposizione, Podemos dell'ex-presidente Jorge Tuto Quiroga, esce assai malmesso da questa maratona politica. Il suo blocco parlamentare si è spaccato praticamente in due e i parlamentari di Podemos eletti a Santa Cruz sono stati lasciati soli nel tentativo oltranzista di bloccare anche il nuovo testo concordato della costituzione e quindi il referendum di approvazione.
Nella tarda serata di lunedì i senatori Felix Rojas del Mas e Luis Villamor di Podemos, dopo una tesa riunione hanno annunciato davanti alla stampa l'accordo sulle modifiche e le date del referendum e delle elezioni politiche. Per dire sì o no alla costituzione si voterà il 25 gennaio 2009 mentre per le elezioni presidenziali e congressuali si andrà al dicembre successivo.
Il nodo più duro da sciogliere è stato senza dubbio la questione della rielezione del presidente del repubblica. Secondo la versione del Mas poteva essere rieletto due volte a partire dall'entrata in vigore della nuova costituzione nel 2009, ma su questo punto Evo ha dovuto cedere per consentire di sbloccare la impasse, acconsentendo alla rielezione per un solo mandato.
In parole povere, dopo essere stato eletto nel 2005, potrà ripresentarsi una sola volta nel 2009 per altri cinque anni e non anche per il quinquennio 2014-2019. Si vedrà ora la risposta dell'opposizione.
Interferenze Usa per «minare» Evo: le prove, cinque files che rivelano tutto
Mauro Nogarin
Fino a qualche mese fa erano solo le accuse del governo boliviano e le voci che correvano ma adesso esistono le prove - ossia i documenti -, che confermano l'attività cospirativa degli Stati uniti per minare la politica del presidente Evo Morales.
Sono cinque i files che sono stati declassificati dall'archivio di Stato americano (Nara) e, dopo varie richieste inoltrate dal giornalista statunitense J.Bigwood, sono arrivati a vedere la luce attraverso una conferenza stampa tenuta il 12 ottobre qui a La Paz.
Fin dall'inizio degli anni '90, quando Evo cominciò a muovere i primi passi per diventare leader del Mas (Movimiento al Socialismo), gli Usa misero gli occhi sulle sue idee politiche, distanti anni luce dagli interessi americani.
Per questo motivo il primo documento declassificato, con data 25 novembre 2001, riporta una lettera diretta all'allora presidente boliviano Jorge Quiroga, attuale capo del partito dell'opposizione parlamentasre Podemos, in cui si sottolinea che non aveva fatto abbastanza per contrarrestare le attività politiche di Evo Morales.
In una circolare alle ambasciate dell'America latina del luglio del 2002, Evo Morales viene definito con le parole «illegal coca agitator», dopo che il suo partito aveva raggiunto il secondo posto alle elezioni politiche di quell'anno.
L'altro documento, del maggio 2004, evidenzia le somme di denaro che l'organismo del Congresso Usa National Endowment for Democracy aveva destinato alla camera di commercio di Santa Cruz, Cainco, che rappresenta tutti i più grandi impresari della regione «autonomista». Con queste risorse, circa 128 mila dollari, la Cainco comincia ad organizzare seminari, forum e conferenze, allo scopo di sensibilizzare e costruire un appoggio per i «civici» tra la popolazione, disponendo anche di alcuni canali Tv e quotidiani amici.
Nel rapporto bimestrale aprile/giugno 2006 il Ned destina altri 190 mila dollari per organizzare forum su due grandi eventi: l'elezione dei delegati per l'assemblea costituente incaricata di redigere la nuova costituzione e promuovere il referendum sull'autonomia regionale di Santa Cruz (svoltosi poi nel maggio 2008 nelle regioni della «mezzaluna» sud-orientale).
Nel 2006 il Ned insieme a Usaid intensificano le loro attività e promuovono una serie di forum sul tema «autonomia», che qualche mese dopo sfocerà in una dichiarazione regionale in difesa degli interessi economici della regione.
L' improvvisa voglia di autonomia presto si propagherà anche in altre regioni come Tarija, Beni, Pando, causando seri problemi al governo di Evo, in quanto alcune sono le regioni ricche indispensabili alla sviluppo del paese.
L'ultimo documento invece mostra una serie di e-mail tra funzionari dell'Usaid in Bolivia e Washington per informare su tutti i movimenti, riunioni, luoghi e numero di partecipanti di leaders delle varie comunità autoctone che appoggiano Morales. In questo modo vengono minuziosamente monitorati la consistenza e gli spostamento delle organizzazioni sociali affini al Mas.
Da tempo queste voci erano giunte al presidente boliviano e, dopo reiterati ammonimenti e tentativi di convincere l'ambasciata Usa a rinunciare a queste attività del tutto improprie (ribaditi anche in occasione della visita in Bolivia del responsabile per l'emisfero occidentale dell'amministrazione Bush, Thomas Shannon), il 10 settembre Evo Morales con un decreto presidenziale dichiara «persona non grata» Philip Goldberg, ambasciatore degli Stati uniti in Bolivia.
La risposta di Washington non è tardata: qualche giorno fa è arrivato l'annuncio che George W. Bush non ha rinnovato il contratto Atpdea, le facilitazioni di tipo tariffario per l'entrata dei prodotti boliviani negli Stati uniti.
L'argomento per giustificare la ritorsione è stato che la Bolivia non ha fatto i progressi sufficienti nella guerra contro il narco-traffico. Anche se nel corso dei primi nove mesi del 2008 la Felcn boliviana, la Forze speciale di lotta contro il narco-traffico, ha confiscato 23 tonnellate di stupefacenti, una media ben al di sopra degli altri paesi sud-americani.