Viva Bolivia

"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006
martedì, 19 febbraio 2008

Kosovo, Bolivia

A due giorni dalla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, i cui effetti destabilizzanti si fanno già sentire, colpiscono alcune cose che la vicenda balcanica ha con la situazione politica boliviana. In entrambi i casi ci sono di mezzo prepotentemente gli Stati Uniti (Goldberg, l’Ambasciatore USA è stato ambasciatore in Kosovo, e l’indipendenza del Kosovo è stata fatta dagli USA), e in entrambi i casi il movimento autonomista è appoggiato dagli USA o comunque ben visto e affine agli USA (l’elite bianca di Santa Cruz, ha evidentemente molte cose in comune con l’ideologia USA del libero mercato e dell’iniziativa privata, nonché gli stessi interessi da tutelare…). Per ora gli USA stanno avendo un basso profilo, anzi, qui sotto viene riportato come nella vicenda Cooper l’ambasciata Usa abbia “dato ragione” al governo Morales. Evidentemente, con la Bolivia non possono fare nessun dispetto a Putin.
 
L'ambasciatore Usa Goldberg: dal Kosovo alla Bolivia
Rapporti burrascosi fra Stati uniti e Bolivia dal 2005 quando il cocalero Evo Morales è diventato presidente. Via lo spione Cooper, scuse ufficiali ma la storia non finirà qui
Pablo Stefanoni, il manifesto del 15-02-2008
 
 Nuova crisi fra il governo boliviano e l'ambasciata degli Stati uniti, dopo che si è saputo che uno degli responsabili della sicurezza ha chiesto a diversi borsisti e volontari statunitensi di riferire sui movimenti di venezuelani e cubani in Bolivia. Ciò che il presidente Evo Morales ha denunciato come un evidente caso di spionaggio.
Martedì il governo ha presentato una denuncia penale contro l'attaché alla sicurezza del Dipartimento di stato Usa in Bolivia, Vincent Cooper: la prima denuncia penale contro un diplomatico degli Stati uniti per spionaggio. Contemporaneamente il ministero degli esteri ha convocato - una volta di più - l'ambasciatore Philip Goldberg esigendo spiegazioni sulla violazione della convenzione di Vienna. Mercoledì il ministro degli esteri, David Choquehaunca, si è incontrato con Goldberg e, una volta concordato che Mr. Cooper «non ritornerà più in Bolivia», ha accettato «le spiegazioni date dall'ambasciatore» e l'ambasciatore l'ha ringraziato «per aver accettato le spiegazioni su questo incidente».
Ma le due parti sanno che questo episodio lascerà il segno. Perché la richiesta dell'ambasciata di «apportare dati» alla intelligence Usa, sarebbe stata rivolta anche ai Peace Corps, i Corpi della pace di kennediana memoria che dovevano portare aiuti «umanitari» ai paesi del Terzo mondo.
Il nuovo fronte della «guerra fredda» fra Morales e Goldberg, che pensa ancora di essere «il vicerè» come veniva chiamato l'ambasciatore Usa a La Paz prima della vittoria del presidente indigeno, si è aperto il 10 febbraio, quando il borsista della Fondazione Fullbright, John Alexander Van Schaick, ha denunciato che Cooper gli aveva chiesto di spiare i cittadini venezuelani e cubani con cui si fosse imbattuto nel corso della sua permanenza in Bolivia.
Attualmente centinaia di medici cubani svolgono la loro attività di cooperazione in zone rurali del paese, specie nel campo della medicina preventiva, degli interventi agli occhi e dell'alfabetizzazione. Anche la cooperazione venezuelana è molto aumentata dall'arrivo al potere di Evo, ciò che ha prodotto tutta una serie di fantasmi - diffusi dalla destra e soprattutto a Santa Cruz, nell'oriente ricco e anti-Morales - circa l'atterraggio notturno di aerei per scaricare armi destinate alle milizie campesinas e indigene simpatizzanti di Evo. A sinistra, il fatto che Goldberg abbia prestato servizio nel Kosovo, prima di arrivare a La Paz, alimenta fantasmi analoghi sulle sue intenzioni di appoggiare l'ala radicale dell'autonomismo di Santa Cruz, il cui obiettivo ultimo potrebbe essere la secessione. In un clima molto teso per la decisione degli autonomisti cruceños di indire il 4 maggio prossimo un nuovo referendum per l'autonomia - considerato un atto di sedizione dal governo centrale - è circolata un'intervista della rivista di Zagabria Globus al leader autonomista del Comitato civico di Santa Cruz, Branko Marinkovic (di origine croata) intitolata «Un croato contro gli indigeni», in cui afferma che Evo è un ammiratore di Stalin e vuole imporre un regime comunista che in Bolivia prende il nome di «indianismo».
«Dal momento in cui il signor Vincent Cooper ha riconosciuto di aver usato alcuni cittadini Usa come spie, questo signore ha violato non solo i diritti dei suoi concittadini ma ha violato, offeso e aggredito la Bolivia. Quel signore è una persona non grata», ha detto Morales. Con linguaggio più diplomatico, l'ambasciata Usa ha riconosciuto in un comunicato che Cooper ha fatto «una richiesta non corretta» a cittadini degli Stati uniti impegnati in funzioni accademiche e umanitarie in Bolivia, e lamentato il «malinteso» provocato dall'incidente.
Il senatore del Mas Antonio Peredo ha ricordato che già nel 1970 il Peace Corps fu espulso dalla Bolivia perché sospetto di svolgere funzioni di intelligence. Mentre ripartiva aiuti alle vittime delle forti inondazioni in corso, Goldberg ha garantito che gli Usa rispettano «la sovranità e la dignità della Bolivia». Ma a peggiorare le cose ci sono i sospetti - su cui è in corso un'indagine - che alcuni settori di intelligence della polizia boliviana riferiscano direttamente all'ambasciata Usa e non al governo.
Dal suo arrivo nel 2006 Goldberg ha avuto i suoi problemi per convivere con il nuovo clima nazionalista che si vive in Bolivia. Così si alzò e se ne andò quando Morales, nel suo discorso celebrativo del primo anno di governo, ricordò il caso del giovane cittadino Usa, uno psicopatico, che nel 2006 mise due bombe in un hotel popolare di La Paz provocando due morti e per questo fu condannato a 30 anni. In Bolivia non è piaciuta per niente la battuta dell'ambasciatore che l'anno scorso disse che Morales forse voleva cambiare anche la sede di Disneyland dopo che il presidente si era lamentato degli «abusi» subiti nel suo viaggio a New York per l'assemblea dell'Onu e aveva proposto che le Nazioni unite «potessero cambiare di sede». Goldberg aveva dovuto scusarsi per iscritto ma a denti stretti.
Ammiratore di Fidel e Chavez, Morales ha costruito la sua carriera di sindacalista cocalero sugli scontri frequenti con «i gringos» che spingevano per lo sradicamento delle piantagioni di coca. Nel 2002 le accuse di essere «un narcotrafficante» dell'allora ambasciatore Usa Manuel Rocha quasi fecero vincere le elezioni presidenziali a Evo: «L'ambasciatore è il capo della mia campagna», disse allora. Quando vinse nel 2005, festeggiò con lo slogan tradizionale dei cocaleros in lingua quechua: «Causachun coca, Wañuchun yanquis», viva la coca, morte agli yankees. Non finirà qui.
postato da anticap alle ore 13:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: mondo, bolivia


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"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975


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