Sotto un mare di sale il litio, la grande speranza
Mentre nel mondo ci si danna l'anima per trovare un'alternativa credibile ai veicoli a petrolio e l'opzione dell'etanolo quale combustibile «verde» non convince affatto,
A Uyuni il cielo è di un blu intenso, la terra, perfettamente piana, è di un bianco accecante, fino alla linea lontana dei vulcani sullo sfondo.
Questo, scrive Peter Day, è il fulcro di un progetto potenzialmente enorme su cui
Ai
E' un deserto spettacolare. Da decenni ha attratto giovani e avventurosi saccopelisti di ogni parte del mondo, capaci di sobbarcarsi un viaggio lungo e sfiancante in bus, in treno o in veicoli 4x4 per arrivare in quel vasto nulla.
Ma da qualche tempo a fare quel viaggio complicato è altra gente: sono ingegneri e businessmen di alcune delle più importanti compagnie minerarie e chimiche al mondo.
Arrivano ormai ogni settimana. E sono attratti verso quella distesa salina da ciò che si trova sotto la crosta di sale e fango, dura come il ghiaccio.
Là sotto giace una grande riserva di acqua salmastra e, in quel liquido salato, i più grandi depositi al mondo del più leggero dei metalli: il litio.
Per anni il litio è servito per cose molto speciali, come le ceramiche o le pillole anti-depressive. Ma improvvisamente oggi c'è una nuova ed enorme domanda potenziale.
Negli ultimissimi anni molti hanno avuto l'occasione di salire su automobili elettriche ricaricabili. Molti costruttori vecchi e nuovi, per rispondere agli alti prezzi del petrolio o ai danni procurati all'ambiente, stanno cercando di trovare dei sostituti ai tradizionali motori a scoppio. Grandi speranze sono riposte sulle batterie basate sul leggerissimo litio, molto più rapide a caricare e scaricare potenza - dicono - di qualsiasi altra batteria convenzionale.
Se questo tipo auto prendesse piede, il litio potrebbe diventare una delle materie prime vitali di una rivoluzione automobilistica.
E proprio nel Salar de Uyuni, racchiuse in questi vasti e nascosti laghi di acqua salmastra, gli esperti ritengono che la poverissima Bolivia detenga il 50% delle riserve totali di litio nel mondo.
Ecco perché Marcelo Castro, che alleva galline e conigli su quella piana desolata, ha deciso di costruire un impianto-pilota per imparare come si fa a estrarre il litio da queste distese di sale e poi come far evaporare l'acqua salmastra e separare il prezioso metallo dal sale.
Tutto ciò sta provocando grandi aspettative in un paese come
Per uno straniero
Sono loro che hanno votato in massa per il primo presidente indigeno nel dicembre 2005, portandolo alla presidenza. Ed Evo Morales non ha perso tempo a spostare il baricentro del potere verso la gente da cui proviene.
Ha nazionalizzato i vertici dell'economia, compresi il petrolio e il gas. Si è mosso per rompere i grandi latifondi di terra.
Morales ha già affermato che la nuova manna, il litio, non sarà preda dalle «multinazionali capitaliste e predatrici che vengono da fuori», ma sarà sfruttata dallo Stato a beneficio della Bolivia (come è accaduto con il gas).
Questa è una posizione che provoca orgoglio e entusiasmo fra i sostenitori di Morales. Indossando il caratteristico cappello delle donne indie, preso dalle tradizionali bombette inglesi più di un secolo fa, Domitila Machaca racconta come negli anni '90 la gente del posto abbia marciato per centinaia di chilometri verso la capitale
Una volta tornati a
Ma per raggiungere questo obiettivo ci vorranno soldi ed expertise, che
Intanto però, nella distesa del Salar de Uyuni, il «manager» dell'impianto in costruzione per il trattamento del litio Marcelo Castro, allevatore di galline e conigli, nonostante la fatica, si sente molto orgoglioso di essere parte in un grande progetto boliviano.
Se il mondo andrà verso le automobili elettriche, e se il litio sarà davvero il metallo che le farà muovere, e se i boliviani riusciranno a mantenere le aspettative, potremmo presto sentire parlare molto di più di ora della grande distesa salata di Uyuni.
di Pablo Stefanoni, il manifesto del 20 agosto 2009.
Bloccato l'acquisto di sei aerei cechi in quanto contengono tecnologia americana. Accordi già stretti con Mosca e annunciati con Pechino. In più cooperazione con l'Iran. «I tempi del servilismo sono finiti». Anche perché ci sono le risorse economiche: le riserve sono al livello record di 8 miliardi di dollari. Ed Evo si avvia a una facile rielezione nelle elezioni di dicembre di fronte a una destra frantumata Morales e il suo vice García Linera si rivolgono a Russia e Cina per rinnovare l'arsenale aereo
Se fino a qualche anno fa l'ambasciatore Usa a
«Sono finiti i tempi del servilismo. Quelli di oggi sono i tempi della dignità e lo Stato ha il denaro sufficiente per garantire la sicurezza delle frontiere e entro poco tempo avremo anche gli aerei da guerra di cui abbiamo bisogno», ha precisato qualche giorno fa García Linera davanti a quello che ha denunciato come un veto di Washington sull'acquisto di sei aerei cechi L-159 costruiti con tecnologia Usa. «Voglio che il popolo boliviano e gli ambasciatori europei sappiano che gli Stati uniti non appoggiano affatto la lotta contro il narco-traffico. Se noi avessimo quei sei velivoli dotati di radar, la lotta contro questo crimine sarebbe molto più efficace», ha rincarato Morales rispondendo ai rapporti dei «gringos» che come al solito mettono in dubbio la politica anti-narcotici di Bolivia e Venezuela. «Se sul piano militare non riusciremo a conseguire la tecnologia Usa, ci rivolgeremo alla tecnologia russa o cinese e io vi garantisco che avremo aerei moderni per proteggere le nostre frontiere e per lottare contro il narco-traffico», ha proseguito García Linera, aggiungendo che
Queste dichiarazioni hanno come sfondo uno dei principali motivi d'orgoglio dell'amministrazione Morales: le riserve internazionali hanno toccato livelli record e oggi sono più di 8000 milioni di dollari a fronte dei 1700 milioni del
In effetti, una settimana prima di queste dichiarazioni bellicose, il ministro della difesa boliviano, Walker San Miguel, ha annunciato un credito di Mosca per l'acquisto di armamento russo pari a 70 milioni di dollari, e la costruzione di un aereo presidenziale Antonov da 30 milioni di dollari. L'obiettivo è quello di ammodernare un arsenale che non si rinnova dagli anni '70 e che il presidente, costretto oggi a viaggiare in aerei prestati, abbia un suo mezzo di trasporto. Evo ha stretto un'alleanza molto stretta con le forze armate, che si manifesta nelle frequenti sfilate miste di indigeni e militari e nel mantenimento delle missioni in Congo e Haiti, criticate da gran parte della sinistra latino-americana.
Giorni fa l'ambasciata Usa a
Oltretutto
Intanto però il paese è entrato in clima pre-elettorale in vista delle elezioni di dicembre. L'atmosfera si è già fatta pesante con lo scoppio qualche giorno fa di due lettere-bomba che hanno lasciato due feriti gravi, uno di loro la moglie di Fidel Surco, leader sindacale campesino e uomo di peso nella nomenclatura del potere. Per quanto le ragioni degli attentati - contro un'impresa di ingegneria e un sindacato di autisti - non siano ancora chiari, Evo Morales ha accusato la destra, degli ex-militari e dei sicari peruviani di volere seminare confusione in vista di un processo elettorale in cui il presidente indigeno non ha rivali. Sono addirittura 12 i candidati dell'opposizione che cercheranno - senza nessuna chance - di impedire la rielezione di Morales. Le inchieste d'opinione, per quello che possono valere, danno a Evo il 50%.
Con colpevole ritardo, leggo sul quotidiano La Razon di La Paz che il 27 luglio si è festeggiato il centenario della fondazione dell’Hogar Carlos de Villegas. Ne parla anche il quotidiano El Diario qui.
Domenica scorsa è stato approvato il Decreto Supremo che indice per il 6 dicembre (giorno in cui si dovrebbero tenere anche le elezioni presidenziali) il referendum sull’autonomia indigena, referendum che, come giustamente afferma Gennaro Carotenuto, “mette il paese andino all’avanguardia nel mondo per la difesa dei diritti delle comunità native”. Così riporta la notizia il sito della BBC.