Viva Bolivia

"Imagínense ustedes, en el campo sobre todo, la mayor parte de los niños muere y muy pocos se salvan de esa muerte. Estos temas quisiéramos solucionarlos, no solamente con la participación de los bolivianos, sino también de la cooperación internacional. Resolver, no para Evo; no estoy pidiendo participación de la comunidad internacional para Evo sino para el pueblo boliviano". Evo Morales 22-01-2006
giovedì, 17 aprile 2008

Agrari in armi contro il governo di Evo

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In Bolivia il ricco dipartimento di Santa Cruz si prepara al referendum secessionista
Pablo Stefanoni, il manifesto del 12-04-2008
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Un padrone gringo chiamato Ronald Larsen, comunità guaraní prigioniere e gruppi d'urto armati che sbarrano l'ingresso dei funzionari governativi alla hacienda. La saga che si sta vivendo nella regione dell'Alto Parapetí, nel dipartimento di Santa Cruz, potrebbe essere la trama di un film sullo sfuttamento nelle campagne agli inizi del secolo XX. Invece è parte della realtà boliviana degli inizi del secolo XXI.
Secondo una denuncia dell'Assemblea del popolo guaraní, 13 terratenientes tengono prigioniere e in condizioni di semi-schiavitù 167 famiglie, 12 delle quali si troverebbero nella hacienda di Larsen, un cittadino Usa. Una specie di feudalesimo moderno, in cui gli «empatronados», come si chiamano gli indigeni «agganciati» alle haciendas, sopravvivono lavorando la terra del «patrón», pagati in natura (vestiti usati, olio, coca, zucchero, alcol) o con infime paghe giornaliere, nell'ignoranza e perennemente indebitati con i proprietari della terra. Per quanto nella maggior parte della haciendas la condizione di lavoro dei peones guaraní sia stata «regolarizzata», i salari si aggirano intorno ai 15 bolivianos al giorno (2 dollari), più la razione di coca e una specie di zuppa chiamato pranzo.
Adesso, le tenute che non rispettano la loro funzione economica e sociale passeranno allo stato e saranno assegnate alle comunità indigene. In questo caso i guaraní reclamano 157 mila ettari come «terra comunitaria di origine», una voce prevista dalla legislazione agraria degli anni '90. Ma il reclamo è stato preso dagli agrari come una dichiarazione di guerra. «I padroni della haciendas e delle estancias di Camiri hanno garantito che si faranno rispettare e dalle lore terre usciranno solo morti», ha dichiarato il portavoce degli allevatori di bestiame di Santa Cruz. E la violenza non si limita ai discorsi. Il 28 febbraio il vice-ministro per la terra, Alejandro Almaraz, fu virtualmente sequestrato che spararono contro la sua auto ufficiale e adesso gli è impedito con la forza di entrare nella tenuta di Larsen. L'hotel dove è ospitata la ministra per lo sviluppo rurale, Susana Rivero, è stato circondato da militanti d'urto della Unión Juvenil Cruceñista. «Questa situazione durerà solo fino al 4 maggio, perché da quel giorno voi non sarete più qui», ha detto uno dei terratenientes alludendo allo statuto d'autonomia (in realtà di secessione) fissato - pur essendo incostituzionale - per quella data, che darà al governatore il potere di decidere la politica della terra senza più l'ingerenza del governo centrale di Evo.
«Ci troviamo di fronte a un alzamiento terrateniente contro lo stato di diritto e la democrazia. In Bolivia il 90% della terra è accaparrata dal 10% della popolazione», dice il direttore dell'Istituto nazionale della riforma agraria, Cliver Rocha. Uno studio dello stesso Inra quantifica in 57 mila ettari la superficie di terra nelle mani della famiglia Larsen.
«Da piccolo andavo a scuola ma dovetti lasciarla perché la padrona mi mandò a curare i maiali», racconta il guaraní Zoilo Peñaranda in un video contro il lavoro schiavo. Da piccolo. E oggi?
postato da anticap alle ore 08:17 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: bolivia


Commenti
#1   17 Aprile 2008 - 20:16
 
Nunca había leído tantas mentiras juntas en mi vida.
utente anonimo

#2   18 Aprile 2008 - 02:31
 
agrarios, campesinos, camioneros, campesinos, tractoristas, universitarios, obreros, madereros, todos contra evo!

evo a quien gobierna? solo a los cocaleros y a los cocainomanos drogadictos
utente anonimo

#3   18 Aprile 2008 - 08:46
 
Siguen a no ver los riesgos de un apoyo de la ultraderecha a la autonomia...
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#4   18 Aprile 2008 - 09:47
 
Quizàs no quieren verlos, no?

Francesco

p.s. Anticap grazie per avermi reso partecipe delle tue riflessioni sulle elezioni. Sono "salutari", e in molti punti le condivido.
A presto
utente anonimo

#5   18 Aprile 2008 - 10:13
 
Grazie a te dell'attenzione, erano più che altro uno sfogo. Quello di cui non mi capacito è il voto alla lega, al significato simbolico che c'è dietro...
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#6   18 Aprile 2008 - 12:26
 
ora aspettiamo, sperando solo che la situazione non diventi qualcosa di pericoloso oltre il consentito.
tommi
utente anonimo

#7   18 Aprile 2008 - 21:14
 
alessandro,ho letto alcuni tuoi interventi su blog boliviani e leggere alcune loro affermazioni lascia basiti.sono persone come il tale javier ad affossare la dignità dei boliviani.è forte il desiderio di sputargli in faccia tutto ma il mio spagnolo "approssimativo" mi lega.tra l'altro mi ha anche censurato pubblicando solo la sua risposta..povera bolivia.
saluti,Roberto
utente anonimo

#8   21 Aprile 2008 - 12:47
 
Purtroppo, visto come sono andate le elezioni, non è che qui in Italia siamo messi meglio, anzi...
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Utente: anticap
"Yo como tú amo el amor, la vida, el dulce encanto de las cosas el paisaje celeste de los días de enero. También mi sangre bulle y río por los ojos que han conocido el brote de las lágrimas. Creo que el mundo es bello, que la poesía es como el pan, de todos. Y que mis venas no terminan en mí, sino en la sangre unánime de los que luchan por la vida, el amor, las cosas, el paisaje y el pan, la poesía de todos." Roque Dalton, 1975


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