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"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006

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"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975

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giovedì, 30 aprile 2009

Guerra del Chaco, scoppia la pace

Un accordo «storico» sulla definizione dei confini è stato firmato dal presidente della Bolivia Evo Morales e quello del Paraguay Fernando Lugo, a Buenos Aires. Lo riferisce il quotidiano argentino Clarin secondo cui i due presidenti hanno formalmente sottoscritto un rapporto stilato nel 2007 dalla Commissione mista, che sancisce la definizione della frontiera in comune, oggetto negli anni Trenta di un conflitto, «la guerra del Chaco» che provocò oltre 100.000 morti.
Il documento è stato consegnato ai due capi di stato dal presidente argentino, Cristina Kirchner, garante dell'accordo, in una cerimonia svoltasi alla Casa Rosada a Buenos Aires. «Questo atto rappresenta un ulteriore passo nel processo di integrazione regionale, e conclude un cammino storico verso la fratellanza, la cooperazione e la democrazia, che oggi vive la nostra gente» ha detto il ministro degli esteri argentino Jorge Taiana, mentre il suo omologo boliviano David Choquehuanca, ha ricordato che «c'è stato un tempo nella storia, in cui i confini sono serviti per dividere», ma ora «i limiti sono concepiti per incoraggiare l'integrazione». Secondo gli storici, il conflitto per il controllo del Chaco boreale, considerato strategico per i due paesi, è stato incoraggiato dalle società petrolifere erroneamente convinte, all'epoca, che la zona attraversata dal fiume Paraguay fosse ricca di riserve di idrocarburi. Il trattato di pace «Amicizia, libertà e confini» firmato nel 1938 tra Bolivia e Paraguay, che pose fine al conflitto in atto tra il luglio del 1932 e il giugno del 1935, prevedeva la creazione di una commissione mista per definire la frontiera tra i due paesi.
postato da: anticap alle ore 07:38 | link | commenti (1)
categorie: america latina, bolivia
lunedì, 27 aprile 2009

L’Istituto “LA CASA” e
l’Associazione HOGAR Onlus
vi invitano alla
 
Festa di Primavera
“famiglie adottive insieme”
a Tradate (Va) - Istituto Pavoni – Scuola Media “Paolo VI”
Via Sopranzi 26
 
Domenica 17 maggio 2009
 
Ore 10.00 : Accoglienza
 
Ore 10.30 : per i genitori e le coppie in attesa incontro nell’Auditorium sul tema:
 
“Mio figlio è adolescente…parliamone 
 insieme”
incontro guidato dalla dott.ssa Daniela Gini, psicologa, con esperienze e testimonianze di genitori adottivi
 
“E noi…diciamo la nostra”
gruppo per i figli adolescenti insieme alla dott.ssa Laura Scibilia, psicologa
 
per i figli piccoli: giochi organizzati per le diverse fasce d’età dal gruppo di giovani animatori dell’Associazione Dalet di Milano
 
Presentazione dei progetti di cooperazionedell’Hogar per i bambini della Bolivia, del Cile, del Brasile, della Colombia, della Romania e della Tanzania
 
Ore 12.30 :      Celebrazione della S. Messa
 
Pranzo nella sala da pranzo dell’Istituto: il primo piatto è preparato dai genitori dell’Associazione Hogar onlus, il resto…al sacco! C’è un servizio bar per bibite e caffè.
 
Ore 15.00 : Spettacolo dei “Dalet Clown”
 
…e, per un’ allegra merenda insieme, invitiamo le famiglie disponibili a portare una torta ……Buona festa a tutti!!!
Vi aspettiamo!!!
 
Per ulteriori informazioni si veda il sito dell’Istituto La Casa.
postato da: anticap alle ore 12:25 | link | commenti
categorie: racconto, informazioni, adozione, istituto la casa
martedì, 21 aprile 2009

Dopo la Cumbre de las Americas

Evo_Morales_Barack_ObamaMentre in Bolivia infuriano le polemiche sui legami dei misteriosi terroristi stranieri accusati di voler uccidere Morales, a Trinidad il presidente Obama propone un «nuovo inizio» a Cuba, una «nuova partnership» e un «nuovo capitolo» alla America latina e saluta amichevolmente il leader venezuelan.o Complotto anti-Evo: legami fra ultra-destra croata e cruceña?
di Pablo Stefanoni, il manifesto del 19 aprile
 
La storia del gruppo presumibilmente di estrema destra intercettato e disinnescato nella città dell'oriente boliviano Santa Cruz, continua a far discutere fra una ridda di dubbi e speculazioni a ruota libera. Secondo le parole del presidente Evo Morales è stato frustrato un «magnicidio» contro di lui, mentre per il governatore cruceño Rubén Costas, nemico giurato di Evo, si tratta di «uno show montato dal governo». La storia è già parte della campagna elettorale in vista del voto di dicembre.
Giovedì, il giorno dopo un attacco dinamitardo alla casa del cardinale Julio Terrazas, primate cattolico, le forze speciali boliviana hanno fatto irruzione in un hotel nel centro di Santa Cruz uccidendo tre presunti terroristi - il boliviano-ungherese Eduardo Rosza Flores, l'irlandese Dwyer Michael Martin e l'ungherese Magyarosi Arpas - e arrestandone altri due - il boliviano-croato Mario Radic e l'ungherese Elod Toazo.
La situazione si è ulteriormente ingarbugliata dopo una serie di perquisizioni che hanno portato allo scoprimento di un arsenale di armi e di esplosivi nel padiglione che ospita la Cooperativa di telecomunicazioni Cotas alla Fiera-esposizione cruceña.
Il vicepresidente Alvaro Garcia Linera ha denunciato che si trattava di una cospirazione dell'ultra-destra, accusando quel gruppo «di mercenari stranieri e boliviani» di essere il responsabile anche per l'attacco dinamitardo contro la casa del cardinale e di star organizzando attentati non solo contro il presidente Morales ma anche contro il governatore Costas, il personaggio più in vista dell'opposizione. Fonti investigative hanno segnalato anche di avere incontrato prove che il gruppo di recente si era recato nella località di Alto Parapatí, dove il presidente era andato per ripartire terre fra i contadini, con lo scopo di «studiare il sistema di sicurezza» di Morales. I media sotto controllo statale hanno dato molto spazio ai vincoli fra l'ex-leader del Comitato civico di Santa Cruz, Branko Markovich, di origini croate, e la destra radicale di Croazia.
«Cercano una scusa per decapitare l'opposizione», ha ribatto il governatore Costas segnalando la non casualità fra questi fatti e il viaggio di Morales in Venezuela al vertice dell'Alba (l'Alternativa bolivariana per le Americhe) e a Trinidad al summit delle Americhe, «dove certo dovremo ascoltare la litania sul golpe civile-militare-dipartimentale per rovesciare il presidente».
Però è la romanzesca figura del capo apparente del gruppo, il boliviano-ungherese Eduardo Rosza Flores, quella che aggiunge una nuova dose di dubbi. Nato 49 anni fa a Santa Cruz, suo padre fu un libero pensatore comunista ungherese che formò tutta una generazione di artisti plastici cruceños e sua madre una fervente cattolica boliviana. Da questa miscela uscì un personaggio con una vita tanto estrema quanto contraddittoria: dopo l'esilio di suo padre passò la sua adolescenza nel Cile di un Allende alle ultime battute; si formò militarmente in Ungheria e all'accademia Dzerzhinski di Mosca; ogni giorno più anticomunista studiò linguistica e letteratura all'università di Budapest. Duante la guerra dei Balcani, negli anni '90, lavorò come corrispondente del giornale di Barcellona La Vanguardia e dell'agenzia londinese Bbc. Però il richiamo delle armi fu più forte di quello della penna e in poco tempo divenne comandante della brigata internazionale di volontari stranieri che si battevano per l'indipendenza della Croazia. La sua vita fu portata sullo schermo in Ungheria in un film intitolato «Chico» in cui lui interpretava se stesso e dove si ricorda la sua «amicizia» con il famoso terrorista Carlos, lo sciacallo.
Le sue posizioni religiose non risultano meno sconcertanti: di origine ebrea, si convertì al cattolicesimo dell'Opus Dei per passare infine, nel '95 a Sarajevo, all'Islam. Poi come poeta poliglotta produsse scritti sulla mistica sufi.
«Rosza era un buon combattente ma è stato sempre un enigma», è stato il commento del deputato croato Branimir Glavas. Zoltan Brady, caporedattore della rivista letteraria ungherese Kapu in cui lavorò Rosza, ha dichiarato al giornale The Budapest Times che nel 2008 Chico viaggiò in Bolivia con l'obiettivo di lottare «contro il governo comunista» e per l'indipendenza di Santa Cruz. In effetti il suo blog è pieno di links a siti indipendentisti radicali.
Ora, in un'atmosfera molto confusa, l'opposizione ha cominciato a parlare di «esecuzione» dei presunti terroristi anziché dello scontro a fuoco raccontato dalla polizia. Investigazioni ufficiose di giornalisti crucegni rivelano che Rosza sarebbe stato contrattato dagli ultrà di Santa Cruz per addestrare gruppi irregolari e circolano anche voci su uno scontro in atto fra il governatore Costas - considerato troppo «moderato» - e possibili candidati radicali alla sua successione, come Marinkovich. Tuttavia le acrobazie ideologico-religiose di Rosza fanno saltare qualsiasi filo logico come del resto le continue denunce di attentati contro di lui da parte di Evo hanno inevitabilmente indebolito la versione ufficiale dei fatti. Chissà che i due sopravissuti arrestati possano far luce sull'intrigo.
 
Si legga anche questo articolo sempre sulla quinta Cumbre de las Americas, dove oltre a incontrarsi con Evo, Obama si è presentato a Hugo Chavez il quale poi gli ha regalato il bellissimo libro di Eduardo Galeano “Le vene aperte dell’America Latina”.
postato da: anticap alle ore 07:30 | link | commenti
categorie: america latina, bolivia
venerdì, 17 aprile 2009

Complotto anti-Morales: la polizia uccide tre killer

Santa Cruz, 2 arresti. «Nel gruppo due mercenari ungheresi e un irlandese». Dubbi sulla versione ufficiale (E quando mai non ci saranno dubbi sulla versione ufficiale se arriva da parte boliviana e a metterla in dubbio sono gli USA?).
Corriere on line di oggi.
 
L’ombra della strategia della tensione sulle Ande. Il presidente boliviano Evo Morales ha annun­ciato che le forze di polizia hanno sventato un complot­to per ucciderlo con altri diri­genti del Paese. Dopo una fu­riosa sparatoria durata trenta minuti — la versione uffficiale — gli agenti hanno neutralizzato un commando di mercenari che abitava in un hotel di Santa Cruz. Nello scontro a fuoco sono stati uccisi due ungheresi e un terzo stranie­ro. Altri due sospetti — tra quali un cittadino irlandese — sono stati catturati. Il gruppo, hanno aggiunto le autorità, sarebbe coinvolto in un grave attacco dinamitardo, avvenuto due notti fa, davanti alla residenza del cardinale Julio Terrazas, spesso protagonista di polemiche con la presidenza. Un atto per imbarazzare le autorità, è la tesi della polizia, ed esacerbare lo scontro con l'alto prelato.
 
Nel ricostruire l’episodio – dai contorni peraltro confusi – la polizia ha precisato che il nucleo eversivo era tenuto d’occhio da tempo. Avevano a disposizione molte armi e ingenti quantità di esplosivo destinate — secondo l’accusa — ad alimentare una lunga campagna di attacchi per destabilizzare la Bolivia. Tra gli obiettivi dei mercenari, oltre al presidente, c’era il suo vice e un paio di ministri.
 
La denuncia del complotto cade in una fase delicata per la Bolivia. Si stanno avvicinando le elezioni presidenziali in un clima teso. Tra i sostenitori di Morales, lo strato più povero della società, c’è molta delusione. Il presidente ha promesso tanto, ottenendo risultati parziali se non minimi. C’è poi la questione, esplosiva, degli autonomisti di Santa Cruz, la capitale economica della Bolivia dove si muove un’alleanza di interessi privati e stranieri, grandi capitali e forze estremiste ostili alla svolta socialista di Morales. Gruppi che predicano e praticano la violenza. Non è per caso se il piano è stato sventato proprio in questa città.
 
Esperti di questioni boliviane e fonti diplomatiche di Washington hanno accolto con grande prudenza la versione del governo. Solo nei prossimi giorni si potrà capire se si è trattato di provoca­zione, complotto contro i vertici dello stato o una mano­vra. In passato il presidente ha denunciato altri presunti attentati, ma non sono mai stati resi noti i risultati delle indagini.
 
Particolare è anche il momento internazionale. In settembre Morales ha espulso l’ambasciatore americano accusandolo di tramare assieme all’opposizione. Inoltre il presidente di origine indios è solidamente attestato al fianco di Cuba e del Venezuela— dove è arrivato ieri — nel contestare la politica degli Stati Uniti in Sudamerica. Al prossimo vertice delle Americhe a Port of Spain insisterà per la fine dell’embargo statunitense contro l’Avana.
a
Sul Bolpress altri particolari.
postato da: anticap alle ore 08:19 | link | commenti
categorie: bolivia
giovedì, 16 aprile 2009

Si vota a dicembre. Evo verso la conferma

Pablo Stefanoni, il manifesto del 15-04-2009
Evo Morales ora ha la strada spianata verso la sua rielezione dopo che il Congresso ha approvato ieri la nuova legge elettorale che consente il voto del prossimo 6 dicembre. Per arrivarci il presidente ha dovuto sobbarcarsi 5 giorni di  sciopero della fame e accettare diverse richieste dell'opposizione che ha usato la sua maggioranza in senato per mettere qualche bastone fra le ruote alla legge che adegua le norme elettorali alla nuova costituzione, approvata in un referendum del gennaio scorso con il 62%.
Così Morales metterà il suo incarico in gioco un anno prima di completare il mandato cominciato nel gennaio 2006 dopo la sua trionfale elezione come primo presidente indigeno con un inedito 54%.
Lo scontro - definito dal leader boliviano una battaglia «fra il popolo oppresso e l'oligarchia» - è cominciato la settimana scorsa quando l'opposizione di destra ha abbandonato le sedute del Congresso per forzare l'elaborazione di nuove liste elettorali. Come passo successivo, Evo - forgiato in oltre un decennio di lotte sindacali - è ricorso a un'iniziativa che ha fatto il giro del mondo: ha iniziato uno sciopero della fame all'interno stesso di Palacio Quemado, la sede della presidenza, insieme a una decina di leader operai e campesinos, e ha trasformato il sontuoso Salone rosso nell'epicentro della protesta. Immediatamente un migliaio di suoi sostenitori hanno messo in piedi picchetti di digiuno per tutto il paese, mentre si levavano voci favorevoli alla chiusura del parlamento. Evo non era il primo presidente a ricorrere a questo passo estremo: Hernan Silez Suazo, un altro presidente di sinistra, l'aveva fatto negli anni '80 per frenare le proteste che alla fine l'obbligarono a dimettersi.
«Prima scioperi della fame contro la dittatura militare, adesso scioperi della fame contro i resti del modello neo-liberista», ha commentato Morales dopo l'approvazione della legge da parte del Congresso. Sabato il presidente ha acconsentito all'elaborazione di un nuovo schema elettorale a condizione che non fossero rinviate le elezioni di dicembre. Prima aveva già concordato la riduzione delle circoscrizioni indigene da 14 a 7 e alcune restrizioni al voto per i boliviani all'estero. Queste circoscrizioni speciali etniche erano previste come una forma di discriminazione positiva perché popoli nativi demograficamente ridotti - soprattutto nell'oriente del paese - potessero avere accesso a seggi del parlamento. Ieri però diverse organizzazioni etniche hanno reagito affermando di sentirsi tradite dal governo.
«Prima hanno cercato di batterci nelle urne e non ci sono riusciti, poi con tentativi di golpe e cospirazioni e adesso tentavano di bloccare le elezioni. In dicembre dobbiamo vincere con il 70% perché non ci siano più ricatti della destra», ha detto Morales come giustificazione degli accordi raggiunti e inizio di una campagna elettorale che si annuncia lunghissima.
Nonostante tutto, però, quella dell'opposizione assomiglia a una vittoria di Pirro. Non basta cambiare lo schema elettorale per sconfiggere Morales. L'approvazione del 67% ottenuta dal leader cocalero nel referendum del 10 agosto 2008 è stata un colpo difficile da digerire. «La destra è molto dispersa e confusa. Tutti i sondaggi danno Evo dal 40% in su, mentre il candidato dell'opposizione meglio piazzato non passa il 9%», ha osservato il senatore dissidente del partito Podemos (destra), Carlos Borth.
In assenza di leader su scala nazionale, negli ultimi mesi è cresciuta la figura dell'ex-vicepresidente aymara Victor Hugo Cardenas, a cui qualche giorno fa gli indigeni della sua comunità sul lago Titicaca hanno «espropriato» la casa per aver a suo tempo invitato a votare no alla nuova costituzione. Tuttavia il suo passato come compagno di ticket di Gonzale Sanchez de Lozada, l'ex-presidente neo-liberista oggi latitante negli Usa dopo la sanguinosa repressione durante la guerra del gas nel 2003, sembra una pietra al collo difficile da togliersi al momento di competere con Morales, la cui popolarità nel milieu popolare boliviano è ancor oggi a prova di bomba.
Per quanto sia riuscita nell'obiettivo di far iscrivere di nuovo tutta la popolazione boliviana nelle liste elettorali, per la destra il prezzo è stato alto. Il governo l'accusa di essere la responsabile di costi innecessari per un paese povero: i nuovi registri non costeranno meno di 35 milioni di dollari. E il governo approfitterà al massimo del luogo comune (anche in Bolivia) che i «deputati non lavorano» per mettere alla gogna i congressisti che hanno abbandonato le sedute. Ha già cominciato il vicepresidente Alvaro Garcia Linera, che è anche il presidente del Congresso, a denunciare «l'oziosità» dell'opposizione e «la debolezza» del suo programma di governo, durante la crisi della settimana santa. La prima nell'ambito dello stato laico stabilito dalla nuova costituzione. Per la prima volta nessun funzionario di governo ha partecipato in veste ufficiale alle celebrazioni religiose di Pasqua. E Morales non ha perso l'occasione per criticare la gerarchia cattolica.
Ora spetterà alla Corte elettorale nazionale registrare di nuovo i 4 milioni di elettori boliviani - compresi i 300 mila all'estero - con un registro biometrico che prevede la digitalizzazione della firma, la foto e le impronte digitali delle dieci dita di ciascun votante.
postato da: anticap alle ore 08:26 | link | commenti
categorie: bolivia
giovedì, 09 aprile 2009

Buona Pasqua!

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postato da: anticap alle ore 14:18 | link | commenti
categorie: bolivia
mercoledì, 08 aprile 2009

Italia sigue temblando tras el gran terremoto que mató a 228 personas

Il terremoto raccontato dalla Bolivia, tratto da La Razon.
• Una calle en L´Alquila

La tierra volvió a temblar hoy en Italia, 24 horas después del fuerte sismo que arrasó partes del centro del país matando a 228 personas y dejando sin hogar a 17.000.

El último saldo de víctimas difundido por medios italianos y elaborado en consulta con los hospitales de la región daba cuenta de 228 muertos.

El peor terremoto de los últimos 30 años causó también 1.000 heridos, 100 de ellos de gravedad, según el saldo difundido por el jefe de gobierno italiano Silvio Berlusconi en L'Aquila, capital de la montañosa región de los Abruzos, donde se situó el epicentro del temblor de magnitud 6,2.

El terror se apoderó de nuevo de la región el martes en dos ocasiones. La primera por la mañana, cuando se produjo una fuerte réplica de magnitud 4,7 en la escala de Richter que volvió a provocar la caída de piedras, muebles y enseres de los edificios agrietados.

La segunda entrada la noche, cuando una réplica alcanzó una magnitud 5,5 a 5,7 en la escala Richter, casi la misma que la del sismo del lunes, que fue de 5,8 en la misma escala.

Berlusconi garantizó que los siete mil hombres movilizados para la operación de rescate continuarían sus tareas al menos 48 horas más, "hasta que tengamos la seguridad de que no hay nadie más vivo bajo los escombros".

Hasta el momento, unas 150 personas fueron rescatadas vivas de los escombros. La última cuando ya había oscurecido. Se trata de una joven de 21 años que llevaba 42 horas entre las ruinas.

Pero el caso más excepcional fue el de María D'Antuono, una mujer de 98 años que ha sobrevivido a dos guerras mundiales y varios sismos y que fue rescatada tras pasar 30 horas atrapada.

"Me puse a tejer", contó la señora.

Berlusconi, que rechazó la ayuda de emergencia ofrecida por más de una treintena de países, anunció que sí aceptará asistencia, en particular de Estados Unidos, para la reconstrucción y restauración del inmenso patrimonio artístico perdido, entre monumentos, frescos, iglesias góticas y barrocas.

La decisión fue anunciada tras una "larga conversación" con el presidente estadounidense Barack Obama, explicó el primer ministro.

Las autoridades instalaron tiendas de campaña en campos de fútbol, gimnasios y cuarteles para albergar a unas 15.000 personas.

El centro de coordinación de los socorros revisó a la baja la cifra de quienes perdieron sus hogares, ubicándola en 17.000 personas y no en 70.000 como se había dicho inicialmente.

El servicio de defensa civil calcula que más de 10.000 casas y edificios sufrieron daños.

L'Aquila, abandonada por la mayor parte de sus 60.000 habitantes, se encuentra sin agua y luz y sólo funcionan algunos baños de emergencia instalados por los bomberos.

Muchos se quejaron de la lentitud con que se instalaron las tiendas de campaña y de las condiciones de su primera noche.

"Ni un café nos han ofrecido. Nadie se ocupa de nosotros. Pasé mucho frío", se quejó Giovanni, padre de un bebé de tres meses.

En el casco histórico de L'Aquila ninguna calle se salvó del temblor y todas están cubiertas de piedras y de tejas. En esta zona repleta de monumentos barrocos, numerosas iglesias y un castillo del siglo XV resultaron dañados por el sismo. AFP, Roma.

postato da: anticap alle ore 07:09 | link | commenti
categorie: italia, bolivia
martedì, 07 aprile 2009

Nasce il Viceministerio de Igualdad de Oportunitades!

E' confermato. In Bolivia l’Autorità centrale competente in materia di adozioni internazionali, prevista dalla Convenzione dell’Aia, si chiama ora Viceministerio de Igualdad de Oportunidades (ovvero Viceministero delle pari opportunità). Dipende sempre dal Ministerio de Justicia la cui Ministra è Celima Torrico Rojas. Il cambio del nome è dovuto all’applicazione del Decreto Supremo n. 29894, che a seguito dell’entrata in vigore della Nuova Costituzione dello Stato, ha ridisegnato completamente l’organo esecutivo boliviano, definendo nuovi ministeri e viceministeri nonché le relative competenze.
E’ stata quindi nominata una nuova Viceministra, come si legge qui. Si chiama Cristina Choque Espinoza ed è molto giovane, ha infatti solo 28 anni! A lei, e a tutto il suo staff di collaboratori, facciamo degli auguri di buon lavoro!!
Dalle prime notizie che abbiamo, inoltre, sembra che non stia perdendo troppo tempo e non abbia paura di firmare le autorizzazione per consentire il rientro delle nuove famiglie italo-boliviane.
postato da: anticap alle ore 07:35 | link | commenti (1)
categorie: informazioni, adozione, bolivia
venerdì, 03 aprile 2009

Cambio della viceministra che si occupa delle adozioni internazionali

Le famiglie adottive in Bolivia riferiscono di un cambio al Viceministerio de Genero y Asuntos Generacionales, l'autorità centrale competente in Bolivia per le adozioni internazionali. Questo vuol dire che Evelin Agreda Rodriguez sarebbe stata sostituita, sempre da un'altra donna.

Appena avremo notizie più precise vi aggiorneremo.

postato da: anticap alle ore 07:44 | link | commenti
categorie: informazioni, adozione, bolivia
giovedì, 02 aprile 2009

6-1: Bolivia dio una lección de fútbol y goleó a Maradona y su corte

    La selección boliviana jugó el mejor partido de su campaña en la eliminatoria sudamericana del Mundial Sudáfrica 2010 y le dio una lección de fútbol al poderoso equipo de Diego Armando Maradona y sus fulgurantes estrellas con una contundente goleada 6-1 que oxigena sus posibilidades de clasificación.

    Bolivia fue otro equipo de aquel que sufrió una decepcionante derrota el pasado sábado en Colombia y en una memorable jornada estructuró un triunfo merecido con goles de Marcelo Martins, Joaquín Botero, en tres oportunidades, Alex da Rosa y Didí Torrico, jugadores que extrañamente no estuvieron en ese partido y que le cambiaron la cara al equipo de Erwin Sánchez.

    El plantel boliviano arrinconó al once argentino desde el inicio del encuentro y sólo tuvo sobresaltos en contados arranques de la escuadra albiceleste: una genialidad de Messi en la primera etapa y algunos remates de media distancia de Maxi Rodríguez.

    El equipo boliviano arrancó como una tromba decidido a hacer respetar su patio y a cortar la opciones de armarse a la letal ofensiva del equipo de Maradona y su corte.

    En menos de cinco minutos generó tres jugadas fulminantes con posibilidades de abrir el marcador, primero con un sorprendente remate de media distancia de Alex da Rosa y después con dos cabezazos que rondaron el arco argentino, uno de Marcelo Martins y otro de Joaquín Botero, en una muestra de lo que ocurriría después, con imparables cargas ofensivas bolivianas ante un rival cauteloso y agazapado a la espera de algún error para lanzar un contragolpe mortífero.

    Argentina intentó enfriar el partido apelando a la enorme experiencia de Gago y Rodríguez, especialistas en dosificar el fútbol y esperando abrir espacios en la defensa para una genialidad de Messi o de Tevez, que aparecieron a cuenta gotas.

    La historia de la contundente victoria comenzó a escribirse a los 11 minutos de la primera etapa en una guapeada de Ronald García que robó un balón cerca del aérea argentina para posibilitar un centro y la puntada final de Martins que rompió el cero y abrió el camino para una producción ofensiva pocas veces vista en un equipo nacional.

    Aunque Bolivia pasó un susto a los 24 minutos por un descuido defensivo que fue capitalizado por Lucho Gonzalez, con un remate imparable para el empate transitorio.

    El quipo boliviano no bajó los brazos y poco a poco, como el agua que labra la piedra, destrozó el esquema defensivo del cuadro argentino.

    A los 33 minutos Alex da Rosa fue trabado dentro del área en una falta incontrastable que fue sancionada con un tiro penal que Botero cambio por gol con un inatajable remate, que inició una cuota personal delirante, que se completó con dos dianas más para convertirse en incuestionable goleador de las eliminatorias sudamericanas.

    El 3 1 fue anotado por Alex da Rosa a los 45 minutos de la primera etapa con una gran asistencia de Botero que se convirtió en la figura del partido.

    En el segundo tiempo el equipo boliviano liquidó el partido frente a un desconocido plantel argentino que desorientado apeló, como lo hace muy pocas veces, a un juego brusco que terminó con la expulsión de Di María en una acción que agotó todos sus recursos futbolísticos.

    Botero rubricó la imparable ofensiva boliviana con dos goles que pintaron de cuerpo entero su calidad a los 51 y 66 minutos.

    Aunque sobre el final Didí Torrico le dio otra alegría a la enfervorizada tribuna para concretar una histórica goleada sobre el equipo de Maradona y su corte que llegó al estado Hernando Siles para ser el espectáculo del encuentro pero que terminó con la cabeza gacha y sin explicaciones para su desempeño.

    Alineaciones:
    Bolivia (6):Carlos Arias; Luis Gatty Ribeiro, Juan Manuel Peña, Ronald Rivero, Abdón Reyes (Ignacio García); Leonel Reyes, Ronald García (Wálter Flores), Didí Torrico, Alex da Rosa (Mauricio Saucedo); Joaquín Botero y Marcelo Martins. DT: Erwin Sánchez.

    Argentina (1): Juan Pablo Carrizo; Javier Zanetti, Martín Demichelis, Gabriel Heinze, Emiliano Papa; Javier Mascherano, Fernando Gago, Maxi Rodríguez (Angel Di María), Luis Gonzalez (Marcos Angeleri); Leonel Messi y Carlos Tevez (Daniel Montenegro). DT: Diego Armando Maradona.

    Arbitro: Martín Vásquez (URU) asistido en las líneas por Pablo Fandiño (URU) y Mauricio Espinoza (URU). Expulsó a Angel Di María de Argentina.

    Goles: 1-0: Martins (m.11).1-1: Gonzalez (m. 24). 2-1: Botero (m. 33). 3-1: Da Rosa (m.45). 4-1: Botero (m. 51). 5-1: Botero (m.66). 6-1: Torrico (m.86).

Fonte ABI

postato da: anticap alle ore 12:51 | link | commenti
categorie: bolivia